Mar. Dic 6th, 2022

ROMA- La giornata internazionale sulla violenza sulle donne ha ottenuto una grande indifferenza. I media hanno trattato la giornata con molta superficialità. Alcuni hanno dedicato dei trafiletti, altri qualche semplice articoletto sui numeri. Sui social non sono apparse più quelle catene come nel passato. Ma per la prima volta a mostrare indifferenza sono state proprio le donne. Molto probabilmente si è capito che intorno alla violenza sulle donne si consumano solo fiumi di parole e parate con balletti e chiacchiere inutili. Si è capito anche che per colpa di una minoranza di uomini si sono creati molteplici eserciti di mostri. E questo le donne lo hanno capito. Per la prima volta, quest’anno, sono state le stesse donne a postare sui social, descrizioni di presa di distanza contro la violenza di un genere. Molti media autorevoli hanno trattato, nella giornata sulla violenza, anche il dramma degli uomini separati. Una violenza nella violenza.

Il meccanismo si è inceppato per ovvi motivi. Forse perché molte associazioni, che nulla centrano con i centri antiviolenza, hanno inscenato parate a difesa della donna portando sul palcoscenico le solite chiacchiere elencando i soliti numeri, ma solamente per apparire e ricevere i contributi regionali. Anche di questo le persone si sono accorte.

Come si sono accorte che sulla violenza sulle donne sono scese le mani della politica. E il modus operandi è sempre lo stesso: approfittare sulle disgrazie altrui per prendere visibilità e voti. La mia non è retorica, perché a fronte di un capitale di 18milioni di euro stanziato negli ultimi anni a difesa delle donne, la violenza nello stesso periodo, escludendo l’anno 2017, è aumentata del 10%. Se non è una sconfitta questa, allora si vuole tacere sulla verità.

C’è un solo modo per evitare che si approfitti di una disgrazia che colpisce le donne, ed è quella di controllare se i soldi spesi vanno nella giusta direzione e non sono spesi solo per parate e balletti che non offrono il vero sostegno alle donne.

Le donne continueranno a non denunciare perché hanno paura di non essere difese adeguatamente. Se una donna denuncia lo stalking o soprusi, sa che dopo la sua vita è più in pericolo di prima. Al momento non risulta che una donna che denuncia viene messa sotto scorta per evitare di subire la peggiore delle sorti: essere uccisa. L’uomo denunciato finisce ai domiciliari, ma se è intenzionato a fare del male esce e commette il delitto. La montagna di soldi stanziati nella manovra finanziaria per i prossimi anni, 33 milioni di euro, non sembra prevede la tutela fisica della donna dopo la denuncia.

Un altro punto fondamentale è il cambio culturale come è avvenuto negli anni sessanta e settanta, dove una cattiva cultura è stata debellata attraverso un affronto contro quelle generazioni di uomini che prendevano il sopravvento sulla donna dopo il matrimonio. Quel cambio generazionale e culturale, insegnato ai figli principalmente nelle scuole, produsse la fine delle prepotenze sulla donna.

Purtroppo oggi sono ritornate queste forme di ipocrisia nei confronti delle donne, e non si riesce a produrre un cambio generazionale e culturale al fine di produrre lo stesso effetto di allora. Non ci riusciamo perché abbiamo buttato dalla finestra tutti i grandi valori, in primis quello della famiglia: primo educatore dei figli. Secondo, le scuole hanno perso quel ruolo di educatori e alla fine tutto è precipitato. Quindi è opportuno entrare nelle scuole ma non per raccontare ai giovani i numeri della violenza e raccontare favole che loro sentono e risentono ogni giorno. Bisogna entrare nelle scuole raccontando e insegnando loro il valore dell’amore, che è il rispetto sia per l’essere umano sia per tutto ciò che ci circonda. Perché non c’è difesa di un solo genere che regge: tutti i soprusi vanno difesi alla stessa maniera. Finché non faremo questo, l’indifferenza aumenterà.

Francesco Torellini