Dom. Mag 22nd, 2022

L’Italia stava malissimo già prima dell’epidemia. In questo paese c’era chi stava bene, e chi, invece, doveva arrangiarsi per sopravvivere. La crisi da lavoro c’era pure prima, adesso, però, è tragica. La crisi economica provocata dal virus sta emergendo adesso in tutta la sua forza: il Pil nazionale è crollato, abbiamo un milione di posti di lavoro in meno. Dopo mesi di chiusura forzata, il commercio vive una sofferenza che fa i conti con la mancanza di liquidità di una buona parte dei cittadini italiani. Il virus ha fatto i suoi danni. Oggi l’Inps fa sapere che pagherà a breve tutte le casse integrazione. Non deve essere solo una promessa, bensì una certezza, poiché gli imprenditori hanno anticipate le casse integrazioni ma ora stanno andando in difficoltà. Il governo deve muoversi. I bazooka di fuoco promessi in tante conferenze stampa durante la quarantena, non hanno dato esisto positivo.

Ora, sia chiaro, che la vera emorragia è la crisi da lavoro. Prima del coronavirus la situazione era compromettente, ora tutto è compromesso. Quella che era la macchia del tessuto sociale del sud, ora si estende in tutta la nazione. I posti di lavoro che si possono perdere nei prossimi mesi sono davvero tanti. Non è solo Confindustria a lanciare l’allarme, è la schiera delle piccole imprese che vive una situazione di affanno. Basti considerare il tessuto turistico fatto prevalentemente di imprese a carattere familiari, quindi piccole, ma che sono tante e ora rischiano di non essere più in grado di ripartire.

La parte bassa della nazione rischia di inciampare in una crisi sociale che potrebbe sfociare anche in proteste vibranti se non si interviene subito. Al sud la situazione è catastrofica. Lo era già prima, sia chiaro, ma ora c’è un momento di forte sbandamento dovuto ad una ripartenza lenta e senza stimoli. La crisi delle famiglie determina anche un rallentamento della domanda interna. I consumi interni non riescono a ripartire, come non entrano commesse dall’estero, considerando che tutto il mondo è alle prese con l’epidemia covid-19.

Il governo deve svegliarsi. Ci vuole un’azione forte capace di far ripartire la macchina del lavoro. Destinare alle piccole imprese contributi a fondo perduto è l’arma per superare l’ostacolo economico. Lo stesso vale per chi tenta di rimettersi in gioco creando piccole imprese ed ha bisogno di sostegno economico da parte dello stato, che non siano sotto forma di finanziamento, ma a fondo perduto. La macchina si sta inceppando, basta farsi un giro per le città, i comuni grandi e piccoli, per rendersi conto come la vita abbia messo il freno a mano.