Mar. Ott 4th, 2022

Siamo a quasi quindici mesi dall’inizio dell’epidemia e ancora non si vede una via d’uscita. La gestione della seconda ondata da parte del governo Conte II è stata alquanto disastrosa. I numeri, dall’inizio della seconda ondata, non sono mai diminuiti. Si sono stabilizzati sulla soglia dei 10-15 mila contagi giornalieri senza scendere mai sotto questa soglia. Non si è mai visto uno spiraglio di luce che facesse presagire ad una uscita dalla forte ondata di contagi.

Quello che Conte, Di Maio e Speranza definivano il modello Italia per il contrasto all’epidemia nella prima ondata, alla fine è stato solo un grande fallimento. A parte il contenimento dei contagi, ma anche sul piano economico le cose sono andate diversamente rispetto ai proclami di loro tre. A partire da quell’enorme investimento per i banchi a rotelle. Uno spreco di risorse pubbliche che potevano essere usate tranquillamente per la sanità, per potenziare la medicina territoriale per curare le persone a casa, visto che le scuole in molte regioni rimanevano chiusa per via dell’enorme innalzamento dei contagi.

L’avvocato del popolo parlò infatti di “strategia del contenimento” che produsse “sacrifici personali, sociali ed economici” per “evitare danni ancora peggiori”. Quei danni, purtroppo, nonostante la bella morale di Conte, ci sono stati lo stesso. Le conferenze stampa indirizzate al popolo che l’allora Premier teneva per informare gli italiani, sottolineava le “ingenti risorse” stanziate dall’esecutivo “per sostenere redditi e occupazione, tutelare le persone più vulnerabili, rafforzare la sanità pubblica e garantire un costante flusso di liquidità”. Proclami d’applausi che, in sostanza, poi non hanno dato, nel concreto, i risultati sperati. Ieri il premier Draghi ha dato una forte mazzata al suo predecessore affermando: “Siamo stati colpiti più di altri, abbiamo avuto più morti, il nostro sistema sanitario non ha retto”. Alla faccia del “modello italiano”, Draghi ha scritto la verità certificata da dati lampanti. L’Italia uscirà, perché siamo ancora in piena pandemia, con una economia  azzoppata per colpa di scelte discutibili.