Gio. Mag 26th, 2022

Autunno 1965. Napoli. Via Martucci, quartiere Chiaia. All’interno del Teatro Esse, la compagnia del regista Gennaro Vitiello sta per andare in scena con la pièce “Medea“, sintesi tra la tragedia di Seneca e l’adattamento di Vauthier, quando ,a pochi minuti dall’inizio dello spettacolo, l’attore  protagonista avverte,mediante telefonata, della sua defezione. “Arturooo, Artù!… ma tu che stai dicendo?…come non vieni?…e noi qua come facciamo?”, domanda urlando Vitiello, “…ma io non capisco: tu mo’ te ne esci, con la storia della febbre alta, a dieci minuti dall”inizio?…eh, me lo dovevi dire prima, no!…adesso , io chi trovo per sostituirti?…Artù, Artù, ma tu lo sai chi ci sta in sala stasera?…Nientepopodimeno che : Nicola Chiaromonte, il critico di “Sipario”…eh, quello lo sai quante carriere di registi  e di attori ha stroncato?…quello, con una riga è capace di farti sparire dalle locandine di tutti i teatri!…Artu’, questa è la prima e l’ultima volta che ti scritturo come protagonista!… nel prossimo spettacolo ti faccio fare la comparsa della comparsa: parola mia!…E mo’ io che faccio?…a chi posso chiedere?…ma poi dove lo trovo  uno che sappia a memoria la parte?…”, si domanda il regista, spiando dal sipario la platea, “Guarda, gua’ quanta gente che c’è stasera…tutta Napoli!…questa sala non è mai stata così piena!…e mo’ agli spettatori io che cosa gli raccolto?…Eh, guarda là, ci sta pure la contessa Scapece…quella , puntigliosa com’è,  se disdico lo spettacolo è capace pure che mi fa chiudere il tetaro!…E qua ci vorrebbe un’idea, un’intuizione!…diciamo pure: nu miracolo!…”. “Don Vitie’, pemettete un secondo?… Io un’idea ce l’avrei…ve la posso illustrare?…”, chiede Don Ciccillo, l’attempato assistente di scena, al regista. “Eh, dite…dite pure, Don Cicci’!…disperato come sono accetteri pure i consigli di Mago Zurlì!…”, esclama Vitiello, gesticolando nervosamente. “Secondo me, voi il sostituto, ce l’avete…Vi ricordate di Mastelloni, quel giovanotto allievo delle Belle Arti che nell’ultimo mese è venuto sempre qua a lavorare alla scenografia?…e quello è perfetto, fa proprio al caso vostro!…quello, l’ho visto io più di una volta…da sopra la scala, mentre facevate le prove, con una mano pitturava e con gli occhi guardava la compagnia recitare sul palcoscenico e seguiva con il labile le battute…Don Vitie’, fidatevi: quello sa tutto…è l’uomo che fa al caso vostro, l’uomo della provvidenza!…”, rivela l’ assistente, cui Vitiello dà l’incarico di chiamare Mastelloni, il quale , avvertito della situazione, si precipita, esordendo: “Maestro, Don Ciccillo mi ha detto tutto…Sono pronto per la scena!…voi non sapete da quanto tempo aspettovo questo momento!…”. “Sì, sì, giovanotto, ma voi avete mai calcato il palcoscenico…un palcoscenico vero, intendo?…”, domanda il regista. “Un palcoscenico vero?, ma proprio vero vero?…no, a dire la verità, finora,no!”, risponde Mastelloni, precisando: “…ho sempre recitato a livello amatoriale… che so?: a scuola , davanti ai compagni di classe , ai professori…però vi posso garantire che è stato sempre un gran successo…ed io mi sono sempre sentito come una star!…”. “Come una star?”, domanda sarcastico Vitiello, chiosando: “…e allora ,se ve la sentite, andate va!…che una star è meglio di niente!…”.

“Ho capito che avrei fatto l’attore in quarta elementare , quando la maestra mi faceva salire in piedi sulla cattedra e mi chiedeva di cantare  tra i cori e gli applausi dei compagni di classe. Si divertivano tutti e io mi sentivo una star. Fu allora che decisi che il mio futuro sarebbe stato su un palco”. Così, l’attore, regista e cantante Leopoldo Mastelloni, in un’intervista rilasciata qualche tempo fa al quotidiano “Il Mattino“, rievocava l’infanzia e  gli inizi della sua carriera. Nato a Napoli il 12 luglio 1945 da una famiglia blasonata di giuristi, i marchesi Capograssi, dopo un’infanzia e un’adolescenza turbolente, trascorse tra il quartiere San Potito e l’isola d’Ischia, e dopo essere stato espulso da diverse scuole per via della condotta poco disciplinata, si diploma presso il Liceo Colletta di Avellino. Verso la metà degli anni Sessanta, iscrittosi presso l’Accademia di Belle Arti, non trascura la passione, coltivata sin da piccolo, per il teatro, frequentando dapprima una compagnia teatrale amatoriale nel rione Cavour di Napoli-Barra e poi il Teatro Esse di via Martucci, diretto dal regista Gennaro Vitiello, dove, impiegato come scenografo, esordisce in veste di attore in spettacoli di Antonin Artaud, Jean Genet e Hugo von Hofmannsthal. Poi, all’inizio degli anni Settanta, notato dal regista televisivo Antonello Falqui, debutta sul piccolo schermo insieme con Loredana Bertè e Christian De Sica nel varietà “Bambole non c’è una lira“, omaggio all’avanspettacolo e al teatro leggero della prima metà del Novecento. Tornato in palcoscenico, fino al 1980 interpreta pièce drammatiche del repertorio classico , contemporaneo e dialettale (“Aminta” di Torquato Tasso, diretta da Giancarlo Cobelli, “La Contessa Mariza” di Emmerch Kàlmàn,  con Adriana Innocenti, “Napoli , chi resta e chi parte di Raffaele Viviani, conla regiadi Giuseppe Partoni Griffi) e spettacoli di teatro leggero  e cabaret (“Più crudele di Venere“, di Sandro Massimini, con Massimo Boldi e Teo Teocoli). In scena nello stesso periodo, con il varietà “en travestì” a lui dedicato: “Mastellomania“, fra il 1976 e il 1980 recita nella commedia di Giuseppe Patroni Griffi “Carnalità”etorna al varietà televisivo Rai,partecipando alle cinque puntate del programma di Antonello Falqui “Studio ’80“.  Debuttato anche sul grande schermo con le pellicole: “Camorra” di Pasquale Squitieri, “La pupa del gangster” di Giorgio Capitani , “Frou-frou del tabarin” di Giovanni Grimaldi e “Napoli …serenata calibro 9” di Alfredo Brescia, nel 1980 è il maggiordomo “John” nel film horror di Dario Argento “Inferno”, nel quale recita accanto ad Alida Valli e Daria Nicolodi, cui seguono le commedie “Culo e camicia” di Pasquale Festa Campanile, con Renato Pozzetto, e “Per favore , occupati di Amelia” di Flavio Mogherini, trattoda un romanzo di Georges Feydeau. Nel 1985, di nuovo in Teatro con la pièce di Giuseppe Patroni Griffi “Cammuriata“, viene allontanato dalla Tv di Stato,  per aver pronunciato accidentalmente  una bestemmia nel corso di un collegamento da Camaiore con la trasmissione di Gianni Minà, “Blitz”, nonostante fosse stato assolto dalla Pretura di Viareggio, presso cui era stato denunciato da un avvocato. Quindi, dedicatosi   prevalentemente al palcoscenico, dal 1990 è protagonista di pièce di Eduardo De Filippo (“Sabato,domenica e lunedì“), Carlo Goldoni (“La bottega del caffè”), Giuseppe Patroni Griffi ( “Tragedia reale”), Luigi Pirandello (Questa sera di recita a soggetto)e Raffaele Viviani (“La morte di Carnevale”), cui alterna il set (viene scritturato per un ruolo in “Russicum” di Pasquale Squittieri). Negli anni Duemila,raccolto largo consenso con lo spettacolo di Pier Paolo Pasolini “Nudo e crudo” , partecipa al reality show Mediaset “La Fattoria“, breve parentesi prima di una serie di tournèe tetarali nelle quali porta in scena le pièce: “Io, l’erede” di Eduardo De Filippo, “Polvere ritorneremo” di Claudio Buono,con la regia di Roberto Nicorelli e “Annella di Portacapuana” e “Masaniello“, entrambe con la regia di Lara Sansone. Cantante e interprete di album come: “Rhytmo italiano“, “87 Amori” e “Cabala50 70 12 7 45”, di recente, ha rivelato: “Da bambino ho subito molti episodi di bullismo. Sono nato nel 1945, nel ’50 cosa vai  a raccontare? Non conoscevo neppure le parole che si conoscono oggi. Sapevo solo che c’erano delle persone che a me sembravano cattive. Se lo avessi detto, mi avrebbero dato del pazzo. La ribellione a volte era violenta da parte mia. Non mi picchiavano ,ma mi offendevano, mi avevano preso di mira, ero in una scuola di monaci e le violenze venivano dal fatto educativo; il mio ceto sociale era del tutto indifferente , parlavo italiano, non dicevo parolacce, ma quando mi ribellavo senza usare violenza ero percepito come il ragazzo perbene. Ero solo, oggi se ne parla, ma allora ero solo”.