Mar. Ago 9th, 2022

MESSINA- La Polizia di Stato di Messina ha arrestato  22  persone, di cui 15 sottoposte alla custodia cautelare in carcere e 7 ristrette agli arresti domiciliari.

L’operazione, denominata “SENZA TREGUA”, che trae naturale discendenza dalla precedente denominata “Rinascita”, mira a stroncare nuovamente sul nascere la rinascita dell’organizzazione mafiosa tortoriciana e vede la Polizia di Stato continuare a fronteggiare “senza tregua” ogni nuovo tentativo di riorganizzazione.

A pochi giorni dal grave attentato commesso nei confronti del Presidente del Parco dei Nebrodi, ad essere colpiti sono il Clan mafioso di Tortorici operante tra il settembre del 2013 ed il dicembre del 2014 nella fascia tirrenica della Provincia di Messina e altre due associazioni a delinquere dedite al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine prende avvio dall’arresto in flagranza di reato, effettuato da personale del Commissariato di P.S. di Capo d’Orlando, durante un tentativo di estorsione ai danni di un nightclub nel centro paladino, perpetrato da quattro giovani tortoriciani nell’aprile 2013.

Nel corso delle prime intercettazioni emergeva che il nuovo boss di Tortorici, la persona in cui in quel momento bisognava fare riferimento, era “U calabrisi”.

Nelle successive indagini dei poliziotti di Capo d’Orlando, è stato possibile raccogliere, attraverso una complessa attività svolta con l’ausilio di servizi di intercettazione telefonica ed ambientale, significativi elementi probatori a carico di alcuni soggetti tortoriciani che si adoperavano in attività estorsive per conto del Clan Bontempo Scavo e nello spaccio di stupefacenti nel centro oricense ed a disvelare l’esistenza di una struttura mafiosa pienamente operativa nel territorio nebroideo, tanto da collaborare con la potente famiglia NIRTA – STRANGIO della ‘ndrangheta calabrese.

Tale struttura operativa operava sul territorio, mantenendo saldi contatti con altri appartenenti alla medesima associazione mafiosa, sia in libertà  che detenuti , portando a termine estorsioni in danno di commercianti ed imprenditori, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo mafioso.

Lo strettissimo legame tra uno degli arrestati ed esponenti di spicco della locale criminalità mafiosa appariva palese sin dall’avvio delle intercettazioni operate presso la propria abitazione. Dai colloqui intercettati, emergeva la necessità di trovare un canale sicuro di comunicazione con il carcere di Messina, attraverso il quale far pervenire messaggi ad un detenuto. La lettera era finalizzata ad informare quest’ultimo di vicende di interesse dell’associazione mafiosa ed a chiederne l’intervento risolutore, attraverso i contatti con altro detenuto, appartenente alla famiglia calabrese NIRTA STRANGIO. Ne seguiva uno scambio di corrispondenza che aveva ad oggetto un’attività estorsiva da compiersi nei confronti di una ditta di Sant’Agata di Militello che effettuava lavori sia in Calabria che in Sicilia.

In altre circostanze, invece, i due intrattenevano corrispondenza relativa ai canali di approvvigionamento di stupefacenti.

Nella organizzazione del modus operandi delle richieste estorsive si raccomandava loro di fare presente agli estorti che era lui il soggetto cui fare riferimento per la raccolta dei soldi.

Questi costringevano quindi le vittime a consegnare il denaro sotto la minaccia, anche implicita, derivante dall’appartenenza alla associazione mafiosa operante nel territorio di Tortorici, così sottintendendo e prospettando l’eventualità di attentati.

Ed è proprio nel campo delle estorsioni che l’organizzazione vuole dimostrare  il suo spessore criminale. Durante un colloquio intercettato uno degli arrestati  si vanta che, durante la detenzione del padre, ha costretto un commerciante a corrispondergli la somma di 1.000 euro.

In un’altra intercettazione, dopo un rifiuto di pagamento, si sente un arrestato dire al figlio di recarsi nuovamente presso quell’attività commerciale e dargli un vero e proprio ultimatum “gli devi dire: fino a stasera ho tempo, poi non ne ho più”. Padre e figlio poi, in una escalation estorsiva di matrice mafiosa, decidevano di prendere di mira l’autovettura della vittima, ove questa avesse manifestato ulteriore resistenza alle richieste di denaro. La pressione alla fine dava effetto ed il commerciante consegnava la somma di denaro richiesta.

Le estorsioni, consumate o tentate, consistevano sia nella materiale dazione di denaro sia nella richiesta di attività lavorative per i familiari.

Inoltre, consistenti le quantità di sostanze stupefacenti sequestrate, tra cui 140 grammi di cocaina e 600 grammi circa di marijuana: in particolare, 100 grammi di cocaina, venivano sequestrati a bordo di un bus di linea che da Messina va a Tortorici, 30 grammi di cocaina venivano rinvenuti e sequestrati in un muro, 10 grammi di cocaina.

Nel corso delle indagini sono emerse, anche diverse progettazioni di rapine ai danni di commercianti locali che per cause indipendenti dalla loro volontà non sono state portate a compimento.

I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, alle estorsioni aggravate dal metodo mafioso, all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

All’esecuzione della vasta operazione di polizia hanno collaborato i poliziotti delle Squadre Mobili di Palermo e Catania nonchè i colleghi dei Commissariati P.S. della Provincia di Messina e dei Reparti Prevenzione Crimine di Palermo e Catania.