Dom. Feb 5th, 2023

ROMA- A scorrere le liste dei candidati alle elezioni del prossimo 4 marzo, dal Pd a Forza Italia, dal M5s a LeU, non è difficile notare come si siano concentrati sulla la fedeltà assoluta a leader e capibastone demolendo i territori. Questa volta hanno per davvero toppato. Non si sono resi conti, ma hanno fatto un’operazione d’immagine cattiva, dove hanno posto gli elettori verso una forte riflessione.

Grazie alla legge elettorale è nato il sistema sono nati tanti partiti del capo. In questo marasma si è inserito a gamba tesa anche il M5S, che ha emulato la scia usata dai partiti storici. C’è stato uno spettacolo che di sicuro ha allontanato gli elettori dalla politica. Ci sono state riunioni e direzioni fiume, giorni trascorsi a pancia vuota e notti insonne, dove i nomi dei candidati sono entrati e usciti dagli elenchi come se si trovassero all’interno del mercato. Il risultato: meritocrazia e rispetto per i territori a quota zero.

I partiti hanno puntato sulla fedeltà nei territori dei candidati, come per dire ti candidi tu perché a te le persone ti votano per forza.  Ma ora è tutto da verificare il seguito sui territori che avranno i candidati scelti col criterio della fedeltà al capo. Dal sentimento che si percepisce tra la gente è quello di un ulteriore distacco dalla politica, che potrebbe far registrare un’impennata dell’astensione. Fattore che di sicuro non aiuta, perché poi alla fine loro saranno eletti lo stesso, e la cosa non preoccupa chi ha deciso le liste.

Il risultato di tutto quello che è stato fatto verrà fuori solo dopo il 4 marzo, ma un dato è quasi certo, i partiti sono destinati a scomparire. Le vecchie nomenclature non sono scomparse dalla scena politica, sono rimaste a fare da garanti imperfetti a un sistema che non gode più di ottima salute. E la causa sono proprio coloro che in tutti questi anni hanno gestito le istituzioni, a partire dalla prima repubblica ad oggi, e il risultato percepito dai cittadini è nettamente inferiore alle aspettative.