Mar. Nov 29th, 2022

Lunedì diciotto riapre tutto ciò che è rimasto chiuso finora. Aprano i locali che più di tutti lasciano preoccupazioni, poiché si apre quel vortice impietoso che gira intorno alla movida. La riconquistata libertà per i giovani, che sono abituati a fare le ore piccole, impensierisce non poco.

La Lombardia preoccupa con 522 casi in 24 ore: da sola oltre il 50% dei totali in Italia. Numeri impressionanti se si considera che buona parte del sud Italia è ormai arrivato ad avere zero contagi al massimo numeri irrisori. Quindi cosa può succedere nel momento in cui, lunedì, anche in Lombardia riapreno bar, pub, ristoranti, e la Milano da bere si rimette in movimento. Dispiace dirlo, ma la Lombardia va chiusa in toto perlomeno per venticinque giorni, altrimenti a Natale ancora non sarà uscita dall’epidemia e rischia di ritrovarsi un nuovo tsunami addosso che la stende. Non può essere diversamente: in quasi quattro mesi la Lombardia non è scesa nei contagi, e la risalita della curva nelle ultime ore deve creare dubbi nelle menti di chi sta gestendo la situazione. La Lombardia può essere anche il cuore pulsante dell’economia italiana, ma può diventare anche la distruzione dell’intera nazione. Questo virus ha dimostrato che con lui non si scherza per niente. Dieci giorni dopo il paziente uno, dalle colonne di questo giornale abbiamo scritto e riscritto che la Lombardia andava chiusa perché era la Wuhan italiana, ed era lì che c’era il focolaio del virus. Niente, nessuno ascolta quello che altri suggeriscono per il bene dei lombardi e degli italiani. Non appena si riaprirà la circolazione tra regione e si riapriranno le frontiere, qui sul serio può essere un inferno, perché noi dall’epidemia ancora non siamo usciti.