Ven. Set 30th, 2022

ROMA- Quando in precedenti servizio avevo detto che evidentemente i numeri del ministro Poletti erano presi da statistiche del tutto errate, qualcuno ha storto il naso. Purtroppo avevo ragione io a dire che quei numeri, guardando con serietà ai fatti concreti di questo paese, non potevano essere esatti. Non mi sbagliavo.

Infatti il ministero del Lavoro corregge i dati diffusi mercoledì sul numero dei contratti: nei primi sette mesi del 2015 si sono registrati 327.758 contratti a tempo indeterminato in più e non 630.585 come comunicato in precedenza. La cifra somma il saldo fra attivazioni e cessazioni (+117.498) e stabilizzazioni (210.260). Secondo le tabelle corrette, nei primi sette mesi del 2015 le cessazioni sono state 4.014.367 e non 2.622.171 come precedentemente annunciato, per un totale di 1.392.196 in più.

Purtroppo l’emergenza lavoro non si discute guardando i numeri che, spesso, sono frutto di regolarizzazione di vecchi contratti e non di nuove assunzioni. Quindi significa che la disoccupazione continua ad aumentare e non diminuisce.

In Italia la forte tassazione impedisce di far crescere le aziende, come è impossibile aprirne nuove poiché la sofferenza burocratica e la forte pressione fiscale annientano sul nascere nuove aziende. Il tiranno stato purtroppo continua a prendere alla leggere il fenomeno lavoro. La riforma del lavoro col Jobs Act è solo una barzelletta, una presa in giro, poiché non da garanzie di sviluppo per il mondo del lavoro. Rimane solo uno strumento di propaganda fine a se stessa. La stragrande maggioranza dei disoccupati rimane tale. Al sud va molto peggio, dove a vivere di lavoro stabile sono solo quelli che lavorano nella pubblica amministrazione. La situazione è esplosiva, i numeri non servono, servono fatti, ma solo fatti concreti.