Gio. Ott 6th, 2022

ROMA- È paradossale che in giro c’è una certa disperazione e la politica fa finta di non vedere. Abbiamo avuto troppi governi tecnici. Troppe persone prestate alla politica per gestire le questioni italiane. Tutti soggetti scelti col cucchiaino negli ambienti bene del paese, che non sanno cosa sia la disperazione e non sanno cosa significhi rimanere senza lavoro. Credo che il dolo maggiore degli ultimi anni sia riconducibile proprio a scelte che nulla c’entrano con la politica. Troppo benessere nei palazzi del potere, che fa diventare cieca un’interna classe dirigente.

La crisi economica ha buttato giù più di mezza nazione, eppure si continua a mentire agli italiani, complice anche un circuito informativo che non dice le cose come stanno per davvero. Attualmente l’unico tessuto sociale che sta bene è quello della pubblica amministrazione, il resto piange lacrime rosse. La crisi ha portato via quel tessuto sociale produttivo fatto di tante piccole imprese, anima dell’economia italiana. Con esso è andato via il ceto medio, quello per intenderci che reggeva i consumi interni. Paradossalmente, quelli che stavano bene, ora stanno meglio.

La crisi ha mietuto vittime lì dove già le difficoltà erano evidenti, mentre ha dato lustro a quel dieci per cento della popolazione che stava bene, tra questi anche i politici. La cecità delle classi dirigenti continua a mietere vittime. Il sud ha una situazione da brividi, e quello che una volta era il sistema che manteneva in piedi il mezzogiorno d’Italia, si è spezzato.  Il paradosso: mentre nella realtà le cose sono davvero difficili, la classe dirigente e i ricconi che si sono arricchiti con la crisi, continuano a raccontare menzogne e far apparire tutto ancora perfetto. Purtroppo non è così, la crisi ha demolito le aspettative di mezza nazione, quella onesta e lavoratrice, che non sa come uscire da questa situazione.