Dom. Nov 27th, 2022

ROMA- L’Italia è un paese orgoglioso. I cittadini sono stati da sempre grandi lavoratori, hanno accumulato ricchezze personale un briciolo alla volta, lavorando una vita intera senza mai chiedere alcunché a chi governava. Finché c’è stato il lavoro, quello vero, quello falso, quello a nero, finché c’era, gli italiani hanno sempre lavorato, e da quando il lavoro non c’è che il popolo italiano è stato ferito nel suo orgoglio personale.

Una grande politica, quella del dopoguerra, ha fatto sì che il popolo uscisse dal pantano e riconquistasse l’orgoglio perduto. Dalle tante macerie, una politica attenta, è riuscita a ricostruire il paese, grazie proprio all’orgoglio dell’italiano, che ha costruito case, messo da parte risparmi, ha fatto tutto quello che si poteva fare per ritornare ad essere italiani. Politici come De Gasperi, Togliatti, Gramsci, come tanti altri, hanno restituito dignità al popolo italiano che usciva sconfitto dalla guerra.

Finita l’era della ricostruzione, il popolo italiano ha subito il torto da una nuova classe dirigente che ha fatto della politica un servizio per se e non per i cittadini. Dai governi centrali, per finire al più piccolo dei comuni, si sono moltiplicati sistemi corruttivi che hanno leso l’orgoglio dell’italiano. Un fenomeno che si è radicato a tal punto, che oggi è difficile scardinarlo.

Questa nuova politica non ha fatto altro che andare ad intaccare continuamente l’orgoglio degli italiani. Essi hanno saputo costruire benessere per se e per le famiglie, ma tutto ciò è stato vanificato da un sistema fiscale che ha prosciugato il benessere degli italiani. Gli sono state tolte le case attraverso pignoramenti selvaggi messi in atto dai politici che governano e amministrano le istituzioni. Hanno burocratizzato la vita dei cittadini rendendola impossibile. L’italiano è troppo orgoglioso per far trasparire la sua situazione di disagio. È capace di suicidarsi ma non di dire aiutatemi. Anche perché nessuno lo aiuta, il potere politico è solo capace di massacrarlo.

Quando l’italiano si è visto decurtare i sacrifici di una vita, non ha reagito, non si è opposto, si è tolto la vita. Si è sacrificato con la vita pur di non vivere il disonore di aver perso quello che ha costruito, per via di una politica “accattona” che ha saputo solo inasprire il sistema fiscale senza capire che quell’italiano aveva perso la parte migliore della sua vita: il lavoro. E quando la politica gli ha tolto i suoi beni, perché lui non aveva più la possibilità di onorare i debiti col fisco impazzito, ha deciso di farla finita.  

Una classe dirigente, quella venuta dopo i grandi politici del dopoguerra, che ha strumentalizzato la vita del cittadino rendendola impossibile. Un paese che usciva dalla guerra, senza l’asfissiante burocrazia, è riuscito a ricostruirlo per intero, oggi, con questa burocrazia asfissiante, con una classe dirigente inadeguata, con un sistema corruttivo che vede complice politica e mafie, sta demolendo quello che grandi uomini hanno costruito. Stanno demolendo l’onorabilità di un popolo, la sua dignità e il suo orgoglio di essere ITALIANI.