Mer. Feb 8th, 2023

Abbiamo chiuso gli occhi per tantissimi anni ma, ora, è arrivato il momento di riaprirli, guardare alla realtà che ci circonda, e tirare le somme del distratto che abbiamo procurato alle future generazioni. Per anni siamo stati vittime di un potere politico che è rimasto sordo e cieco al richiamo di interventi per sanare i mali non più invisibile. Abbiamo iniziato con la mancanza cronica di lavoro e siamo passati alla distruzione del territorio attraverso la malattia dei rifiuti.

Ebbene, oggi assistiamo al continuo precipitare della situazione. I morti per tumore aumentano in maniera esponenziale. Nell’ultima settimana abbiamo assistito alla morte di un bambino e di una 15enne. Figli di questa terra malata. Si nota, oltretutto, che chi viene colpito dal male in breve tempo giunge alla morte. Come se ormai le cure esistenti non facciano più effetto, e se prima chi veniva colpito dal tumore riusciva a resistere pure 3-4 anni prima del decesso, oggi è diventato galoppante. Lo scrivo da figlio di questa terra. Un figlio che oggi inizia ad avere paura, non per la sorte che potrebbe toccare a me, ma ha paura per i propri figli e nipoti, delle nuove generazioni che non hanno nessuna colpa del male che noi abbiamo fatto alla nostra terra.

Bisogna aprire gli occhi. Capire che il domani potrebbe essere più nero di quanto ci immaginiamo. Il diffondersi di casi tumorali, non deve farci rimanere freddi, convinti che il morto passa sempre lontano dalle nostre case. Non è così, ormai sono rare le famiglie che non hanno avuto in casa malati oncologici. È l’intero territorio della provincia di Caserta che è colpito indistintamente da questo male terribile. Qualcosa non funziona, e bisogna lottare per invertire la rotta. Ripeto, non per noi, oramai noi siamo sulla via del tramonto, possiamo solo augurarci che il buon Dio ci risparmi la sofferenza, ma lo dobbiamo a chi nasce oggi e non può vivere il nostro stesso tormento. Svegliamoci, facciamolo per chi un domani deve vivere al nostro posto, e non deve maledirci per quello che gli abbiamo lasciato.