Ven. Feb 3rd, 2023

ROMA –Numeri, solo numeri, ma la realtà dei fatti disegna un’Italia in affanno, che non ce la fa. Eppure l’ottimismo che circola in queste settimane di campagna elettorale non va certamente giù ai 4.700.000 di italiani che conoscono la fame assoluta, ai cinque milioni di italiani che si avviano alla povertà, alle cinquantamila persone che vivono per strada. Numeri spaventosi di un paese che è stato ridotto alla povertà dopo che l’Italia si è vista affondare dalla crisi economica dovuta prevalentemente dall’introduzione dell’euro.

I centri di sostegno alle fasce più deboli, dopo che lo stato ha chiuso i rubinetti dell’assistenza sociale, hanno fornito milioni e milioni di pasti, migliaia e migliaia di pacchi viveri, dando la sicurezza di un pasto completo al giorno alle famiglie più povere. Questi non sono numeri farlocchi, sono numeri reali di una situazione che degenera ogni giorno. Nel 2016 il 30,0% delle persone residenti in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale (28,7% nel 2015). Nel 2017 il numero continua a salire, e gli italiani che si avviano alla povertà assoluta continuano a salire.

La povertà che si vive nelle famiglie italiane, il più delle volte è silenziosa, non fa rumore, non da nemmeno fastidio. È la cultura orgogliosa del popolo italiano, che si vergogna anche di andare a chiedere qualcosa pur di non far trasparire all’esterno lo stato di disagio. Il tutto è dovuto da situazioni che sono degenerate colpendo interi nuclei familiari vittime di una crisi lavorativa asfissiante. La mancanza di lavoro ha determinato una situazione senza via di uscita, dove anche l’essenziale è iniziato a mancare, e non si riesce a fare più nulla, nemmeno pagare la luce elettrica. Insomma, una situazione che non si annienta con sussidi poco incisivi, ma si combatte ed elimina creando di nuove le condizioni che una volta aveva l’Italia.