Ven. Feb 3rd, 2023

ROMA- Chi non ricorda quel 24 febbraio 2014, quando Matteo Renzi si presentò dinanzi ai colleghi del senato per chiedere non solo la fiducia al suo Governo ma anche di pigiare il pulsante dell’autodistruzione dello stesso senato. “Spero che io sia l’ultimo presidente di governo che viene in quest’aula a chiedere la fiducia”. Una arrogante presunzione che poi l’ha portato alla disfatta sia col referendum sia alle politiche. La fine di un mito.

Ora per Renzi inizia un momento buio, perché l’eredità del nuovo regolamento del Senato, voluto fortemente dal presidente uscente di Palazzo Madama, Piero Grasso, toglie di fatto a Renzi l’opzione della scissione per dare vita ad un gruppo parlamentare autonomo. Per Renzi si profilano moneti bui destinato a fare il ragazzo di bottega del PD.

Il nuovo regolamento del Senato, per evitare in futuro “antiframmentazione” e “antitrasformismo”, introduce una norma ben precisa con l’obiettivo di arginare la mobilità parlamentare e la costituzione di formazioni prive di un’effettiva presenza politica sul territorio. Da questa nuova legislatura ogni gruppo deve “rappresentare un partito o movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno conseguendo l’elezione di senatori”. La soglia minima per costituire un gruppo resta quella di 10 parlamentari. Insomma, se Renzi fosse tentato di dare vita ad un gruppo autonomo rispetto a quello del Pd avrebbe, a norma di regolamento, le mani legate.