Sab. Dic 3rd, 2022

Estate 1988. Viterbo, Comune del Lazio settentrionale alle pendici del monte Palanzana. Nella piazza antistante la fontana della Rocca, i viterbesi assistono a uno spettacolo organizzato in occasione della festa di Santa Rosa, patrona della città. Sul palcoscenico, si alternano comici e cantanti sconosciuti, quando il conduttore ,animatore in un noto locale del viterbese, chiama in scena una tra le più celebri interpreti della musica italiana:  Mia Martini, che si esibisce con un medley di sue canzoni di successo.

Poi, la cantante, terminato il mini-concerto e, ricevuto l’applauso della platea, che ringrazia, si allontana dalla scena, raggiungendo un piccolo camper, adibito a camerino, dove, appena  iniziato a cambiarsi, viene informata dalla sua collaboratrice della richiesta di un’ammiratrice di conoscerla.

Quindi, accettato di incontrarla, si veste in fretta  attendendone  l’arrivo. “Salve, signora Martini! E’ un piacere conoscerla!. Complimenti per il concerto di questa sera!…E’ stata bravissima!…Io, la seguo dal 1972, dai tempi di “Piccolo uomo”…Potremmo fare una foto insieme, così , poi, magari, mi fa anche  un autografo?…”, chiede l’ammiratrice, visibilmente emozionata.

Certo, che le autografo la foto!…ma davvero mi segue da così tanti anni?…A dire il vero, non pensavo di essere ancora così importante per qualcuno!…”, esclama la cantante, spiegando: “Come sa, anzi, diamoci del tu…come sai, sono lontana dalla ribalta da un po’: niente Tv, niente Festival di Sanremo, né tournée, ma solo concerti , che gli addetti ai lavori chiamerebbero “di nicchia”…Ma a me va bene così, anche perché l’importante è continuare a cantare e ad abbracciare voi, il mio pubblico, i miei adorati ascoltatori…So che non dovrei dire così, in fondo , questo stato di cose, non dipende da me, ma da circostanze poco felici…”.

“Che cosa intende, signora Martini?…”, domanda l’ammiratrice.

Mia, chiamami Mia!…Eh, che cosa intendo?…E’ difficile spiegarlo…Diciamo che qualcuno mi ha fatto un dispetto, una cattiveria…”, inizia a raccontare la cantante, “Un discografico , agli inizi della mia carriera, mi chiese di cantare per la sua etichetta discografica, ma io rifiutai e da allora, approfittando di avvenimenti e coincidenze spiacevoli, mise in giro la diceria che io portassi sfortuna…  Da quel momento, nel “mio mondo”, il dorato mondo dello Spettacolo, è stato un crescendo di isolamento, scherno ed emarginazione…Ma ciò che fa più male , non è certo non poter partecipare ai festival o alle trasmissioni televisive, ma non poter più cantare per il pubblico tutti i giorni le mie canzoni in sala di incisione come facevo prima…La mia vita,da quando ero bambina  fino ad oggi, è stata davvero una vita spesa  per la musica e io non  riesco a rinunciarvi…l’ho capito qualche anno fa , quando ho avuto dei problemi alle corde vocali e i medici non erano certi che ritornassi a cantare…Per questo, dato che ,per me, la musica è tutto ,cerco di inventarmi e organizzare ogni circostanza per cantare, compreso feste come quella di stasera!…Incontravi poi, incontrare persone come te, che amano la mia musica, mi ridona anni di vita perduti…perché, per me, la musica, non  è nient’altro che questo: Vita!…”.

“La mia vita era diventata impossibile. Qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C’era gente che aveva paura di me, che per esempio rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch’io. Mi ricordo che un manager mi scongiurò di non partecipare a un festival, perché con me nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Eravamo ormai arrivati all’assurdo, per cui decisi di ritirarmi. Tutto è cominciato nel 1970. Allora cominciavo ad avere i miei primi successi. Un impresario che  frequentava un famoso locale romano,  mi propose un’esclusiva a vita. Era un tipo assolutamente inaffidabile e rifiutai. E dopo qualche giorno, di ritorno da un concerto in Sicilia, il pulmino su cui viaggiavo con il mio gruppo fu coinvolto in un incidente. Due ragazzi persero la vita. Lui, ne approfittò subito per appiccicarmi l’etichetta di “ porta jella “”. Così, la cantante e musicista Mia Martini si raccontava a un giornalista della  rivista “Epoca”, in un’intervista rilasciata nel 1989.

Domenica (Rita , Adriana) Bertè , questo il vero nome dell’artista, nata a Bagnara Calabra il 20 settembre del 1947  e, vissuta  a Porto Recanati , nel maceratese, con tre sorelle : Leda , la primogenita,  Loredana  e  Olivia ,  è figlia di Giuseppe , insegnante di materie umanistiche , emigrato a San Ginesio, nelle Marche , dove insegna in un istituto Magistrale e di Maria Salvina Dato , maestra elementare, L’adolescenza , le amicizie , gli amori , la radio , i giradischi , il canto (passione e rifugio con cui mitiga il dolore  per l’indifferente prepotenza del padre padrone ) gli spettacoli in balere di paese , le orchestrine , i concorsi regionali , scandiscono la sua vita fino al 1962  quando parte in treno per Milano , accompagnata dalla madre.

Qui,  un discografico “ che conta” , Carlo Alberto Rossi , sentitala cantare , la scrittura  con il nome d’arte di “Mimì Bertè” , segnandone il debutto con il  quarantacinque giri : “Ombrello  blu”  , seguito , nel maggio del 1964 , dai singoli “Come puoi farlo tu” , “Il magone”, “ Ed ora che abbiamo litigato” . Il clamore suscitato nei coetanei dal suo personaggio beat e scanzonato dura poco, la fama scema : è l’oblio . Si trasferisce, allora, a Roma,  insieme alla sorella Loredana dove le due frequentano Renato Fiacchini , giovane cantante originale ed anticonvenzionale  , destinato a diventare il futuro Renato Zero .

Corista con Loredana e i  “Cantori Moderni” di Alessandroni , incide : “Per un pugno di samba”, album del sudamericano Chico Buarque de Hollanda . Tuttavia ,  proprio in quell’occasione , il pianista Toto Torquati la scrittura e ,nel 1970 , grazie  al produttore musicale  Alberigo Crocetta , fondatore del “ Piper”,( noto locale romano ) si fa conoscere dal pubblico come: “ Mia Martini” .

La ragazzina timida ,con i fiocchetti e i mini vestiti, cede il passo a una donna solitaria  e malinconica, che  nel 1971  urla la disperazione di una figlia nella canzone : “Padre davvero” e si interroga sulla volubilità dell’amore in “ Amore… amore … un corno” , brano composto da un allora sconosciuto Claudio Baglioni , con cui ,nel novembre del 1971 , realizza  il disco  “Oltre la collina” , riflessione canora sul disagio giovanile .

Nel 1972 , affermatasi come raffinata interprete, diventa : “ La cantante di Piccolo uomo” , canzone scritta da Bruno Lauzi , Michelangelo La Bionda e Dario Baldan Bembo , che si aggiudica il podio del Festivalbar , rassegna estiva organizzata da Vittorio Salvetti.

Firmato un contratto con la “Ricordi”  , si presenta alla Mostra Internazionale di Musica Leggera, a  Venezia , con il brano: “Donna sola”, vincendo la Gondola d’oro e , nel 1973 , conosciuto il cantautore romano Franco Califano , gli fornisce l’ispirazione per la stesura del testo di “Minuetto”, divenuto nel giro di una settimana Disco d’oro.

Ma il 1973 è anche l’anno di pubblicazione dell’album “Il giorno dopo “ ,per cui si avvale di numerosi collaboratori :  il cantautore Antonello Venditti ( “Ma quale amore”) e  gli autori Maurizio Fabrizio ( “Dove il cielo va a finire” ) e Maurizio Piccoli ( “ Bolero” , “Il guerriero”). Mia  ,però , nonostante il successo , rescinde il patto che la lega alla casa discografica  milanese  , decisa ad imporle un repertorio  non affine alla sua personalità artistica . Quindi , dopo il pagamento di una ingente penale , entra nella neonata produzione  “Come il Vento”  e registra l’ LP  : “Che vuoi che sia … se t’ho aspettato tanto” , che annovera tra gli autori  Amedeo Minghi ( “Ma sono solo giorni”) e Pino Mango ( “Se mi sfiori”).

Nel corso di una tournée in Francia , è notata dal cantante /istrione Charles Aznavour ,che le propone un recital all’ Olympia di Parigi , tempio della musica francese . Nel 1977 , lavora al disco : “Per amarti” , con gli autori Bruno Lauzi , Maurizio Fabrizio e l’esordiente  Ivano Fossati ( “Un uomo per me” , “ Sentimento”, “ Se finisse qui” , versione italiana del brano  “ Give a little bit” dei “Supertramp”“Vola”, “ Danza”, “Canto alla luna”, “ La costruzione di un amore”)  e con la canzone  “ Ritratto di donna” ottiene il riconoscimento di “miglior cantante straniera” al “ World Popular Song Festival  Yamaha” di Tokyo.

Ivano Fossati non è più soltanto il coautore dei suoi brani   , ma il compagno con cui condivide vita, progetti , emozioni e con cui convive nel complesso milanese di San Felicino . Mia , rievocando quel periodo, racconta di un rapporto complesso durante il quale scopre  di avere un nodulo alle corde vocali che le impedisce per qualche anno di cantare. Ricomincia quindi con fatica nel 1981, presentando al Festivalbar la canzone : “E ancora canto”.

Compiuti trentacinque anni  nel 1982, si sente pronta per affrontare il palcoscenico del Festival di  Sanremo e , con il brano di Fossati  “E non finisce mica il cielo” , è consacrata dalla critica “interprete”, attraverso un premio ideato apposta per lei da una giuria di giornalisti ed esperti .  Cantante matura ,  si cimenta anche come  autrice , componendo la canzone : “Quante volte”, singolo dell’album “Quante volte… ho contato le stelle” , per la cui preparazione si confronta con molteplici musicisti e autori ( Riccardo Cocciante , Mimmo Cavallo , Gianni Bella e Mogol ).

Nel 1983 , smette di cantare : da  dieci anni, infatti,   è vittima , bersaglio  di calunnie , maldicenze e dicerie di cattivo gusto , in quanto qualcuno sostiene che  porti sfortuna .

Due concerti al Teatro Ciak di Milano segnano l’addio alle scene,  l’ esilio  in Umbria , la conclusione della relazione con Fossati ,  l’esistenza appartata , condotta  in una casa   di campagna, fino  a quando   i produttori Lucio Salvini e Giovanni Sanjust la convincono a tornare sul palcoscenico :  nel 1989 ,  è ufficialmente  in gara al  Festival di Sanremo con “Almeno tu nell’universo” ( canzone di Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio ).

Un  nuovo  contratto con  la   casa discografica  “Fonit Cetra “, un disco in classifica ( “ Martini Mia”) , l’interpretazione di   brani intensi come : “Notturno”, “ Donna” ( quest’ultimo, scritto da Enzo Gragnaniello ) , aprono il decennio 1990 , scandito da raffinate  rielaborazioni  della  canzone napoletana (nel 1991, incide  “Cu ‘mme” , brano di Roberto Murolo ed Enzo Gragnaniello) e da  reiterate presenze al “ Festival dei fiori” ( n“ La nevicata del 56’”  di Franco Califano, “Gli uomini non cambiano di Giancarlo Bigazzi e Beppe  Dati,  e  “Stiamo come stiamo” , in coppia con la sorella Loredana, 1993  ).

Nel 1994, Mia , dopo aver inciso  “Viva l’amore” di Mimmo Cavallo , ha in progetto di produrre l’album “Napoli mia” e di duettare con Mina , che definisce:  “La più grande artista italiana” . Nella sua sala di registrazione domestica , tra i compact disc conservati in un   armadietto, ce n’è uno che reca  sulla copertina  l’ etichetta : “ Semplicemente  Mia”  , contenente la versione rimaneggiata di “Oltre la collina”. Una sera, le va di ascoltarlo , lo prende , lo inserisce nel lettore e , mentre la sua voce , accarezzata da una struggente melodia , racconta che : “Tutto rimane là , dietro la collina” , si addormenta  . Il suo corpo  senza vita viene ritrovato il 14 maggio . L ‘autopsia ,predisposta dagli inquirenti , rivela che il decesso è  stato causato da un arresto cardiocircolatorio dovuto, con ogni probabilità, a un overdose di stupefacenti . Il suo funerale viene celebrato il 15 maggio , nella chiesa di San Giuseppe , in via Stelvio , a Busto Arsizio , dove il padre risiede con la seconda moglie.

Mia , dopo una lunga  separazione , determinata da profonde incomprensioni , voleva riconciliarsi con lui . E’ stato  questo proposito a condurla a Varese ;  è stato  questo desiderio a  suggerirle di  appuntare su un foglio , prima di morire ,  una strofa  della  sua canzone : “ E io fuggo , correndo , camminando, scappando , strascinando per terra , io fuggo per cercare disperatamente un amore , un amore mio , un amore magari felice oppure infelice , ma sì , tanto è lo stesso . Mi basta solo che sia un amore” .