Dom. Ago 14th, 2022

Ogni volta che passo di qui devo fermarmi. Tanti ricordi del passato mi avvolgono. Questa è la spiaggia della mia fanciullezza. Vengono in mente i tanti giorni passati su questa spiaggia dorata, con il papa che monta la tenda che diventa la nostra casa delle vacanze. La mamma che ci chiama per il pranzo. I giochi, le notti a guardare il movimento del mare. Anche oggi mi sono fermato. Il tramonto è già calato. È passato un anno da quando un amore mi ha lasciato. Cerco di ripercorrere di nuovo la strada consapevole che da qualche parte deve esserci una donna disposta ad amare quest’uomo troppo romantico per vivere in quest’era moderna priva di  valori. Sono accovacciato, appoggiato sui miei piedi, quando scorgo da lontano avvicinarsi una ragazza. È pieno inverno, indossa un vestito bianco tutto scollato, capelli lunghi che scivolano sulle spalle, a piedi nudi cammina sulla sabbia umida e fredda. I suoi passi sono lenti, ma ben sincronizzati. Si avvicina sempre di più verso di me. Mi impaurisco. Quando è a una distanza riguardevole, scopro il suo viso: è troppo bella per essere vera. Tra le mani stringe un rosario di colore rosa. La guardo stupito, sembra un angelo venuto da lontano. “Che fai a quest’ora tutta sola su questa spiaggia? Non hai freddo e non hai paura?”, chiedo. “Non sento freddo, poi nulla mi fa più paura”, mi risponde con un tono dolce. Si abbassa lentamente e con la punta di un dito scrive sulla sabbia come se il dito fosse una penna: “La vita va rispettata in pieno, prima di tutto rispettando quella degli altri”.  Si alza e comincia a camminare. La raggiungo.  “Posso”, chiedo impaurito. “Certo”, risponde. “Perché sei qui”, gli domando. “Ci vengo spesso”, mi dice con un tono serioso. “Sei una maga”, ironizzo. “No, sono la luce e noto un velo di tristezza sul tuo volto”. In effetti non si sbaglia. Sono triste perché percorro tanti chilometri con il mio camion, ma non riesco a trovare la donna che sappia amarmi davvero.  “Sì, sono triste, mi manca l’amore, ma quello vero”. “A volte si cerca invano quello che è sempre stato sulla propria strada. Si cerca, si cerca, ma solo la forza del destino ad un certo punto ricongiunge le estremità dei due punti”.  Continuiamo a camminare a passi lentissimi, mentre lei continua a dirmi parole sagge. Poi si ferma: “Dove vai adesso”. “Torno a casa, ma lì non troverò nessuno ad attendermi. È troppo fredda la mia casa”, rispondo. Ma lei con una tale freddezza: “A un chilometro da qui c’è una locanda. Si chiama da Maria, la gestisce una donna vedova con due bambini. Cucina piatti deliziosi, ha un terrazzo che affaccia su questa spiaggia ed è incantevole in questo periodo ascoltare il silenzio del mare, fermati lì questa sera. Pregherò per te affinché tu possa incontrare l’amore giusto della tua vita. Lo meriti”. Lo dice in un modo quasi convincente. Mentre lei continua a camminare mi fermo per accendere una sigaretta. Il vento smorza la fiamma dell’accendino quindi devo girarmi in continuazione per trovare il punto giusto per accenderla. Una volta accesa alzo lo sguardo e lei non c’è più. Divento pallido. La spiaggia è lunghissima, non può essere svanita nel nulla così in fretta. Un po’ impaurito, a passi veloci, mi dirigo verso l’uscita per raggiungere il camion. Mi volto indietro per vedere se la vedo, niente, è svanita nel nulla. Quando raggiungo l’uscita, sto per inserire la chiave nella portiera, quando scorgo in un lato del muretto di recinzione una lapida con un lumino acceso. Mi avvicino, leggo il nome e il cognome. C’è anche una foto, ma nell’oscurità della notte non riesco a vedere con chiarezza il volto impresso sulla lapide. Mi abbasso sulle ginocchia, accendo l’accendino e lo avvicino alla foto. La fiamma si spegne subito. Un colpo mi prende: è la ragazza che poco fa camminava con me sulla spiaggia. Tanta paura attraversa il mio animo. Ho parlato con più di mezz’ora con una ragazza morta. Com’è possibile. E tutto così strano. Apro il camion e scappo via. Sono troppo preso dalla paura. Dopo un chilometro vedo un’insegna con scritto su “benvenuti alla locanda da Maria”. C’è un bel parcheggio. Accosto il camion, lo chiudo, e decido di fermarmi lì, anche perché sono troppo scosso e può essere pericoloso proseguire il viaggio verso casa. All’interno della locanda ci sono le luci accese ma la porta è chiusa. Sono le nove di sera. Busso il campanello. Viene ad aprirmi una cameriera. Entro. In un angolo c’è un camino accesso. Mi siedo ad un tavolo proprio vicino al camino. Chiedo alla ragazza se ci sono anche delle camere. La risposta è affermativa. Quindi chiedo se si può prenotare una camera oltre che cenare. La ragazza risponde di sì, dicendomi di aspettare che chiama la padrona. Dopo pochi minuti arriva una donna sulla quarantina o qualche anno in più. Aspetto gradevole, non proprio un tipo da modella, ma ha un caschetto di capelli neri che gli dona tantissimo. Gli ordino la camera e la cena. Dopo dieci minuti mi viene servita la cena. Aveva ragione la ragazza della spiaggia, cucina veramente divinamente, forse in vita c’era stata anche lei a mangiare qui, mi chiedo. Mentre mangio noto all’esterno la terrazza che mi ha descritto sempre la ragazza. Finita la cena indosso il giubbino e mi dirigo vero il terrazzo. Aveva ragione, è meraviglioso ascoltare il silenzio del mare. Vedere da lontano le onde che formano quella schiuma bianca che si deposita sulla riva nell’oscurità della notte, è stupendo. È tutto così particolare, mai mi ero fermato a sentire il silenzio. Spero di rivederla camminare sulla spiaggia, ma non è così. Dopo un po’ le luci nella sala si spengono, penso è il segnale che devo rientrare. Invece no, dopo pochi minuti sul terrazzo mi raggiunge la padrona della locanda dicendomi che posso restare, anzi, se aspetto prepara un bel caffè e lo prendiamo insieme. Passano appena dieci minuti e arriva con due tazze di caffè. Ci sediamo intorno ad un tavolo, e immersi nel silenzio dell’inverno e del mare, sorseggiamo il caffè. “Sei sola a portare avanti la trattoria”. “Sì. Mio marito è morto due anni fa colpito da un cancro. Da quel giorno la mia vita è riempita solo dai ragazzi, il resto è lavoro e solitudine”, mi risponde chinando il capo. Le parole confermano quello che mi aveva detto la ragazza: “La gestisce una donna vedova”. “Non hai mai pensato di rifarti una vita?”. “Qualche volta ci ho pensato, ma non ho mai trovato l’uomo che possa sostituire mio marito. Lo vorrei per non vivere più la solitudine che uccide più della peggiore delle malattie. Ti consuma giorno dopo giorno passando ore e ore nel silenzio, quando invece vorresti parlare con qualcuno”. Le parole mi commuovono. “Tu invece, sei sposato”, mi chiede. “No, tu sei stata perlomeno fortunata a vivere uno sprazzo di amore vero, io invece non l’ho mai trovato. L’ho rincorso tante volte fino a qualche anno fa, ma adesso mi sono arreso. Vorrei una donna speciale ma non c’è o forse non l’ho mai incontrata. Ed ecco che adesso alla soglia dei cinquanta continuo a camminare in compagnia della solitudine senza aver mai incontrato l’amore”. Adesso sono io che piombo nell’amarezza della vita. La ragazza che ho incontrato sulla spiaggia ha iniettato dentro di me qualcosa senza nemmeno che me ne accorgessi. Mi sento diverso. Mentre io e la padrona della locanda prendiamo il caffè, mi sento attratto dal sue essere semplice. Finora avevo rincorso solo ragazze molto più giovani di me, invece questa donna mi dà più coraggio a crederci ancora. Restiamo a parlare per più di un’ora. Lei mi racconta quasi tutta la sua vita, come io racconto la mia. Poi, ad un certo punto: “Stamattina mi è successo qualcosa di strano. Ero qui a rassestare il terrazzo, erano le sei del mattino, quando da lontano vedo una ragazza che cammina lungo la spiaggia. Era scalza, indossava un vestitino bianco tutto scollato. Ho immaginato si fosse persa o stava male. Faceva molto freddo, e vederla con quell’abito scollato mi ha indotto ad andargli incontro. L’ho raggiunta. Quando mi sono avvicinata a lei ho notato un rosario tra le mani. Mi ha sorriso. Era bellissima, mai visto tanta bellezza. Mi ha accarezzato i capelli dicendomi: Questa sera non chiudere la locanda fino a quando non entra una luce dentro di te. Ti stanno cercando ma non ti trovano. Il tempo di riflettere alle parole dette girando lo sguardo verso la locanda, quando mi sono rivoltata non c’era più. Scomparsa nel nulla in pochi secondi. Ho perlustrato con gli occhi tutta la spiaggia, ma lei non c’era più”. “Non è possibile” esclamo. “Lo so, non mi credi, ma è la verità”, ribatte lei.  “Non è possibile. Cristo. Ma cosa sta succedendo”, continuo ad esclamare. “Perché”, chiede lei. “Due ore fa mi sono fermato sulla spiaggia a un chilometro da qui. Mentre ero immerso nei ricordi ho visto da lontano una ragazza che camminava lungo la spiaggia a piedi scalzi, indossava un vestito bianco, e aveva in mano un rosario. Mi ha detto di fermarmi qui nella tua locanda. È la stessa ragazza che hai incontrato tu”. “Com’è possibile”. Sembriamo ipnotizzati da quello che stiamo vivendo. “Quando è venuta la cameriera a dirmi che c’era un cliente ho tremato dalla paura. Di solito alle sette di sera chiudo perché non viene più nessun in questo periodo. Si avverava quello che mi aveva detto la ragazza: una luce entrerà dentro di te. Quando ti ho visto, non so, ma è come se ti conoscevo da una vita. Non mi sono mai fermata a parlare con un cliente, invece questa sera ho voglia di parlare con te, ed è tutto così naturale”.  “Sì, è successo qualcosa anche a me, ma non so spiegarti. Sono stato spinto qui, ci passo sempre ma mai ho notato la tua locanda. Hai una macchina?”, chiedo. “Sì, perché cosa vuoi fare”. “Dobbiamo andare nel punto dove ho incontrato la ragazza, perché io non ho mai visto la tua locanda, ma tu non hai mai visto una cosa che si trova ad un chilometro da qui”. Nonostante sono le tre del mattino, la donna prende la macchina e percorriamo quel chilometro. Ci fermiamo nel punto dove si trova la lapide. Scendiamo dalla macchina. Mi avvicino alla lapide, accendo l’accendino e lo avvicino alla foto: “È lei la ragazza che hai visto stamattina?”, gli chiedo. “Oddio, sì, è lei. Cristo ho parlato con una ragazza morta”, esclama la donna. “Io ci ho camminato per un’ora e mi ha detto tante parole bellissime fino ad indicarmi la tua locanda”. Ci abbracciamo presi da tanta commozione. Una giornata ricca di avvenimenti che la vita finora percorsa non ci aveva fatto vivere. Non abbiamo freddo. Ci osserviamo negli occhi che brillano dalla commozione. Qualcuno ha costruito la strada per noi. Chi era quel qualcuno lo sapevamo. Ma nessuno dei due aveva mai conosciuto quella ragazza quando era in vita. Siamo lì fissandoci negli occhi, abbracciati fraternamente trasportati dall’emozione divina. Mentre tengo stretta a me Maria, e il mio sguardo è rivolto verso la spiaggia, vedo scendere dal cielo petali di luce, che quando toccano la sabbia si spengono. Ho brividi che percorrono tutto il corpo. Non so se avere paura o credere in qualcosa a cui non ho mai creduto fino in fondo. Sussurro nell’orecchio di Maria. “Stanno cadendo dal cielo petali di luce”. Maria si gira stupita. Anche lei vede quei petali di luce che sempre più insistentemente cadano giù. Dopo un po’ quei petali diventano un fascio di luce abbagliante. Da quel fascio di luce esce quella splendida ragazza e il suo corpo si ferma a due metri da terra. Ci sorride e con una mano ci saluta sussurrandoci: “Oggi siete usciti dalla solitudine. Amatevi finché vita ci sarà. Io pregherò per voi e per tutta l’umanità. Ma un desiderio dovete esaudirmi: andate dai mie genitori e ditegli di non piangere più per me. Ditegli che io sono felice. La mia anima si trova in un giardino meraviglioso, pieno di fiori stupendi che emanano un profumo speciale. Il giardino è pieno di luce, tanta luce, è il paradiso. Non sarà facile farvi credere: l’umanità è diffidente, non crede mai a quello che c’è dopo la vita. Ma voi insistete affinché loro possono smettere di piangere e ritornare a vivere.  Da oggi l’amore per voi stessi sarà la caratteristica della vostra vita. Vi raccomando, amate ciò che Dio ogni giorno vi dona. Adesso vado. Siete due persone speciali, meritate di vivere una vita piena d’amore”. La luce sale lentamente verso il cielo fino a scomparire del tutto. Dopo questo giorno incredibile, solo quindici giorni dopo vendo il mio camion e mi trasferisco da Maria. Dopo due mesi di ricerche riusciamo a trovare la famiglia di quella ragazza per consegnargli il messaggio. L’impresa non è facile, addirittura credono che vogliamo prenderli in giro. Dovevamo in tutti i modi fargli credere quello che avevamo visto, ma soprattutto fargli comprendere il messaggio che gli stavamo trasmettendo. Dopo una giornata intera a raccontare e ripetere tutto, siamo sfiniti e quasi delusi, quando la mamma della ragazza ferma per un attimo il respiro: “Se l’avete vista veramente allora avete notato di sicuro un particolare della mia bambina, solo se mi dite il particolare posso crederci”. Alche rispondo tristemente: “Lei sta facendo come San Tommaso”. “No, voglio essere certa che mia figlia vi ha parlato davvero”. Io e Maria cerchiamo di memorizzare ogni attimo, minuto e secondo che abbiamo trascorso con quella ragazza morta che ha parlato con noi. Ci stiamo quasi arrendendo, quando a me viene in mente un particolare di quando si è avvicinata a me ed io ho notato per prima cosa il rosario stretto tra le mani. Ai piedi del crocifisso c’era una piccola targhetta con scritto su “Maria ti accolga nelle sue braccia mia piccola principessa”. Immediatamente dico il particolare alla mamma della ragazza, che scoppia in un pianto senza fine. Ci abbraccia entrambi e non vuole più staccarsi da noi. Sono passati tanti anni da quella giornata stupenda. Io e Maria siamo innamorati folli. I genitori della ragazza spesso sono nostri ospiti, e nelle serate d’inverno trascorrono ore e ore sulla terrazza ad ascoltare il silenzio del mare sperando di poter vedere la loro figlia, ma lei ha compiuto la sua missione e non si è più vista. Ma io e Maria, come i suoi genitori, sappiamo che un giorno la rincontreremo, perché il paradiso esiste per davvero.

P.S.

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