Mer. Nov 30th, 2022

C’è una falla nella proroga relativa alla misura “Decontribuzione Sud”, lo sgravio contributivo introdotto per favorire l’occupazione nel Mezzogiorno del Paese. La misura vale circa 900 milioni di euro su base mensile per i territori interessati. La proroga concessa dalla Commissione europea lo scorso 24 giugno si fonda su una motivazione differente, più restrittiva: fino al 30 giugno, infatti, il beneficio contributivo era legato alla crisi pandemica attraverso il Temporary Framework dell’Unione europea e garantiva sgravi fino a un tetto di 2,3 milioni di euro per ciascuna azienda; la nuova proroga, invece, estende la misura fino al prossimo 31 dicembre e la lega alle conseguenze economiche del conflitto tra Russia e Ucraina, senza fissare, tuttavia, i tetti per le aziende né i plafond complessivi. È quanto segnala il Centro studi di Unimpresa, secondo cui al momento vi è una grandissima confusione sugli scenari possibili rispetto al nuovo plafond utilizzabile e soprattutto su cosa rientra e non rientra nello stesso, con la conseguenza che molte aziende, nel dubbio, nel timore di dover restituire le somme con relative sanzioni ed interessi, saranno costrette a cessare la fruizione immediatamente. Non è nemmeno chiaro perché sia ancora utilizzato lo strumento della proroga, spesso di durata particolarmente breve, considerando che il decreto legge 104 del 2020 aveva stabilito una tabella di marcia preciso: 30% di riduzione dei contributi fino al 2025, 20% per il 2026 e il 2027, 10% per il 2028 e 2029.

«Si tratta di una falla che corre il rischio di far venire meno l’appeal di quello che è senza dubbio il beneficio contributivo più importante per le aziende del Mezzogiorno e che per molte di loro è una àncora di sopravvivenza, in un momento drammatico dell’economia italiana, con le stime di crescita che diminuiscono mese per mese e con al contrario l’inflazione che sale sempre di più anche a causa del prolungarsi del conflitto tra Russia e Ucraina» commenta il consigliere nazionale di Unimpresa, Giovanni Assi. «Unimpresa chiede subito al Ministro Carfagna, che tanto si è battuta per ottenere questa proroga, di intervenire personalmente e di aiutare le aziende nel fare chiarezza su questi punti al fine di dare certezza alle nostre imprese e soprattutto di evitare un ulteriore incremento del costo del lavoro che sarebbe letale soprattutto nell’attuale contesto economico del Paese» aggiunge Assi.