Mar. Lug 5th, 2022

Non ho alternative se non quella di soffrire in silenzio tutto il mio domani. Sento il bisogno di gridare al mondo la mia sofferenza, non posso farlo, ho fatto io la scelta. Sono io che ho deciso di restare ancorata a qualcosa che non mi garba, ma lo faccio per chi è venuto al mondo per mia volontà. Fermo qui il cammino del tormento senza pensarci più. Adesso però ho bisogno di prendere aria, altrimenti soffoco.

<<Scendo un attimo>>.

<<Dove vai a quest’ora>>.

<<Faccio un giro nel parco, perlomeno questo mi è concesso!!!>>

<<Fai come vuoi>>.

Certo che faccio come voglio. Meglio girare nel parco pur di non vedere quell’uomo che ormai è diventato la mia tortura. Un uomo che ha saputo fare di me una vittima senza risorse. Ho sbagliato tutto, ma mi sono resa conto troppo tardi, quando è impossibile tornare indietro. Che faccio? Incomincio a parlare da sola. Ma sì, meglio sfogarsi da sola. È una serata meravigliosa. Adoro la primavera: serate tiepide senza troppo caldo e senza freddo eccessivo.  Devo accettare un uomo che non è più il mio uomo. L’ho sposato con amore, ma poi l’amore è diventato un viaggio nel deserto, senza acqua e senza fiato. Devo attraversare la distesa di sabbia sapendo che alla fine non troverò mai l’acqua per dissetarmi. Colpa dell’amante? No, lui non c’entra, è finita tanto tempo fa, ed anche in questo caso la decisione l’ho presa io. Sono proprio brava a rompere qualsiasi cosa mi passa davanti. Non avevo altra scelta, doveva andare così. Come stasera ho preso la scelta di continuare questa mia avventura coniugale tenendomi dentro la sofferenza di sentirmi soffocata. Avrei bisogno di carezze, di baci, di coccole, di amore, invece mi ritrovo solo vuoto nelle mani e nel cuore. Pazienza. A volte la vita riserva passaggi poco nobili, il mio e senza nobiltà assoluta. A chi posso dire quello che sto attraversando. A chi? Certo, sì, il mio amico. A volte ci si ricorda solo nei momenti particolari. Ma dai chiamalo, è il tuo amico d’infanzia, insieme avete fatto tutti le scuole: dalle elementari fino al diploma. Lui si che mi è rimasto sempre vicino.

<<Pronto, sono Rita>>.

<<Ciao, che bella sorpresa, da quanto tempo>>.

<<Sì, è molto che non ci sentiamo>>.

<<Che c’è, non so, ti sento strana?>>

<<Non ti smentisci mai, sempre pronto a catturare le difficoltà degli altri>>.

<<Difetto di fabbrica!!>>

<<Altro che difetto, sei speciale!!!>>

<<È troppo. Comunque ci sono difficoltà, dimmi>>.

<<Le solite cose. Ho preso la scelta di restare, vado avanti non posso dare dolori ai miei figli. Lo so, non è facile vivere così, ma è giusto che sia io a soffrire>>.

<Rita, le scelte sono sempre dolorose, ma vanno prese. Se tu hai fatto questa scelta va bene, però non può farti soffocare da tutto>>.

<<Cosa dovrei fare?>>

<<Devi costruirti un piccolo angolo tutto tuo. Deve essere il tuo segreto. Devi coltivarlo senza trascurarlo mai, altrimenti ti ritroverai a combattere una partita che non saprai più giocare>>.

<<Due anni fa ho stroncato quella relazione che mi ha fatto stare bene, per amore della famiglia. Cosa devo fare di più>>.

<<Se quella relazione ti faceva stare bene veramente, non l’avresti stroncata, avresti continuato tenendo nascosto il tutto. Ma credo che non era quella che effettivamente ti faceva stare bene, perché mancava qualcosa di importante>>.

<<Non so risponderti, ormai è passato troppo tempo, è la realtà quella che mi tormenta>>.

<<Perché non stacchi la spina? Vieni a trovarmi, passiamo qualche giorno insieme, così potrai rilassarti lasciando la mente svuotarsi del passato e del presente>>.

<<No, forse è meglio restare sola col mio dolore>>.

<<Stupida, cosa credi di ottenere stando da sola>>.

<<Non lo so>>.

<<Appunto. La prossima settimana sono in Toscana per dieci giorni, vengo a prenderti alla stazione di Montecatini, ti aspetto>>.

<<Ok, ci penso>>.

Forse ha ragione Angelo, devo staccare la spina per qualche giorno. Uscire dal ghetto in cui sono entrata per mio volere, e cercare perlomeno di riordinare le idee.

Sto dimenticando cos’è l’amore. Meglio che rientro a casa.

<<La prossima settimana vado tre giorni in toscana>>, dice Rita al marito

<<Come in toscana!!! da sola?>>

<<Si da sola, sono rimasta per il bene dei miei figli, e tu lo sai, ma forse nel patto non ho inserito che ogni tanto ho bisogno di staccare la spina e tu devi accettarlo>>.

<<Dove vai?>>

<<Non devo nasconderti nulla. Vado dal mio amico Angelo>>.

<< Immaginavo che c’era di mezzo un uomo>>.

<<Non cambi mai. Non sono la puttana che credi. Tu non mi hai mai capito, e non riuscirai mai a farlo, perché hai dimenticato come si ama, se mai mi hai amata veramente. Hai solo rubato la mia innocenza facendola diventare la tua preda a piacimento, ma di amore c’era ben poco>>.

<<La tua innocenza, non farmi ridere!!!>>

<< Mi fai schifo. Ecco, mi fai di nuovo schifo. Ho dato a te la mia verginità, ma non la meritavi, che schiocca sono stata>>

<< Vabbè, vai dove vuoi, tanto con te perdo tempo>>.

<< Infatti, però quando mi hai portata a letto venti anni fa non hai perso tempo, soltanto che ero una ragazzina, e ci sono cascata come una scema. Adesso non voglio discutere, lunedì’ mattina parto, pertanto i ragazzi li curi tu, chiaro>>.

Ha ragione Angelo, staccare la spina è un toccasana, speriamo che non mi fa attendere molto qui alla stazione di Montecatini. No, eccolo, preciso come sempre>>.

<<Hei!!! Caspiterina, l’età non ti ha trasformato per niente, anzi, sono passati dieci anni e sei sempre bella>>.

<<Beh!!! Neanche tu sei niente male, te la cavicchi!!! Però, comunque vada, stiamo invecchiando>>, risponde sorridendo Rita.

<< Ma no, siamo nella seconda gioventù, meglio godersela. Andiamo ti porto in un posto bellissimo>>.

<<Non sapevo che tu sapessi cucinare cosi bene>>.

<<Diciamo che è la prima volta che pranziamo insieme, però mi è sempre piaciuto cucinare. Adesso, però, dopo tante ore che abbiamo parlato a telefono in questi dieci anni è ora che mi racconti da vicino le cose come sono andate>>.

<<Che dirti, ho anticipato le mie tappe come una scema, oggi pago a caro prezzo l’essere stata ingenua. Non avevo capito che la mia bellezza giovanile catturava, ma non avevo capito allora che la stavo donando all’uomo sbagliato. Mi portò a letto, non seppi dire di no, ma dopo un mese ero incinta, mi sposò, ma era meglio che mi lasciava da sola. Era meglio credimi. In questi anni ho sempre rincorso l’amore vero, ho sempre cercato di capire se mi amasse veramente. La conclusione è stata palese quando ho incontrato un altro uomo. Tra le sue braccia ho capito cosa significasse essere perlomeno desiderata. Solo allora ho capito che dietro di me c’era stato il nulla, e davanti avevo una grande tempesta d’affrontare. Poi come tutte le cose belle, finiscono, anche la mia si estinse: eravamo entrambi sposati, entrambi non eravamo pronti per affrontare un percorso diverso. L’errore è stato solo aver interrotto tutto, forse potevo andare avanti. Forse un giorno si potrà riprendere il cammino, sono cosciente che dipende da noi, soprattutto da me. Tu perché ti sei rifugiato in questa valle silenziosa. Che lavoro fai, è sempre stato un mistero sapere che fai>>.

<<Non posso rivelarlo>>

<<Dai non essere misterioso>>.

<<Non posso>>.

<< A me puoi dirlo, se mi vuoi bene e sono la tua vera amica come mi dici sempre, devi dirmelo>>.

<<Servizi segreti, sono un agente dei servizi segreti, ecco, adesso lo sai>>.

<<Perché non ti sei mai sposato>>.

<<Faccio un lavoro di merda, ma mi piace. Nessuno mi ha mai voluto, nessuno ha mai accettato di aver al suo fianco un uomo ombra>>.

<< Ti sei mai innamorato>>.

<<Si, due volte>>.

<<Raccontami>>.

<<La Prima volta ero giovanissimo. Era una ragazza stupenda, meravigliosa, di cui ero pazzamente innamorato, ma lei non l’ha mai capito. Sarebbe stata la mia donna ideale, quella che avrebbe regalato al mio essere la voglia di amare. Purtroppo il giorno che ci siamo diplomati, eravamo felici, poche ore prima avevamo sostenuto la prova orale insieme. Quando siamo usciti dalla scuola ad attenderla c’era un ragazzo con una macchina lussuosa. L’ha abbracciata, lei era felice. È salita con quel ragazzo in macchina e sono andati via. Io con tanto dolore nel cuore per aver perso la ragazza che amavo, mi sono messo sulla mia bicicletta e sono andato via.  Dopo due mesi ho saputo che stava per sposarsi. Il giorno del matrimonio, con un dolore addosso, sono andato fargli gli auguri. L’ho baciata sulle guance, e dentro di me sussurravo: ti amo Rita, ma non l’hai capito>>.

<<Cristo, Rita sono io>>.

<<Sì, sei tu, ma non ho mai intralciato la tua vita, ho lasciato che il tempo maturasse lasciandoti vivere la tua vita serenamente. Anche quando ci siamo ritrovati ho lasciato che il tempo rimanesse intatto senza entrare nella tua vita>>.

<<Mi stai dando un doppio dolore, come ho fatto a non capirlo>>.

<< È andata così, o forse doveva andare così. Adesso devi ritrovare la giusta armonia per andare avanti, gli errori si pagano, e tu li stai pagando>>.

<<Hai ragione, li sto pagando tutti. Chi è stata l’altro amore?>>

<<Questa altra parentesi ha scombussolato completamente la mia esistenza. È rimasto il marchio eterno che mai potrò cancellare. È indelebile. Ero in missione in quei classici paese dove la donna è ritenuta una schiava. Non posso dirti il nome, ma pènso hai capito. Una sera incontro una donna. Il suo volto era coperto. Non potevo vedere cosa si celasse dietro quel velo. Mi chiese aiuto, aveva un bambino in braccio bellissimo. Non potevo compromettere la mia missione con un’emergenza imprevista. Però avevo capito che stava fuggendo da qualcosa. Non potevo sottrarmi, la porto nel mio rifugio segreto. Lì rimase per diversi mesi, finché le acque non si calmarono. Il suo volto l’ho visto solamente dopo un mese. Quando tolse il velo che le cingeva la testa ogni giorno, dietro c’era una donna bellissima, troppo bella, però io già mi ero innamorato della sua dolcezza, oltre ad affezionarmi al bambino. Credevo fosse come le tante donne di quel posto, invece era diversa, voleva vivere, così gli promisi che l’avrei portata in Italia con me non appena la missione fosse terminata. Lei sapeva che ero un agente segreto. Una sera, oltre a vedere la sua bellezza visiva, attraverso l’inizio di un bacio, scoprii anche la sua bellezza corporea. Facemmo l’amore. Dopo quella sera decisi di far ritorno in Italia per mettere a sicuro entrambi, mamma e figlio. Con l’aiuto di altri agenti, programmai un viaggio nel deserto per uscire dal territorio, per poi prendere il primo volo civile per l’Italia. Avevo preparato tutto, anche i passaporti per farli uscire dal paese. Ma dopo pochi chilometri, la macchina con cui stavo cercando di raggiungere il confine, viene assalita da un commando che cercava proprio la donna. Cerco di difenderla, nasce un conflitto a fuoco, ma quei bastardi volevano uccidere e non si fecero scrupoli. La donna con il bambino in braccio, istintivamente, scese dalla macchina in cerca di una via di fuga, gli spararono addosso un enormità di colpi e scapparono via. Mi avvicino per capire se fossero ancora vivi, lo erano. Li caricai in macchina correndo verso la postazione militare più vicina dove c’era l’ospedale da campo. Lei muore durante il trasporto, mentre il bambino, aveva appena due anni, continuava a respirare mentre lo tenevo in braccio. Lei prima di chiudere gli occhi mi disse: salvalo, salvalo, portalo via da qui. Ti ho amato, ti ho amato, ti ho amato. Disse tre volte questa frase che non è mai più uscita dal mio cuore. Dopo di te è stata la donna che ho amato veramente, da quel giorno non ho più voluto saperne di innamorarmi, lei è stata la vera donna che volevo custodire come cimelio per tutta la vita, non è stato possibile. Vieni, ti porto in un posto>>.

<<Dove?>>

<< Sali sulla moto>>.

<< Ma dove vuoi andare>>.

<< Sali ti ho detto>>.

L’interno della toscana è molto bella. Le strade sembrano sentieri scolpiti su tappeti verdi. Angelo prosegue adagio, ma io mi stringo all’uomo abbandonato, in modo diverso, da due donne: una ero io, che non avevo capito il suo amore, e forse oggi la mia vita sarebbe stata diversa. Giungiamo fuori al cancello di un cimitero.

<<Che ci facciamo fuori al cimitero?>>

<<Vieni>>.

Entriamo nel cimitero. Ci sono poche tombe, Angelo si avvina ad una di esse ed esclama: “Ecco la donna che ho amato e visto morire sotto i miei occhi”.

<<Come hai fatto a portarla qui, il bambino dov’è?>>

<< Il bambino, vuoi dire il ragazzone. Lei l’aveva protetto col suo corpo, infatti all’ospedale da campo il bambino si riprese, aveva solamente una ferita alla gamba, lieve, niente di grave, era solo svenuto. Lei purtroppo era già morta. Allora non esitai un attimo, feci medicare il piccolo e cercai di raggiungere la frontiera. Cosa che riuscii a compiere in una notte di viaggio. Una volta alla frontiera, grazie ad altre persone che avevo informato del fatto durante il viaggio, riesco ad imbarcare la bara su un aereo in partenza per l’Italia. Con me anche il bambino che aveva superato lo stato di angoscia. Una volta  a Ciampino fu tutto più semplice. Lei la portai qui, e riposa in questa valle di pace. Il bambino l’ho tirato su in questi anni grazie all’aiuto di mia madre. Oggi è un bel giovanotto, studia medicina a Roma, e mi crede suo padre. Mia madre l’ha tirato su nei momenti di missione, e lui sta portando a termine gli studi con successo. Dopo questa donna non ho più toccato un’altra donna, una come lei ancora non l’ho incontrata, ormai sono passati tantissimi anni, quasi ho dimenticato come si fa, ma non mi pento, conservo con grande amore quella notte che ci siamo amati, e quel ricordo è stato sufficiente per andare avanti in tutti questi anni”.

<<Sei speciale, peccato non averlo capito prima>>, commenta Rita

<<Forse hai ragione, certo con te sarebbe stato sicuramente un’altra vita, ma oggi sono soddisfatto lo stesso. Allora, domani parti? >>.

<<Sì, sono stati tre giorni stupendi, non li dimenticherò facilmente>>.

La sera Rita sente il bisogno di scoprire quello che poteva essere la sua vita insieme ad Angelo. Ci pensa un po’, ma prima che la notte finisca e la  consegna alla partenza, Rita bussa alla porta della camera da letto di Angelo.

<< Disturbo?>>

<<No, entra>>, risponde Angelo.

Poche parole, qualche frase timida e impacciata, e Rita accompagna le sue labbra a quelle di Angelo. Pochi attimi, ma il desiderio di Angelo mai consumato della prima donna che amava, accumulato in tanti anni, fanno sì che un vortice di passione li prende entrambi. La notte diventa una luce asfissiante che colpisce i due cuori affranti da tanta delusione, ma tutto non è perduto, si può ricominciare a scoprire il gusto dell’amore, soprattutto per Rita, che in quel momento si sente divinamente amata. Attimi di passione che durano ore. L’alba riconsegna la liberazione. L’amore fatto nella notte restituisce la consapevolezza che non tutto è perduto.

<<Sono stata bene, ho scoperto le braccia dell’uomo che mi avrebbe amata veramente>>, balbetta Rita.

<<Anch’io>>, risponde Angelo

<<Ti va di iniziare da questa notte>>, chiede dolcemente Rita

<<Sì, questa valle silenziosa sarà il nostro nido d’amore, e quando vorrai io sarò qui ad aspettarti>>.

<<Questa valle è stata la mia rinascita. Da qui voglio riprendere il cammino che non ho capito tanti anni fa. Se tu lo vorrai possiamo stare sempre insieme. Mio marito non ha mai capito nulla di me, non merita che io resti. Eri tu il mio futuro, non l’ho capito tanti anni fa, ma oggi ho la certezza che sei il mio presente. Saprai regalarmi l’amore e la passione che due uomini non sono riusciti a donarmi. Queste ore che, all’inizio sembravano di sesso, invece si sono rivelate cariche d’amore. Come donna ho sentito i brividi di passione percorrere lungo il mio corpo, emozione mai provate, perché a donarmele c’eri tu >>.

Non c’è tregua, i corpi non sono sazi d’amore, e riprendono a desiderarsi come due ragazzi appena usciti dalla prova di maturità e vogliono festeggiare vivendo insieme attimi di passione. Ora non c’è la fine della scuola, non ci sono gli esami di maturità, ma c’è la prova di maturità più importante dettata dalla vita e dal percorso fatto l’uno distante dall’altro. Adesso la prova è superata dalla forza dell’amore vero, per Rita e Angelo quell’amore rimasto in soffitta esce allo scoperto con tutta la sua furia, e li promuove da un esame durato tanti anni superato grazie alla forza di saper attendere il momento giusto.

Ogni fatto narrato in questo racconto è frutto della fantasia dell’autore. Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale.