Mar. Nov 29th, 2022

Dicembre 1947. Roma, quartiere Salario . Dalla finestra di un appartamento al settimo piano , sede della “Lux film” , casa di produzione cinematografica torinese ,trasferitasi nel 1940 nella Capitale, per volere del direttore generale , Valentino Brosio,   il pragmatico e risoluto produttore , Carlo Ponti, discendente di Ettore , senatore del Regno d’Italia , osserva l’austero edificio in stile “Art Nouveau” di Villa Marignoli , progettato ai primi del Novecento dall’architetto Giulio Magni come residenza dei membri dell’omonima famiglia nobiliare e situato all’incrocio tra via Po e Corso Italia, strada principale del rione Pinciano.

 Poi, lanciata un’occhiata furtiva ai cancelli d’ingresso del vicino parco pubblico di villa Borghese , chiude con un gesto impetuoso e brusco le pesanti tende di broccato e prende a camminare nervosamente su e giù per la stanza, in attesa di una telefonata , quando la segretaria , una donna compita dai modi cortesi , bussato alla porta , gli annuncia l’arrivo del regista Luigi Comencini . “Anna , gli dica di entrare!…Ah , se  durante il colloquio dovesse chiamare Gatti , l’amministratore delegato , non abbia remore : interrompa , interrompa pure ! …sa , si tratta di una questione importante !”;“Va bene dott Ponti , come desidera ! ” , risponde sollecita la collaboratrice . “Venga , venga …si faccia avanti !…” , esclama Ponti , vedendo il giovane regista fare capolino dall’uscio.  

Buongiorno , dott Ponti ! ; bentrovato ! , la ringrazio ancora per l’ospitalità dell’altra sera …la cena era ottima …Tuttavia spero che , qui, oggi, avremo l’occasione per parlare più approfonditamente di quel progetto che le ho , a malapena, accennato … Dott Ponti , ma mi sta ascoltando ? ….” ; “Parli , parli , Comencini …non si preoccupi , la seguo ! ” , lo rassicura il produttore , ” E’ che mi pare un po’ distratto … forse è impegnato ? , forse la mia visita è inopportuna ? …” , domanda il regista con tono agitato ; “Ma no, cosa dice ? …Il fatto è che  aspetto una telefonata …c’è in ballo un grosso finanziamento per un film …una coproduzione francese ….Allora, mi stava dicendo?”.

“Sì , certo ….” , riprende Comencini , “Lei ha visionato i miei cortometraggi : “Bambini in città ” e “La città dei ragazzi” ?  , dunque …conosce il mio interesse per le tematiche legate all’infanzia e e sa anche che non ho mai girato un film vero e proprio…Dott Ponti , quel quadro che si trova alle sue spalle è un Renoir autentico o una copia ? …” .

 “Comencini lei tituba , indugia e io , glielo dico francamente : non ho tanto tempo da dedicarle! , quindi , coraggio , su, venga al punto !…non avrà mica timore di espormi il suo progetto? …” , lo ammonisce, esortandolo,  Ponti .

“Ha ragione , mi scusi ! ” , si schermisce Comencini , “Ecco …vede … circa un anno fa mi trovavo alla stazione ferroviaria di Roma; seduto su una panchina , attendevo l’arrivo del treno delle 8: 45 per Milano , il convoglio a bordo del quale salgo ogniqualvolta mi reco a Salò , il mio comune d’origine …a un certo punto  vidi sbucare , da un angolo, un’intera famiglia : madre , padre e dieci figli ….! ; accomodatisi  quasi tutti  su di una panchina accanto alla mia , il capofamiglia , con il pretesto di scusarsi con me per le grida levatesi da due dei suoi figli , in lite per chi dovesse scagliare per primo un sasso da una fionda di legno, iniziò a raccontarmi la sua storia , a parlarmi di Napoli, sua città di provenienza, della guerra , dei bombardamenti che distrussero la casa in cui abitava con la sua numerosa e vivace prole e dell’emigrazione disperata al Settentrione in cerca di fortuna …poi aggiunse che ad aiutarlo a procurarsi il denaro occorrente per acquistare il biglietto ferroviario e, a trovare un lavoro a Milano , dov’era diretto, era stato un prete , un tale : Don Pietro Tassinari …La vicenda di questo sacerdote è davvero singolare , sa?, pensi che nelle fasi più convulse della Seconda guerra mondiale, la sua richiesta di essere inviato come missionario in Africa , per l’esattezza in Kenya , aveva trovato accoglimento da parte della Curia e stava raggiungendo proprio lo sciagurato continente la mattina in cui , arrivato da Roma alla stazione di Napoli e, sceso dal vagone , fu derubato di una valigia da uno “scugnizzo”. Inseguitolo tra i vicoletti della città , il bonario parroco , scoprì una realtà di degrado e di miseria tale da decidere di restare lì ,invece che dirigersi in Africa, come aveva stabilito,  e fondare : “La città dei ragazzi”, una comunità simile a quella edificata da Don Bosco per educare e sostenere bambini orfani e disagiati. Io vorrei che gli Italiani conoscessero questa storia e che imparassero ad amare e a rispettare figure come quelle di Don Tassinari …Be’ , ora basta ! …sono stato fin troppo prolisso e dopotutto : il Cinema non si spiega , si fa !…” .

“Mi piace , mi piace l’idea , Comencini…e ,anche se lei è alla sua prima esperienza di regista,voglio darle fiducia !…D’accordo , sono d’accordo!…” , commenta il produttore, “La storia mi avvince e sono certo che , in questi tempi così bui , la pellicola che  propone di finanziare  potrà offrire un messaggio di speranza e un monito per un’ immediata ricostruzione del Paese !…Il film s’ha da fare ! , mi dia solo un paio di giorni per cercare contatti , fare preventivi di spesa e parola mia : realizzerà il film entro un anno ! . Ora , mi scusi ,ma visto che il Gatti tarda a farsi vivo dovrò contattarlo io assolutamente …Questa attesa sfinisce e logora la mia pazienza ! ” . “Senta so che potrà sembrarle irriverente e inopportuno da parte mia , ma uno dei figli di quel povero diavolo  conosciuto alla stazione , avvicinatosi  d’un tratto,  mi sussurrò  all’orecchio una filastrocca , che don Tassinari è solito insegnare ai suoi “monelli”  , forse potrà giovarle ascoltarla : “Giovannino perdigiorno /ha perso il tram di mezzogiorno /ha perso la voce , l’appetito/ ha perso la voglia di alzare un dito / ha perso il turno , ha perso la quota / ha perso la testa (ma era vuota) /ha perso le staffe , ha perso l’ombrello / ha perso la chiave del cancello / ha perso la foglia /ha perso la via : tutto è perduto fuorché l’allegria! ” , suggerisce al produttore l’aspirante cineasta .

“Bene ,  visto che in lei batte un cuore di tenero fanciullo , d’ora in avanti, la chiamerò : “il regista dei bambini!”, chiosa, il produttore.

“La commedia “all’italiana” è questo : trattare con accenti comici , divertenti, ironici , umoristici , argomenti che sono , invece, drammatici . E’ questo che la distingue da tutti gli altri prototipi di commedia”. Così ,il regista Mario Monicelli ha descritto il genere cinematografico che meglio ha raccontato la storia d’Italia e il carattere degli italiani per circa un ventennio , dalla fine degli anni Cinquanta all’inizio  degli Ottanta .

Sottovalutata dai critici dell’epoca, che la definirono : “Degenerazione del Neorealismo”, è sintesi di riso e pianto , dramma e farsa, miscuglio tragi-comico che risponde all’aggettivo di : grottesco. Meditazione acuta e sagace sulla società , ha annoverato tra i suoi autori : Age , Scarpelli ,Piero de Bernardi e  Leo Benvenuti , sopraffini umoristi , orbitanti intorno alla rivista satirica : “Marc’Aurelio”.

Concepita già negli anni dell’immediato Dopoguerra da registi quali  Steno e Luigi Zampa , che ne offrirono spunti nelle pellicole “Totò cerca casa” (1949) , denuncia in chiave comica della penuria post-bellica di alloggi e ne “L’On Angelina”, narrazione sagace  di una sommossa popolare ,per richiedere il diritto a una vita dignitosa , capeggiata da “Angelina” , una fiera popolana , interpretata da Anna Magnani, la “commedia all’italiana”, si affermò sul grande schermo in maniera decisa grazie all’estro creativo dei cineasti : Luigi Comencini, Mario Monicelli, Dino Risi ed Ettore Scola.

Rappresentazione verosimile , sebbene mostruosamente deformata , dei vizi dell’Italiano-medio, la “commedia all’italiana” ha avuto tra i suoi interpreti di maggior pregio : Alberto Sordi , furbo , bugiardo , cinico , cerchiobottista nei panni del “Dott Guido Tersilli” e Vittorio Gassman , estroverso, sbruffone , rampante ,ma superficiale , nelle vesti di “Bruno Cortona” , coprotagonista de “Il Sorpasso”.

Spregiudicata e graffiante messa in scena della corruzione di una società ,passata in breve tempo dall’economia rurale a quella industriale , dal risparmio serrato al consumismo sfrenato,  in cui l’importante è : “Mostrarsi belli , sani e con la grana ” o rilettura anti-retorica e dissacrante della storia (medievale e contemporanea) , intorno agli anni Settanta, avvolta nel fumo dei lacrimogeni e delle bombe fatte esplodere da terroristi  ,inneggianti alla lotta di classe ,  s’incupì e perse il lieto fine.

All’alba degli anni Ottanta, gli hippy andarono incontro al loro destino di borghesi , i “compagni” di “Lotta Continua” e di “Potere operaio” a quello di “radical chic” e il cinema celebrò la morte di Dio e delle ideologie  , narrando frustrazioni e malesseri esistenziali di un gruppo di amici romani  riunitisi sulla balaustra de  “La Terrazza” , mentre i burloni fiorentini di “Amici miei” , scoperta di colpo la vecchiaia ,si congedarono per sempre da scherzi e “zingarate” .

Tuttavia, a fondare la commedia “all’italiana” fu Luigi Comencini, trentenne di confessione valdese , nato a Salò (Brescia) l’8 giugno del 1926 . Trasferitosi a Parigi  a seguito del padre ingegnere, ancora adolescente frequentò gli ambienti delle avanguardie cinematografiche e teatrali francesi .

 Tornato in Italia durante il ventennio fascista  e,  iscrittosi alla facoltà di Architettura presso il “Politecnico” di Milano, conseguì la laurea , pur dedicandosi alla sua grande passione : il Cinema , per il quale realizzò  i cortometraggi  “Bambini in città” e “La città dei ragazzi” , vincitori di un “Littorale della cultura e dell’arte ” ,cui il cineasta concorse in quanto iscritto al “GUF”  (“Gruppo Universitario Fascista” ).

Critico cinematografico de “L’Avanti!”  e delle riviste settimanali  “Corrente ” e “Tempo”, sposò la principessa partenopea Giulia Grifeo di Partanna da cui ebbe le figlie : Francesca, Cristina, Paola ed Elena.

Interessato alla pedagogia e alla psicologia infantile , osservò ancora dall’obiettivo della macchina da presa l’universo dei bambini, specialmente quello dei più disagiati , di cui  nel Dopoguerra denunciò il malessere e le spregevoli condizioni di vita.

Difatti , nel 1948 , girò il suo primo film : “Proibito rubare” , pellicola neorealista sugli “scugnizzi” partenopei , in cui un gruppo di monelli trova conforto e aiuto in un sacerdote , “Padre Tassinari ” (Adolfo Celi) , approdato a Napoli per caso e che , ispiratosi alla lezione di Don Bosco, fonda una comunità : “La città dei ragazzi” , per accogliere gli orfani e i poveri.

 La pellicola , prodotta dalla “Lux Film” di Carlo Ponti , fu un successo , ma nel 1949 il produttore, entrato in società con il collega Dino de Laurentiis , gli impose la realizzazione di un film “sbanca botteghini” : “Totò -L’imperatore di Capri”, una commedia degli equivoci incentrata sul talento farsesco  del “principe della risata” , allora dileggiato dai critici .

La commedia , destinata a diventare un classico della risata, registrò nelle sale una tiepida accoglienza e il regista tornò alle sue indagini sul mondo dell’infanzia ,dirigendo  fra il 1951 e il 1952 , “Heidi” trasposizione cinematografica del racconto omonimo di Jhoanna Spyri , in cui una bambina , priva di entrambi i genitori  , intreccia un delicato rapporto di affetto e umanità  con il nonno , un burbero e misantropo pastore di capre.

Ancora saldamente legato ai dettami del Neorealismo , diresse : “Persiane chiuse” e ” La tratta delle bianche” , due pellicole sul tema della prostituzione ,  interpretate dall’attrice Eleonora Rossi Drago  .

Nel 1953 , alla breve esperienza come regista della saga desunta dai racconti di Giovanni Guareschi ,“Don Camillo e l’On Peppone” , seguì la scrittura della “commedia rosa” , intreccio veristico -sentimentale ,  “Pane , amore e fantasia” , storia , tratta dai racconti vernacolari di Ettore Maria Margadonna, dell’esuberante popolana abruzzese “Maria De Ritiis”(Gina Lollobrigida)  , soprannominata “La Bersagliera”, che , tra i pettegolezzi dei compaesani , i rancori delle comari e le avances del Maresciello viveur “Antonio Carotenuto” ( Vittorio De Sica) , corona il sogno d’amore con il timido carabiniere “Pietro Stelluti ( Roberto Risso) .

La pellicola , prodotta dalla “Titanus” di Marcello Girosi , nonostante le accuse mosse al regista da parte dei critici : “Di aver tradito e banalizzato le istanze del Neorealismo”  , si aggiudicò l’”Orso D’oro ” al “Festival di Berlino” e realizzò incassi miliardari tanto da indurre il produttore a sollecitare un seguito , dal titolo “Pane , amore e gelosia” , il quale non riuscì a eguagliare il successo dell’opera prima , determinando la defezione della protagonista e del regista .

 Ne “La più bella di Roma” , squarcio sulla vita delle borgate romane, Comencini, propose invece un’avvenente Silvana Pampanini nel ruolo di “Nannina”, cassiera di un bar , corteggiata da molteplici pretendenti, tra cui lo schivo vedovo “Oreste ” (Paolo Stoppa) e lo spregiudicato tappezziere “Gracco” (Alberto Sordi).

Al film , definito dai critici : “Commedia divertente , sostenuta da attori coinvolgenti” ,fece seguito: “La finestra sul Luna park” , storia di “Mario” (Giancarlo Damiani) , bambino rimasto orfano di madre e del suo difficile rapporto con il padre operaio ,Aldo, (Gastone Renzelli) , riguardo cui il critico Gianni Rondolino scrisse : Pellicola intimista che analizza il legame tra un uomo e un bambino nelle sue pieghe psicologiche e umane , tratteggiandolo con fine sensibilità e tocchi delicati ” .

Spunti di riflessione sulla coppia ,sul matrimonio e sull’infedeltà offrirono le pellicole  : “Mariti in città ” e ” Mogli pericolose” ,mentre, nel 1960,  l’amaro e dolente “Tutti a casa”, vicenda del sottotenente “Alberto Innocenzi” (Alberto Sordi), incapace , all’indomani della proclamazione dell’Armistizio , l’8 settembre del 1943,di tenere unito il suo reparto dell’esercito e di impedire la fuga dei suoi uomini , mise a nudo il carattere pavido dei soldati italiani, trincerato dietro un apparente ,impettito patriottismo.

Il critico Mario Gromo , favorevolmente impressionato dalla visione , così si espresse sulle pagine della rivista “Cinema” : “Fusione ben temperata di comico , grottesco , drammatico e patetico. Sotto le mentite spoglie di una commedia , il film è sostanzialmente il racconto di come ciascuno , almeno una volta nella vita , sia  chiamato a fare una scelta ” .

Il regista , poi, indugiò con la sua macchina da presa  su una serie di individui pusillanimi e codardi:  dal “Giacinto Rossi” (Nino Manfredi) di  “A cavallo della tigre” , storia di un detenuto evaso che , incoraggiato dalla ex moglie “Ileana” ( Valeria Moriconi) denuncia i compagni di cella che l’hanno costretto alla fuga , al “Commissario Dante Lombardozzi” de “Il commissario” , integerrimo funzionario dello Stato che , scoperto l’assassino di un politico , è convinto da personalità autorevoli a ritrattare e a insabbiare le indagini.

Nel 1963 , invece, Comencini, girò una pellicola sulla Resistenza : “La ragazza di Bube” , trasposizione dell’omonimo romanzo di Carlo Cassola , vicenda della giovane contadina “Mara” (Claudia Cardinale ), disposta ad attendere il ritorno dell’amato partigiano  “Bube” (Gian Maria Volontè ) , braccato dai fascisti e perennemente in fuga .

Commosso dalla lettura del romanzo di Florence Montgomery ,“L’incompreso” , in cui un padre distratto e assente , il diplomatico inglese “Duncombe” , rimasto vedovo ritrova l’affetto del figlio maggiore “Andrea” (Stefano Colagrande ) , che credeva ribelle e disamorato,soltanto quando il bambino , precipitato da un albero in cima al quale era salito , muore tra le sue braccia , ne diresse nel 1966 l’omonimo adattamento , grazie al quale ottenne il premio“David di Donatello” come miglior regista .

Nel decennio dei Settanta , l’Italia sconvolta dal terrorismo “rosso” e “nero” spinse il regista ad analizzare la contrapposizione di classe , nella pellicola “Lo scopone scientifico” , storia di due “stracciaroli” , “Peppino ” (Alberto Sordi)  e ” Antonia” ( Silvana Mangano) chiamati a un’impresa titanica : battere al tavolo verde una coppia di ricchi americani (Bette Davis e Joseph Cotten) . L’illusione è breve e i due proletari perdono tutto , perfino la speranza  :”Questo è ciò che accade a chi crede di poter sovvertire le gerarchie sociali ” , pare essere la morale del film e i critici , recensendolo, commentarono  : “Nella trama non vi è una divisione tra buoni e cattivi : la linea di separazione è segnata soltanto dalla classe sociale . Pellicola appassionante ,interpretabile a vari livelli e raccontata da attori infallibili” .

Fra il 1972 e il 1976  , però ,Comencini  ebbe anche modo di cimentarsi nella regia di uno sceneggiato televisivo : “Pinocchio” ,  adattamento dall’omonimo racconto del toscano Carlo Collodi e di tornare al documentario , girando l’inchiesta sul matrimonio “L’amore in Italia” . Proprio nel 1976, inoltre,  diresse l’episodio scandaloso “L’ascensore” , parte del film “Quelle strane occasioni” , in cui una conturbante Stefania Sandrelli , nel ruolo di “Teresa” , seduce uno spregiudicato monsignore (Alberto Sordi) .

Chiusero il decennio “di piombo” le pellicole  : “L’ingorgo .Una storia impossibile” , tratta dal racconto di Julio Cortàzar , in cui una serie di personaggi rimasti intrappolati  per trentasei ore in un ingorgo causato da un incidente  mettono a confronto le loro esistenze disperate e precarie ; il giallo-noir  “La donna della domenica” e “Mio Dio come sono caduta in basso” , commedia sulle convenzioni e il  perbenismo della borghesia.

Gli anni Ottanta , furono scanditi dal concettoso film : “Cercasi Gesù” ,premiato con un “Nastro d’Argento” , e dalle commedie  “Un ragazzo di Calabria” , favola moderna in cui “Mimì” ( Santo Polimeno),un ragazzo calabrese , figlio di contadino , realizza il sogno di diventare un corridore e “Buon Natale ….e Buon Anno” , storia di due coniugi anziani , “Elvira “(Virna Lisi)  e “Gino” ( Michel Serrault) che, separatisi ,tornano insieme, avendo scoperto di non poter far a meno l’uno dell’altra .

Tornato sul set per l’ultima volta , prima del ritiro definitivo dalle scene dovuto all’aggravarsi della malattia degenerativa da cui era affetto, il regista  girò il remake di “Marcellino pane e vino” , dal titolo : “Marcellino” , avvalendosi per la sceneggiatura della collaborazione della figlia Francesca. A tal proposito , la figlia ,  Cristina , divenuta anch’essa sceneggiatrice e regista , ha dichiarato nel corso di un’intervista : “Mio padre evitava di portarci sul set e ha sempre cercato di scoraggiarci , senza riuscirci , a intraprendere un mestiere vicino al suo . Credo lo facesse di proposito : ogni passione doveva essere scoraggiata per capire se era resistente alle difficoltà e dunque vera! ” .

Il 26 aprile del 2007 ,  le agenzie di stampa , i quotidiani e i telegiornali annunciarono la notizia della sua scomparsa, avvenuta al compimento dei novant’anni.

“Comencini era un uomo serio , ma non serioso, divertente , ma mai comico ; sapeva far adattare gli attori ai ruoli con maestria ineguagliabile ! ” ,dichiararono , interpellati,  giornalisti ed esperti della “settima arte”  , aggiungendo: “Maestro disincantato e discreto, con il suo cinema ha  fatto riflettere , investigando sulle debolezze degli italiani e sui tanti e controversi mutamenti di storia e di costume . Il  suo Cinema è sempre stato dalla parte dei bambini , degli umili , dei più deboli e dei più sfortunati , vittime di una società della quale intuì per primo i difetti , descrivendoli sempre in tono lieve ,  lucido e ironico” .