Lun. Nov 28th, 2022

Prima che Di Maio uscisse dal M5S c’erano troppi contrasti che osteggiavano il lavoro che Giuseppe Conte voleva portare avanti per rilanciare il movimento. Era proprio quella la macchia che teneva fermo il movimento, poiché non era chiaro dove volesse andare. C’erano divisioni al suo interno che fermavano il lavoro di portare avanti in vista di una campagna elettorale anomala. C’erano poi i sondaggi che davano il movimento in caduta libera, quindi bisognava adoperarsi per far sì che si potesse mettere in piedi un qualcosa per rimediare a tutti i danni.

Non appena Di Maio ha annunciato l’uscita dal movimento si è messa in moto quella macchina per dare in mano a Conte la leadership per guidare il movimento fuori dal tunnel. Nessuno osteggiava più le sue idee per rilanciare e correggere gli errori fatti in precedenza. Conte non ha perso tempo a dare una direzione al M5S iniziando dal chiudere col PD e avventurarsi in una campagna elettorale solitaria.

Gli altri competitor condannavano la sua scelta, invece si è rivelata determinante per salvare il movimento. In seconda battuta, ad inizio campagna elettorale, Conte è sceso tra la gente, ha calcato molte piazze, anche quelle dei centri minori come si faceva un tempo, ed ha raccolto quel 15% capace di dargli ragione anche agli occhi dei diretti avversari. Inoltre, ha dimostrato di avere la stoffa del grande leader: non ha mai offeso nessuno, non si è messo a gridare, ha concentrato il suo dire su ciò che il movimento voleva fare per il paese, dimostrando di avere le carte in regola per essere giudicato un grande politico. Infine, ha quasi dimostrato che il movimento che stava guidando lui era un’altra cosa rispetto a quello visto nel 2018. Un lavoro perfetto che gli ha dato ragione.