Mar. Ott 4th, 2022

Inverno 1991. Roma, quartiere Gabartella. Il regista Mario Monicelli, ospite  di  un’amica per il Cenone della Vigilia di Natale, è invitato da quest’ultima a sedersi in  salotto per conversare, quando bussano alla porta.

Signora Rosa, per favore , può andare ad aprire lei?…”, chiede Anna, la padrona di casa, alla governante che, rispondendo con un cenno del capo, si reca all’ingresso, da cui , aperta la porta, fa capolino la suocera di quest’ultima, Lidia, che viene condotta  dagli altri ospiti.

“Buonasera a tutti!…Buon Natale!…Anna, tesoro, ma come sei pallida…non dico una lampada, ma almeno un po’ di cipria potresti metterla!…Va bene così, dai, non importa!…Senti cara , ma dov’è quel tesoro di mio figlio, che non lo vedo?…Ho capito: anche la notte di Natale è ai fornelli!…Be’, contento lui!…Io l’ho cresciuto, l’ho educato e l’ho fatto studiare fino a farlo diventare un ingegnere, ma se lui vuol diventare un cuoco, pazienza!…vorrà dire che accetterò pure questo…Del resto, non è la sola cosa che ho dovuto accettare in questi anni!…E comunque, cara Anna, ti capisco, tu sei una donna moderna, com’è che si dice oggi?: “emancipata” …ma io, io sono all’antica e mio marito, in cucina, non l’ho fatto mai entrare in cinquant’anni di matrimonio!…”, esclama Lidia, dopo il lungo monologo, subito interrotto dalla nuora: “Ecco, lo sapevo, ora iniziano i paragoni…ma è possibile che tu debba giudicare sempre tutto quello che faccio, confrontandolo con ciò che fai tu?…possibile che tu lo debba fare anche oggi che è Natale?…Almeno a Natale,potresti lasciarmi in pace, no?…Scusa Mario, il fatto è che io e mia suocera abbiamo un rapporto alquanto “vivace”, ma nonostante i battibecchi, ci vogliamo bene!…”.

“ “Ci vogliamo beneee?…Cosaaaa?, ma se sono vent’anni che mio figlio deve pregarti per ospitarmi  in casa sua !…che, se fosse per te, ci vedremmo una sola volta all’anno…Senti, Anna, non farmi inalberare , ti prego!, anche perché c’è il tuo amico che ci guarda  e non è carino nei suoi  confronti litigare così!…”, esorta la suocera, suscitando le ire di Anna: “Cosaaaa?…ma se  appena sei entrata hai cominciato a criticarmi e ad insultarmi senza neppure preoccuparti che ci fosse anche lui, ora ti preoccupi che assista alle tue scenate da “prima donna”?…E poi, non è un “mio” amico, ma un “nostro” amico, mio e   di tuo figlio!…” .

“Eh, certo, perché  mio figlio fa tutto quello che dici tu  e frequenta solo chi piace a te!…Mi sai dire da quant’è che non vede i suoi amici storici, quelli del Calcetto?…In compenso, però, è obbligato a ricevere in casa sua i tuoi conoscenti!…”, accusa la suocera,immediatamente rimbeccata dalla nuora, che adirata, fa notare: “Ah, cara, dolce Lidia, quindi stai dicendo che tuo figlio è come un bambino che ha bisogno di essere guidato e istruito?…Non ti sembra di stare esagerando?…Non ti sembra di essere offensiva ?… E poi, perché hai detto “casa sua”?…vorrei farti notare che questa casa è anche mia!…E’ evidente che la serata non sta prendendo una bella piega!…”.

“Bella piega, brutta piega…La verità è che , quando avete comprato la casa prima di sposarvi la gran parte del denaro per pagare il muto ce l’ha messa mio figlio, quindi: la casa è più sua che tua!…”, infierisce Lidia, la suocera, contro cui Anna, la nuora, sta per scagliarsi in preda all’ira, quando viene fermata dall’arrivo del marito, rimasto fino a quel momento in cucina per preparare l’arrosto per il Cenone.

“Mammina, Anna !…ma , insomma, cosa fate?…Litigare così, davanti a un ospite, la notte di Natale!…Poi, per cosa?, per motivi  futili…del tutto insignificanti!…”,cerca di calmarle Maurizio, architetto cinquantenne , rispettivamente figlio e marito delle due  litiganti.

Cosa hai dettoooo?…”motivi futili”, “insignificanti”…E così, tua madre mi manca di rispetto e questi sarebbero motivi “futili”, di “poco conto”?…E allora , Maurizio, sai che ti dico: che siete proprio uguali tu e la tua mammina !…”, esclama arrabbiata la moglie, Anna.

“Oh, ma lo sapete che questa è stata la scena più esilarante cui io abbia mai assistito?…Nessun regista, nessun sceneggiatore, credetemi, avrebbe mai potuto concepire un simile capolavoro!…”, commenta, prendendo la parola e , interrompendo la lite tra familiari, cui ha assistito fino a quel momento dalla sua postazione sul divano in salotto , il regista Monicelli, che chiosa: “Anzi, sapete cosa  vi dico, cara Anna e cara Lidia?, che mi avete fatto venire una bella idea per un nuovo film!…Dunque, anche se in anticipo, perché non è ancora mezzanotte, grazie per il regalo che mi avete fatto e Buon Natale a  tutti!…”.

“Quello che in Italia non c’è mai stato, è una bella botta, una bella rivoluzione, rivoluzione che non c’è mai stata … c’è stata in Inghilterra, c’è stata in Francia, c’è stata in Russia, c’è stata in Germania. Dappertutto, meno che in Italia. Quindi ci vuole qualche cosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, sono 300 anni che è schiavo di tutti!”. Così, il regista e sceneggiatore Mario Monicelli , rispondeva nel 2010 a una domanda sulla società italiana postagli dal giornalista e conduttore Michele Santoro, nella trasmissione “Raiperunanotte”.

Nato il 6 maggio del 1915, a Viareggio, figlio dello scrittore e giornalista antifascista , Tomaso Monicelli, direttore del “Resto del Carlino” e dell'”Avanti”, condivide le sue scorribande da monello impertinente insieme ai due fratelli : Giorgio ( traduttore ed editore ) e Furio ( scrittore) . Ancora bambino , si trasferisce a  Roma, ma si tratta di un allontanamento momentaneo : infatti, a quattordici anni , ritorna in Toscana, dove rimane fino ai diciassette. Quindi, spostatosi a  Milano e , conclusi gli studi liceali, si iscrive all’Università ( Facoltà di Lettere e Filosofia ), coltivando amicizie come quella con il futuro sceneggiatore e regista Alberto Lattuada e con il poeta Vittorio Sereni.

In seguito, con l’appoggio dell’editore Arnoldo Mondadori ,  fonda la rivista  “Camminare”, in cui si occupa di critica cinematografica : sono gli anni del fascismo , della dittatura di Mussolini e, la rivista , considerata ” di sinistra” ,viene soppressa dal regime.

Già negli anni Trenta , Monicelli si dedica alla regia, girando il suo primo “esperimento cinematografico”, il cortometraggio : ” Cuore rivelatore“( 1934),ispirato all’omonima opera dello scrittore e poeta inglese E.A. Poe e realizzato con gli inseparabili  Alberto  Lattuada e Arnaldo Mondadori . La pellicola, viene bollata dalla critica come : ” esempio di cinema paranoico” , ma il giovane cineasta non si arrende e , nel 1935, ci riprova con il lungometraggio ” I ragazzi della via Paal ” inviato alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia per concorrere nella sezione “film a passo ridotto”.

Vinto il primo premio, conquista l ‘opportunità di lavorare come “ciacchista” nella produzione del film di Gustav Machaty, “Ballerine“, presso gli Studios Pisorno , fondati a Tirrenia , dal commediografo Giacomo Forzano.

Nel 1937 , con lo pseudonimo di Michele Badiek , dirige la pellicola  amatoriale : ” Pioggia d’estate“,coinvolgendo nella lavorazione parte della sua famiglia e dei suoi amici.

Terminata l’Università a Pisa nel 1941 ,  dopo aver ritardato il momento della laurea per attendere la chiamata alle armi ,poiché, come ricordava lui stesso in un ‘intervista: “All’ indomani del giuramento fascista , bastava presentarsi alla laurea vestiti da militari e non occorreva né tesi né altro . Così è stata la mia laurea , non so nemmeno se è valida “, si nasconde a Roma fino al 1944 per evitare l’internamento in Russia .

Gli anni del Dopoguerra sono difficili , perché segnati dagli stenti della Ricostruzione e tali sono anche per il Nostro, che deve affrontare il suicidio del padre, così commentato più avanti : “Ho capito il suo gesto ; la politica lo aveva privato ingiustamente del suo lavoro e , anche a guerra finita , sentiva di non avere molto da fare qua “.

Lasciatosi alle spalle  la  dolorosa parentesi della guerra (1937-1944) , nel 1945, Monicelli riceve l’incarico di aiuto-regista nel film d’esordio del regista Pietro Germi e nel 1946 incontra il regista Steno con il quale firma la sceneggiatura di ” Aquila nera” e inizia una proficua collaborazione nell’ideazione di pellicole quali: “Guardie e ladri” (1951), con Totò e Aldo Fabrizi.

Il sodalizio ,però si interrompe nel 1957  e il regista toscano gira in solitaria “Padri e figli” , pellicola con la quale si aggiudica il premio “miglior regista” al Festival di Berlino .

Nel 1958, poi, la svolta con il film : ” I soliti ignoti” ,  nel quale delinea i caratteri della nuova “commedia all’italiana” e battezza ” l’attore impegnato” Vittorio Gassmann ,” attore comico” , mentre nel 1959 arriva ” La grande guerra“con due protagonisti d’eccezione, lo stesso Vittorio Gassman e Alberto Sordi nei panni di due  soldati italiani  per niente valorosi e poco disposti ad immolarsi per la Patria .

A causa di questa rappresentazione anti-retorica e non eroica della guerra , la pellicola viene censurata e vietata ai minori di diciotto anni ; tuttavia, grazie alla sceneggiatura di Age e Scarpelli e  di Vincenzoni, capaci di combinare con maestria comicità e toni drammatici, ( ispirati dal racconto di Guy de Maupassant, “I due amici “e dai romanzi di Lussu e di Jahier , “Un anno sull’Altopiano ” e ” Con me e con gli alpini “), il film vince il Leone d’oro al Festival di Venezia ex aequo con il ” Generale della Rovere ” di Roberto Rossellini e ottiene una nomination all’Oscar.

Nel 1963, è la volta de: ” I  compagni “ ,in cui  Marcello Mastroianni , Renato Salvatori e Annie Girardot interpretano una storia di sindacalismo e di  fratellanza operaia che vale una seconda nomination all’Oscar, per la sceneggiatura.

Negli anni Sessanta , invece, si affaccia sul grande schermo una sgangherata e improbabile armata di cavalieri medievali , capitanata da Vittorio Gassmann : ” L’armata Brancaleone” ( 1966) , che tra una Crociata e l’altra, inventa il frasario di  un ‘inedita lingua maccheronica.

Nel 1968, ” La ragazza con la pistola”, Monica Vitti , sdoganata dai ruoli di donna avviluppata nelle spire dell’incomunicabilità , compie una impacciata e goffa vendetta d’onore nella Sicilia sessista e omertosa , affetta da ” smodato patriarcalismo”  .

Gli anni Settanta, raccontano un ” Romanzo popolare” (1974) e le zingarate degli ” Amici miei”,interpretati da  Ugo Tognazzi, Philippe  Noiret e Gastone Moschin  ( 1975- 1976 ) .

Nel 1977 ,le inquietanti atmosfere degli anni di piombo segnano per il  Cinema  la fine dell’era della commedia e fanno da sfondo alla tragica e struggente vicenda del ” Borghese piccolo piccolo“, (omonimo  romanzo del 1976  di Vincenzo Cerami ) , in cui Alberto Sordi, è un padre pronto a vendicare l’uccisione del figlio ( Vincenzo Crocitti) ,tramutandosi in uno spietato e sanguinario assassino-giustiziere. La pellicola fa incetta di riconoscimenti : tre David di Donatello e quattro Nastri d’argento.

Gli anni Ottanta sono dominati dal ” Marchese del Grillo “ ( 1981) , dandy ante litteram, ricco proprietario terriero con le fattezze di Alberto Sordi che ,nella Roma papalina del 1809 ,sconvolge con la sua condotta e il suo atteggiamento ribelle, la parentela conservatrice e autoritaria .

Grande è l’ abilità dell’attore romano nel costruire con la mimica  una maschera popolare cinica e grottesca, come grande è il talento del regista  nell’articolare giochi di puro intrattenimento teatrale,  grazie ai quali viene premiato  con l’Orso d’argento al Festival di Berlino del 1982.

Nel 1985, l’esaltazione della figura femminile in ” Speriamo che sia femmina ” , spazza via il maschilismo di molti film del passato. Nel 1991, la caustica rappresentazione della famiglia media italiana, culminante  nel finale choc  di : ” Parenti serpenti“, in cui i figli uccidono i genitori per non doversene prendere cura , svela e mette in risalto la difficoltà dei rapporti intergenerazionali.

Gli ultimi anni di Mario Monicelli  sono scanditi dall’attivismo politico ,al fianco del PCI ( nel 2010 ,poco prima di morire , realizza il cortometraggio di protesta contro i tagli alla cultura : ” La nuova armata Brancaleone” ), dalle regie teatrali , dai film per la televisione ( ” Come quando fuori piove” del 2000)  e    dai  documentari (” Un amico magico : il maestro Nino Rota “ del  1999).

Uomo anticonformista, padre di Ottavia, Rosa e  Martina,  ha difeso il diritto alla libertà, opponendosi alle prepotenze e agli abusi del potere ,rifiutando  luoghi comuni  e modelli esistenziali vuoti e  stereotipati . Questo, il suo interrogativo , prima della decisione di suicidarsi,presa il 29 novembre 2010, provato e sofferente a causa di una grave malattia:  “Che cos’è un uomo in rivolta?. Lo scrittore e giornalista francese  Albert Camus , in un suo saggio del 1951 , così sentenziava : ” L’uomo in rivolta, è un uomo che dice no! “.