Gio. Feb 2nd, 2023

Primavera 1963. Palazzo San Gervasio (Comune della regione Basilicata).  Per le vie della cittadina in provincia di Potenza, circondata da alture e da una rigogliosa vegetazione,  si aggira da qualche giorno una troupe cinematografica, capitanata dalla regista , Lina Wertmuller, intenta ad effettuare un sopralluogo prima di girare alcune sequenze della sua pellicola d’esordio : “I basilischi”. Raggiunta insieme al fotografo di scena, Gianni Di Venanzo,  la piazza antistante il “Palatium Regium” , castello di epoca normanno-sveva, la Wertmuller viene avvicinata dal custode del monumento , incuriosito dalle insolite presenze. “Signora buongiorno!…chi cercate?…“, chiede l’uomo con tono cordiale; “Buongiorno!…sono Lina Wertmuller, vengo da Roma…sono una regista e , tra qualche giorno, dovrei girare qui una scena del mio film…Il sindaco, con cui ho parlato questa mattina, mi ha detto di rivolgermi a lei per una visita al sito!…”, spiega la Wertmuller . “Sì, signora, il sindaco vi ha detto bene!…” , replica il secondino, continuando, “Non vi preoccupate, venite appresso a me , che mostro tutto io all’amico vostro regista!…” . “Scusi, buon uomo…” , lo interrompe subito l’artista, “Forse non mi sono spiegata bene…la regista della pellicola, sono io…il signore , che è qui con me, è il fotografo di scena!…” . “Ne’, signora, ma voi che dite?… regista , voi, una donna?…”, domanda perplesso l’anziano palazzese ; “Sì, sono una donna, allora?…che c’è di strano?…siamo negli anni Sessanta…anche le donne possono fare le registe, ormai, non lo sa, non gliel’ hanno detto?!..”, sottolinea indispettita la Wertmuller. “Non v’arrabbiate, signora!…”, si scusa, schermendosi il custode, “Il fatto è che, qua, le notizie arrivano tardi…E poi, ogni volta che vado al cinematografo, la  cassiera , che mi spiega i film, dice che i registi sono maschi!…infatti , Fellini, Rossellini, De Sica, non sono forse maschi?… ” .

 

“E’ stata la prima donna candidata all’Oscar come migliore regista, per il film “Pasqualino Settebellezze”, con ben tre candidature. Unica per aver sdoganato i “titoli racconto” e aver fatto commedie di costume evidenziando stereotipi sociali (la ricca snob milanese e il marinaio maschilista o l’uomo tradito che deve salvare la faccia nel paese di provincia), ha accompagnato con una firma unica un trentennio di cinema italiano” . Così ha scritto di Lina Wertmuller ,nel 2014, un giornalista di Vanity Fair, per celebrarla  nel giorno del suo ottantanovesimo compleanno. Nata a Roma il 14 agosto del 1928, da Federico, un avvocato lucano di nobili origini svizzero-partenopee e da Maria Santamaria Maurizio, borghese romana, Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich, questo il vero nome della regista, instaura sin da piccola un intenso legame d’amicizia con Flora Carabella, futura attrice e moglie di Marcello Mastroianni, rivelatasi poi determinante nella sua scelta  di intraprendere la carriera artistica. Iscrittasi a soli diciassette anni, in piena Seconda guerra mondiale, all’Accademia Teatrale diretta da Pietro Sharoff, al termine degli studi, anima e dirige per alcuni anni gli spettacoli dei burattini di Maria Signorelli. Chiamata a collaborare da celebri registi  quali Guido Salvini, Giorgio De Lullo e Garinei e Giovannini ,  fra gli anni Cinquanta e Sessanta,   lavora  per la radio e la televisione, figurando tra gli autori e i registi della prima edizione della trasmissione Rai “Canzonissima”, senza ,però, trascurare i ruoli di moglie (dello scenografo Enrico Job) e di madre (della piccola Maria Zulima). Avvicinatasi all’ambito cinematografico , è dapperima segretaria di edizione per il film di Armando Grottini “…e Napoli canta!” e poi, aiuto regista e attrice di Federico Fellini nelle pellicole “La dolce vita” e “81/2”. Esordito come regista,nel 1963  dirige il film “I basilischi”, affresco di un Meridione apatico e indolente, con cui si aggiudica il premio Vela d’argento al Locarno Festival. Negli stessi anni, conquistata una vasta popolarità con la regia dello sceneggiato televisivo Rai “Il giornalino di Gian Burrasca”, adattamento dell’omonimo romanzo di Vamba, interpretato dalla cantante Rita Pavone, si cimenta nel genere “western all’italiana”, firmando con lo pseudonimo di “Nathan Witch” la pellicola “The Belle Starr Story”. Tuttavia , è  il  decennio Settanta a imprimere  una svolta nella sua carriera, che, grazie a film come “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Film d’amore e d’anarchia-Ovvero “Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza”, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, “Pasqualino Settebellezze” (quest’ultimo si aggiudica ben quattro candidature al premio Oscar), “La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia” e “Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici”, interpretati dalla coppia Mariangela Melato-Giancarlo Giannini, conosce una ribalta internazionale. Stesa la sceneggiatura di “Fratello sole, sorella luna” , pellicola diretta da Franco Zeffirelli, affrontato con leggerezza e coraggio il tema del terrorismo nel film “Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada” , verso la fine degli anni Ottanta e la prima metà dei Novanta, dirige opere liriche quali “Carmen”  di Georges Bizet e “Bohème” di Giacomo Puccini, inaugrando le stagioni teatrali del Teatro San Carlo di Napoli e dell’Opera di Atene. Alternata alla narrazione-denuncia della controversa realtà  della periferia partenopea  (“Io speriamo che me la cavo”, pellicola tratta dal libro del maestro Marcello D’Orta) , la ricostruzione storica in chiave di commedia ( “Ferdinando e Carolina”), fra il 2001 e il 2008 torna sul  piccolo schermo , dirigendo Sophia Loren e Claudia Gerini nella miniserie in costume “Francesca e Nunziata” e Gabriella Pession e Sergio Assisi in “Mannaggia la miseria”. Tributata nel 2010 di un premio David di Donatello alla carriera, il 22 dicembre del 2015  è insignita dal sindaco di Napoli , Luigi de Magistris, della cittadinanza onoraria , per via della sua sintonia artistica e umana con la città , a proposito della quale, qualche tempo fa,  ha detto : “Io , con Napoli ho un legame forte e incessante. Ricordo la canzone intonanta da mio padre Federico. Quando ero bambina , alla mattina , dal bagno arrivava la sua voce che cantava “Scetateve guagliun ‘e malavita!”, poi c’è stato Enrico Job, mio marito, l’uomo più importante che mi sia capitato di incontrare, che era nato in Via Chiatamone . Andando più indietro, ritrovo mio nonno , il cavaliere Arcangelo Santamaria Maurizio, che era napoletano…Napoli è un serbatoio inesauribile di idee, spunti, un vivaio di straorinari caratteristi. Il genio è insito nel napoletano. Esce a guizzi, da ogni parte. Lo spettacolo è nel suo essere . E recitare è un talento naturale e misterioso : come si fa a non amare Napoli?” .