Sab. Dic 3rd, 2022

Questo è il momento più bello della giornata: mangiare la merenda a l’ora di pranzo è come toccare il cielo con un dito. Ogni giorno mi fermo sempre qui: un bar semplice che prepara economiche colazioni gustose. Si sta bene sia d’estate sia d’inverno. Ha un porticato molto grande e tavolini comodi per riposarsi per qualche ora. Cosa più importante: un piccolo parcheggio dove poter fermare il mio furgone che ogni giorno mi tiene compagnia, e con il quale giro sotto sopra la provincia di Roma.  Anche oggi sono qui a gustarmi la colazione come tutti i giorni. Dovrei sposarmi, ma finora l’anima gemella non vuole saperne di venirmi incontro. Sto gustando un bel panozzo con pomodori e mozzarella, con una birra fresca davanti, quando si avvicina a me una ragazza: “Me ne dai un po’”. Rimango basito. Per un attimo non comprendo la veridicità della richiesta. “Non capisco, vuoi un po’ di panino”, chiedo. “Se non avessi fame certamente non te l’avrei chiesto”, risponde. È bellissima per credere a quella richiesta: alta, capelli lunghi biondi e ondulati. Nei suoi occhi c’è il verde del mare talmente. Veramente molto bella. Impacciato, chiamo il barista e ordino un panino anche per lei. Appena arriva il panino, come un fulmine lo divora in pochi istanti, sorseggiando la coca cola che manda giù tutta assetata. Ha veramente fame, esclamo nel mio pensiero. Si alza, mi ringrazia, e va via. Rimango stupito da quella ragazza. Sicuramente è una di quelle dell’est emigrate in Italia in cerca di fortuna. Il giorno dopo la scena si ripete, cosi anche nei giorni seguenti. Quasi inizio ad essere scocciato da quel sfruttamento della mia sensibilità umana. Così un giorno le chiedo se vuole fare un giro di consegne insieme a me. Lei accetta, e iniziamo la seconda parte della giornata dedicata alla consegna dei pacchi nei negozi e imprese. Durante il percorso da un paese all’altro le chiedo qualcosa della sua vita. Balbetta, come se volesse tacere. Poi, lentamente, si scioglie e mi racconta la sua disavventura umana.

Ho lasciato l’ucraina per correre qui in cerca di un lavoro. Inizialmente le cose sono andate bene. Poi la situazione è andata piano piano scemando, e quello che guadagnavo non mi bastava per andare avanti e mandare soldi al mio paese. Cosi per arrotondare ho incominciato a frequentare locali della Roma bene, e sfruttando la mia bellezza, ho iniziato a vendere il mio corpo. Non lo facevo sempre, ma quello che bastava per arrotondare. Avevo sottovalutato che la mia doppia vita potesse toccare la sensibilità delle persone, e in breve tempo non ero più considerata una ragazza dai sani principi che lavorava onestamente, ma una semplice mignotta.  Così stentavo a trovare lavoro come badante o come barista, fino a raggiungere il tetto della prostituzione giornaliera. Ma non ho mai amato fare quello che faccio. Adesso lo faccio solo quando ho bisogno di soldi, ma qui ormai anche questo lavoro è entrato in crisi. Capita che per giorni non si avvicina nessuno. L’altro giorno quando ti ho chiesto un po’ di pane è perché non mangiavo da un giorno”.

Si chiude nel silenzio abbassando lo sguardo dalla vergogna. Finito il giro, la fermo nel posto indicatomi. Posso dire che tenerla insieme a me mi aveva fatto sentire meno solo. Io sono proprietario del furgoncino, quindi sono un padroncino e guadagno discretamente, ma passo ore e ore solo, oggi invece il pomeriggio è stato più armonioso tenendo lei affianco. Prima di scendere dal furgone: “Non ti ho detto che sono laureata in medicina, insomma sono dottoressa, ma nessuno mi farà mai indossare il camice bianco in questo paese e, forse, nemmeno nel mio paese riuscirò ad indossarlo”. Capisco che ha un sogno, ma quel sogno non l’ha mai potuto realizzare. Passa un mese. Con Maria, così si chiama, si instaura una bella amicizia. L’unica cosa che mi disturba e sapere di avere come amica una ragazza di strada che fa un lavoro di strada. Però un giorno capisco che in fondo non è quello che sembra, ma desidera cambiare al più presto. “Mi aiuti a trovare un lavoro onesto?” La sua richiesta è commovente. “Ci provo”, rispondo.  Infatti non perdo tempo. Nei giorni a seguire contatto un amico influente che ha rapporti con molte cliniche private. Gli spiego la situazione, ma la risposta mi delude: “Però se ci riesco deve servirmi per un po’ di tempo, tanto è abituata”.  Non sono mai arrivato alle mani con nessuno, ma non so cosa mi succede, gli sferro un pugno che lo stende a terra. Troppo schifoso quello che ha chiesto. Lo lascio a terra andando via. Lui era l’unica possibilità, purtroppo si era dimostrato un verme. Passano i giorni, ma non demordo di riuscire nell’impresa di trovare un lavoro dignitoso a Maria. Una mattina faccio la solita consegna in un centro analisi alla periferia di Roma. La proprietaria, ormai diventata più un’amica che cliente, chiedo se gli servisse una persona. Lei mi risponde che gli serve un’infermiera. Allora dico che io ho la persona che fa al caso suo. Gli parlo di Maria, e lei accetta di incontrarla. Il mattino dopo alle dieci l’accompagno all’appuntamento. Un breve colloquio, e c’è l’accordo per una settimana di prova. Il lunedì accompagno Maria al centro. Per una settimana l’accompagno e la vado a prendere. Il venerdì la bella notizia: il centro di analisi l’assume. La ragazza dai capelli dorati si mostra diversa, più raggiante, sorridente, sembra quasi un’altra. La sera usciamo insieme. Ci rechiamo in un ristorantino sull’isola tiberina, ceniamo a base di pesce. Come contorno ci sono le risate divertenti che escono dalle sue labbra, figlie della gioia di poter guardare avanti in modo diverso. Dopo cena l’accompagno a casa. Lei mi sorride: “Credo che ti devo molto. Se vuoi favorire, credo che ora devo ricompensarti in qualche modo, quindi non c’è modo migliore che offrirti il mio corpo, Sali?”  La guardo stupito: “Può sembrarti strano, ma non voglio il tuo corpo. Ho rinunciato a tanto pur di aspettare che un giorno arrivasse la dama con in mano la corona dell’amore, quello che ti prende e non ti lascia più”. Quasi deluso, vado via. Il giorno dopo non passo a prenderla, non so, qualcosa mi fa comprendere che sta accadendo qualcosa di troppo più grosso di me. Ci rivediamo dopo qualche giorno. Gli chiedo del lavoro. “Bene, va alla grande. La signora è soddisfatta di me, credo di aver trovato il lavoro giusto. Ma ci rinuncerei volentieri di nuovo”. “Perché?”, chiedo. “Meglio morire di fame ma avere la possibilità d’incontrare tutti i giorni una persona sensibile. Scusami, forse ho esagerato quella sera, ma non volevo offenderti, era solo per regalarti una parte di me che per molto tempo è stata soltanto venduta senza ricevere in cambio mai un’emozione vera. Forse la voglia di vivere emozioni sincere, quella sera, ha preso il sopravvento su di me. Perdonami”. Mi volta le spalle e va via senza nemmeno salutarmi. Il giorno dopo non sono proprio concentrato nella guida. Nei miei pensieri ci sono sempre le sue parole, dette con angoscia nel cuore, e forse la delusione di aver perso un amico. I pensieri volteggiano nella mente, imperterriti. Ma un impatto mi fa ritornare alla realtà. La botta è violenta, sento del sangue che scende lungo il volto. Ho urtato la testa violentemente sul parabrezza. Dopo pochi minuti arriva l’ambulanza che mi trasporta in ospedale. Un’ora d’intervento per togliere cocci di vetro conficcati nel volto. Un giorni in rianimazione. Prima dell’incidente stavo andando proprio al centro dove lavora Maria, per spiegarmi con lei. La voce dell’incidente si diffonde subito tra i clienti a cui faccio le consegne, quindi anche nel centro dove lavora Maria. Nelle prime ore del pomeriggio, nelle ore di visite, nella stanza compare il copro di  Maria. La guardo: “Com’è bella”. Si avvicina. Mi stringe la mano: “Non ho mai avuto paura in vita mia. Ho superato tante cose accompagnate da tante paure. Quando è giunta la notizia che avevi avuto l’incidente, allora sì che ho avuto paura”.  “Perché?”, chiedo.  “Non è facile spiegarti. Ma ho avuto paura di aver trovato qualcosa di speciale e già l’avevo perso. È stata una brutta sensazione che ha otturato lo stomaco e fatto pulsare il cuore fino al massimo delle pulsazioni. Solo quando ti ho visto e potuto toccare, ma tu non mi sentivi, ho iniziato a respirare di nuovo”. Dal volto di Maria scendono lacrime di gioia miste a qualcosa di molto grande. “Io, pochi minuti fa, ho visto entrare in questa stanza la dama che ho sempre sognato. In mano stringeva la corona dell’amore. Si è avvicinata, l’ha appoggiata sul mio capo, facendomi la dichiarazione d’amore più bella che un uomo possa aspettarsi”. Maria appoggia il capo sulla mia spalla continuando a far scendere le lacrime dell’amore. Sento il suo respiro soffiare sul volto. Quel calore mi fa comprendere che presto potrò amare la dama che spesso ho sognato di stringere tra le mie braccia, ed è qui vicino a me, e piange di gioia perché il suo principe è ancora vivo.

P.S ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale. I fatti narrati sono frutto puramente della fantasia dell’autore.

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