Sab. Dic 3rd, 2022

Nelle ultime settimane, dopo l’arrivo del nuovo governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni, si parla tanto di abolizione o modifica del reddito di cittadinanza. Lo strumento è stato utile a milioni di persone per garantirsi un piatto a tavola e far fronte a spese di luce e gas oltre a consentirgli di potersi permettere un paio di scarpe o vestiario. Essendo essa una tessera che consente delle spese di bisogno, non può essere usata per divertirsi. Che ci sia bisogno di accorgimenti per eliminare quelle sacche di soggetti che hanno abusato del reddito di cittadinanza, è sacrosanto, ma abolirlo o apportare modifiche inopportune, può rendere la vita difficile a milioni di persone.

Dal rapporto presentato in occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà presentato il 17 ottobre su povertà ed esclusione sociale di Caritas Italiana, emerge che non esiste una sola povertà: ce ne sono tante, acuite dai disastrosi effetti della pandemia, ancora in corso, e dalle ripercussioni della vicina guerra in Ucraina. Nel 2021 i poveri assoluti nel nostro Paese sono stati circa 5,6 milioni, di cui 1,4 milioni di bambini. Numeri impressionanti che, ancora una volta, coinvolgono i bambini, soggetti invece che devono essere protetti con ogni mezzo.

Tra gli “anelli deboli” – spiega il rapporto – i giovani, colpiti da molte forme di povertà: dalla povertà ereditaria, che si trasmette “di padre in figlio” per cui occorrono almeno cinque generazioni a una persona che nasce in una famiglia povera per raggiungere un livello medio di reddito; alla povertà educativa, tanto che solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo superiore riesce a ottenere un diploma universitario.

Solo nel 2021 quasi 2.800 Centri di Ascolto Caritas hanno effettuato oltre 1,5 milioni di interventi, per poco meno di 15 milioni di euro, con un aumento del 7,7% delle persone che hanno chiesto aiuto rispetto all’anno precedente. Anche nel 2022 i dati raccolti fino a oggi confermano questa tendenza.

Non si tratta sempre di nuovi poveri ma anche di persone che oscillano tra il dentro e fuori dallo stato di bisogno. Il 23,6% di quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto sono lavoratori poveri. Tale condizione tocca il suo massimo tra gli assistiti stranieri: il 29,4% di loro è un lavoratore povero.