Mar. Mag 24th, 2022

Lì fuori c’è un mondo nuovo. Qualcosa è già cambiato, ma ci vuole del tempo per assorbire l’evidenza. Nessuno è rimasto immune all’epidemia, tutti sono stati colpiti indistintamente. L’epidemia è mondiale. Tutte le economie sono state messe in ginocchio dal virus. Non servono studi, valutazioni delle agenzie di rating, banche centrali, non serve nulla, la riapertura vera e propria sarà devastante per tutti. Non bisogna illudersi: quel mondo in movimento si è fermato in poche settimane, farlo ripartire comporta enormi sacrifici. È un secondo dopoguerra, a differenza che oggi tutti i paesi sono colpiti, e non solo una parte. Tutte le nazioni combattono basandosi sulle risorse che hanno, nessuno può prestare soldi, ognuna pensa per se.

Inoltre sono bloccati i movimenti. Quella che un tempo era definita la globalizzazione, oggi non esiste più. Per paura, ognuno ha chiuso i confini, non si entra e non si esce. Lo sanno bene le compagnie aeree, che ormai fanno qualche volo solo interno. I confini sono blindati, la paura di un contagio portato dall’esterno fa tremare. Sono tanti piccoli tasselli che formano la grande emorragia. Il mondo si è fermato.

L’Italia è il paese che più di tutti pagherà uno scotto maggiore dell’epidemia. La sua economia era già fragile, ora tocca i bassifondi. Per un paese come il nostro non è facile ripartire alla grande, non ci sono le condizioni. Oltretutto ci troviamo in un contesto europeo che, da febbraio ad oggi, non ha mosso un dito. Hanno solo continuato a parlare, ma di concreto non è uscito fuori nulla, decretando un fallimento netto della comunità europea. Per il nostro paese la ripartenza vera non sarà indolore. L’autonomia dei cittadini può durare ancora per poco, poi si passa per la cassa. È tutto fermo. La ripartenza di lunedì esclude ancora le attività commerciali. Un settore che ora rischia veramente di non poter più ripartire. I costi della quarantena la stanno pagando in pieno questi soggetti. I grandi imprenditori non accusano il colpo, ma loro sì. C’è un’intera filiera di imprese che è al collasso. Ci sono difficoltà di famiglie e soggetti deboli, che non hanno la prospettiva per il domani. Per questo, dopo, la ripartenza non sarà indolore. Il paese non ripartirà, economicamente, non prima di un anno. Sarà un anno di transizione che racchiude in se tanti rischi. L’epidemia ha distrutto quello che c’era da distruggere. Il futuro è del tutto incerto e devastante.