Sab. Mag 21st, 2022

Sono settimane che sentiamo parlare solo di evasione fiscale, ma è solo un alibi per cercare di eliminare il contante per favorire i grandi gruppi bancari e finanziari. Senza contante la persona perde il senso della misura. Senza contanti gli sprechi individuali raddoppiano trascinando la persona verso il debito, l’unica cosa che vogliono governi e banche.

Come detto l’evasione è solo un alibi, perché il maggior dolo lo commette lo stato e non chi produce che deve combattere contro un fisco esageratamente asfissiante che ha una pressione fiscale al 70% nel reale, sommando tutte le istituzioni rpesenti in questo stato.

Più sprechi che evasione. Nel rapporto dare-avere tra lo Stato e il contribuente italiano, il soggetto maggiormente leso sarebbe il secondo. E’ questa la conclusione a cui arriva una analisi della Cgia di Mestre, confrontando la dimensione economica dell’evasione fiscale presente in Italia e i costi a carico di cittadini e imprese relativi a sprechi, sperperi e inefficienze generate dalla Pubblica amministrazione (PA).

Gli Sprechi sono quasi il doppio dell’evasione. Secondo una stima del ministero dell’Economia, l’ammontare complessivo dell’evasione in Italia si attesterebbe attorno ai 110 miliardi di euro all’anno. Una cifra, quella dovuta all’infedeltà fiscale degli italiani, spaventosamente elevata ma che sarebbe comunque molto inferiore al costo che i cittadini e le imprese sopportano in ragione del cattivo funzionamento della PA e degli effetti negativi procurati dal mancato rispetto della norme e dei regolamenti da parte di un pubblico ufficiale o di un incaricato al pubblico servizio. Infatti, mettendo in fila i risultati di alcune analisi condotte da una mezza dozzina di istituzioni, il danno economico per i contribuenti italiani sarebbe di almeno 200 miliardi di euro all’anno. Si tratta di una dimensione economica quasi doppia a quella dell’evasione.

“E’ verosimile ritenere che se recuperassimo una buona parte delle risorse nascoste al fisco, la nostra macchina pubblica avrebbe più risorse, funzionerebbe meglio e, forse, si potrebbe ridurre il carico fiscale – precisa il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – Tuttavia, è altrettanto plausibile supporre che se si riuscisse a tagliare sensibilmente le inefficienze presenti nella spesa pubblica, il Paese ne trarrebbe beneficio e, molto probabilmente, la pressione fiscale sarebbe più contenuta”.

Ecco i costi del cattivo funzionamento
In sintesi si evidenzia che:
– il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la PA (burocrazia) è pari a 57 miliardi di euro (Fonte: The European House Ambrosetti);
– i debiti commerciali della PA nei confronti dei propri fornitori ammontano a 53 miliardi di euro (Fonte: Banca d’Italia);
– il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il sistema economico per un importo di 40 miliardi di euro all’anno (Fonte: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti);
– se la giustizia civile italiana avesse gli stessi tempi di quella tedesca, il guadagno in termini di Pil sarebbe di 40 miliardi di euro all’anno (Fonte: CER-Eures);
– sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di abbassare la nostra pressione fiscale alla media UE (Fonte: Discussion paper 23 Commissione Europea);
– gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità costano alla collettività 23,5 miliardi di euro ogni anno (Fonte: ISPE);
– gli sprechi e le inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12,5 miliardi di euro all’anno (Fonte: The European House Ambrosetti-Ferrovie dello Stato).

E’ necessario precisare che questi malfunzionamenti, tratti da fonti diverse, non si possono sommare, anche perché in molti casi le aree di influenza di queste analisi si accavallano. Tuttavia, queste avvertenze non pregiudicano la correttezza della riflessione