Mer. Feb 8th, 2023

ROMA- Rifletto spesso sull’aspetto più drammatico di questa crisi economica, e riguarda principalmente il lavoro. Se la crisi continua ad accentuarsi dipende maggiormente dalla mancanza di potere d’acquisto delle famiglie. Tutto dipende però dalla mancanza di un lavoro certo, quello che ha dato la possibilità a intere generazioni di costruirsi un futuro.

Siamo dinanzi ad un fenomeno nuovo che ha demolito quello vecchio, fatto anche di lavoro nero, ma che in sostanza ha dato la possibilità di poter andare avanti, specialmente al sud. Il dolo è derivato soprattutto da una separazione sostanziale tra le due parti geografiche del bel paese, dove da un lato era marcata la richiesta di manodopera per le fabbriche del nord, e dall’altro invece c’era un meridione che non riusciva a racimolare quel lavoro necessario per avere una stabilizzazione e, quindi, il lavoro nero è stato l’unico strumento di sopravvivenza.

La risposta è quasi scontata: al potere politico questa situazione andava bene, per questo il proliferarsi dell’irregolarità lavorativa andava bene. Poi lo stesso potere politico ha deciso di rendere questo lavoro nero legalizzato. Lo ha fatto mettendo in campo strumenti di precarietà legale, che ha messo con le spalle al muro chi invece cerca un lavoro definitivo. Queste leggi bizzarre non hanno fatto altro che portare più precarietà all’interno del mondo lavorativo demolendo definitivamente il lavoro vero.

Oggi il lavoro è diventato una vera schiavitù. Al centro di questo enorme disagio ci sono i giovani e i cinquantenni. Le paghe sono minime e le ore di lavoro tante. C’è questa incongruenza che porta alla disfatta del lavoro. Va detto che le difficoltà delle imprese non permettono di dare più di quello che possono, anche perché lo stato affarista chiede sempre più tasse e le imprese sono costrette a pagare di meno la manodopera o crearsi quelle scorciatoie per continuare a resistere.

Al momento nulla ha fatto cambiare le cose, nemmeno la legge sul lavoro fatta dal governo Renzi, che ha portato meno benefici e più precarietà. Ridisegnare il mondo del lavoro non è facile, ma renderlo meno schiavizzato, liberando le imprese dalle troppe tasse, è l’unica strada da percorrere. Al momento assistiamo al continuo scoraggiamento individuale di chi cerca il lavoro o lo ha perso. Quindi per dare la svolta definitiva bisogna mettere in campo leggi, se pur impopolari per l’Europa, che diano la possibilità alle imprese di poter investire sulla persona e sulla stessa impresa.