Dom. Feb 5th, 2023

SANTA MARIA CAPUA VETERE-Una discoteca, la più grande e scintillante, covo del clan Bardellino: con una prosa precisa ma coinvolgente il giornalista Salvatore Minieri racconta, nel libro “I Pascià. Storia criminale del clan Bardellino e della discoteca Seven Up”, la storia del famoso locale di Formia, roccaforte della cosca criminale. L’appuntamento, nell’ambito del ciclo di incontri “Scrittori in carta e ossa. Una sera con…”, è per venerdì 14 ottobre 2016, alleore 18, nella Libreria Spartaco di via Martucci 18, a Santa Maria Capua Vetere (Ce).

Lo scrittore:

SALVATORE MINIERI, nato a Caserta 43 anni fa, è giornalista professionista e documentarista. Ha lavorato come redattore per Il Mattino, La Gazzetta di Caserta e per Il Roma. Le sue inchieste hanno portato alla luce alcuni scandali nel campo delle ecomafie operanti nel Mezzogiorno. Nel 2015, un suo reportage ha fatto scoprire la più grande discarica industriale d’Europa, venuta alla luce a 20 chilometri a nord di Caserta, nel Comune di Calvi Risorta. Ha pubblicato, nel 2014, “I Padroni di Sabbia”, libro che ha riacceso le luci della cronaca, dopo quarant’anni, sulla devastante condizione delle coste campane, stritolate dall’abusivismo edilizio e dall’agghiacciante condizione ambientale dei corsi d’acqua avvelenati in provincia di Caserta.

Ha vinto il Premio Nazionale “Olmo” per il giornalismo d’Inchiesta nel 2015. Nello stesso anno gli è stato assegnato il premio nazionale “Legalità Campania” per il suo impegno giornalistico e ha vinto il “World Solidarity Award”, per i suoi reportage a difesa della salute pubblica e dell’ambiente. Nel gennaio del 2008, dopo la pubblicazione di una sua inchiesta sullo scandalo delle mancate riconversioni dei beni confiscati alla mafia, è stato vittima di un attentato intimidatorio a colpi di arma da fuoco, nei pressi della sua abitazione a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta.

Il libro

Il feroce e tentacolare clan Bardellino è al centro di questo lavoro di ricostruzione storica di un’epopea criminale, lasciata nei cassetti per oltre un trentennio. Il gruppo mafioso, proveniente dal piccolo centro casertano di San Cipriano d’Aversa, riuscì – in soli dieci anni – a trasformarsi da semplice batteria delinquenziale, di dimensione provincialissima, in holding finanziaria della massoneria, della Banda della Magliana, di altri clan meridionali e persino delle parti deviate del Partito Socialista Italiano e della Democrazia Cristiana.

Al centro del grande incrocio criminale e politico, per circa un decennio, ci fu una discoteca, la più grande e avveniristica d’Europa, costruita a Formia proprio dagli uomini più influenti del cartello criminale che faceva capo al boss Antonio Bardellino e a suo fratello Ernesto, uomo di fiducia di Bettino Craxi, a quei tempi Presidente del Consiglio.

Secondo alcuni pentiti del feroce clan mafioso dei Casalesi, quella discoteca, il monumentale Seven Up di Formia che si estendeva su seimila metri quadrati, era la fortezza impenetrabile per tenere ben salda l’alleanza tra le varie espressioni criminali e massoniche d’Italia in quegli anni. Molte delle riunioni tra i più pericolosi boss e i gli affiliati alle logge massoniche di quel periodo, si tennero presumibilmente proprio negli eleganti uffici al primo piano della discoteca-fortezza del clan Bardellino. Carmine Schiavone, in una delle ultime interviste prima della sua misteriosa morte, parlò del Seven Up come macchina immensa per riciclare i soldi della droga, provenienti dai paesi dell’America Latina. Ne “I Pascià”, per la prima volta, sono stati pubblicati gli atti che riguardano gli oscuri e impenetrabili tre decenni di collusione tra politica nazionale, cartelli mafiosi nascenti e “industria della notte”, quel segmento mai analizzato a fondo che ha fatto da coperta sicura per i più massivi e redditizi traffici delle consorterie criminali, tra gli anni Settanta e Ottanta. Nel libro di Salvatore Minieri, per la prima volta a trent’anni da quella tragedia, si analizza – da un punto visuale diverso – l’ultima notte di funzionamento della discoteca criminale “Seven Up”. Il 3 agosto del 1985, infatti, la struttura situata alle porte di Formia, saltò in aria per un’esplosione, avvertita persino a venti chilometri di distanza.