Lun. Dic 5th, 2022

Abbiamo toccato uno dei punti più bassi della storia repubblicana. Oggi c’è la peggiore politica mai avuta nella nostra repubblica. Siamo ad un passo dal baratro, intanto il governo pensa alla guerra in Ucraina. Sta spendendo miliardi di euro in armi per far fronte ad una guerra che poco interessa all’opinione pubblica italiana. Ci sono problemi che toccano gli italiani, ed è su questi problemi che il governo Draghi deve concentrare il suo interesse.

Basta farsi un giro a partire dalle grandi città fino a giungere i paesi più piccoli, per capire come la crisi sta mordendo l’economia del commercio. Le serrande si arrendono alla crisi quotidianamente. È un effetto che si tocca con mano, e strano che i partiti non se ne accorgono. Le serrande del grande e piccolo commercio, costretti ad arrendersi alla crisi, alla pandemia, alla mancanza per oltre due anni di turisti, si abbassano una ad una ed è un rincorrersi di vendesi e di affittasi che non conosce battute di arresto.

La pandemia ha dato il colpo di grazia ad un commercio che già prima era in sofferenza. Già durante l’epidemia molti negozi hanno abbassato la saracinesca e non l’hanno più riaperta. Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad una progressiva diminuzione delle attività commerciali nelle nostre città, un’emorragia che lentamente ha cancellato circa 100mila imprese. Di queste 85mila sono negozi al dettaglio (-15,3%) mentre 10mila sono attività di commercio ambulante (-10,5%). Tra il 2020 il 2021 in Italia sono spariti 70 negozi al giorno per colpa della crisi. Secondo l’analisi di Confesercenti, nel 2020 si è registrato un saldo negativo tra aperture e chiusure di imprese del commercio pari a -25.873 unità, solo leggermente migliorato nel 2021 a -25.639. In totale, dunque, il biennio ha visto sparire, senza essere sostituite, 51.512 imprese del settore. Serrande che si arrendono sotto i colpi della crisi che, al momento non fa vedere spiragli di luce per il futuro.