Mar. Ago 9th, 2022

L’interdipendenza Nord-Sud è dimostrata da una serie di fattori che non sono contestabili: accanto ai trasferimenti netti di risorse pubbliche da Nord a Sud, vi sono corposi trasferimenti di risorse a vantaggio del Nord – lo spiega il rapporto Svimez – Il Mezzogiorno è un primario mercato di sbocco dell’industria settentrionale; il risparmio meridionale è impiegato per finanziare investimenti meno rischiosi e più redditizi nel Centro-Nord; l’emigrazione di giovani meridionali in formazione o con elevate competenze già maturate alimenta l’accumulazione di capitale umano nelle Regioni settentrionali. Centro-Nord e Mezzogiorno crescono o arretrano insieme.

La SVIMEZ ha calcolato che 20 dei 50 miliardi circa di residuo fiscale trasferito alle Regioni meridionali dal bilancio pubblico ritornano al Centro-Nord sotto forma di domanda di beni e servizi. Inoltre, la domanda interna per consumi e investimenti del Mezzogiorno attiva circa il 14% del PIL del Centro- Nord. Infine, i flussi di migrazione intellettuale, soprattutto laureati, provenienti dal Mezzogiorno determinano benefici netti per le regioni centro-settentrionali, generando una perdita secca in termini di spesa pubblica investita in istruzione e non recuperata stimata in circa 2 miliardi l’anno, che equivale a un risparmio di pari importo per le Regioni del Centro-Nord). Per di più, il valore dei consumi pubblici e privati annui attivati dall’emigrazione studentesca nelle regioni del Centro-Nord è di circa 3 miliardi, causando una perdita di pari importo per le regioni meridionali.

A tutto ciò si aggiunge il processo di integrazione passiva che ha interessato il Mezzogiorno in campo finanziario, conseguente sia al forte aumento di banche di proprietà esterna all’area, sia di banche che hanno mantenuto la sede legale nel Mezzogiorno ma che sono entrate a far parte di gruppi bancari guidati da gruppi del Centro-Nord. Favorendo una tendenza in atto da tempo di impiegare la raccolta bancaria delle Regioni meridionali per finanziare investimenti maggiormente remunerativi e meno rischiosi nelle aree più produttive del Paese, invece di utilizzarla per dare credito al sistema produttivo locale.