Dom. Feb 5th, 2023

Primavera 1968. Sabaudia, comune in provincia di Latina , lambito dalle acque del  mar Tirreno. Nel salotto della sua casa , affacciata sul promontorio del monte Circeo, l’attrice Monica Vitti  sta discutendo con il  regista Mario Monicelli di una proposta di lavoro. “Noooo!…lo vuoi capire, Monicelli ?…quando dico no è no!…ma ti pare che dopo il “cinema dell’ incomunicabilità” di Antonioni, i ruoli da nevrotica, da donna tormentata, in crisi una sera sì e l’altra pure, il pubblico possa trovarmi credibile nella commedia?…No, non si può , non esiste!…qui ne va della mia reputazione d’attrice!…Oh…che poi, in fondo  , il soggetto  non sarebbe neppure tanto male!…”. “Ah, allora lo vedi che l’idea non ti dispiace affatto?…” , incalza l’attrice , Monicelli, continuando : “Guarda che il produttore , Fausto Saraceni, è d’accordo con me!…”La ragazza con la pistola”, questo è il titolo della commedia, è un film  che può  davvero mettere in risalto la tua verve comica!…Pensaci bene : tu dovresti interpretare il personaggio di  una ragazza siciliana che , disonorata, decide di  vendicarsi…”. Basta, ti prego, Monicelli!…Te l’ho già detto…è questione di credibilità!…” , ribadisce, perplessa ,  la Vitti, interrompendolo  : “Sì, è vero…il mio debutto in teatro è stato con il genere della commedia, ma è passato troppo tempo…io non me lo ricordo più come si fa a far ridere la gente…come si fa, come si fa a far ridere la gente?…” . “Tu non devi ricordare proprio niente, Monica!…” , l’ammonisce il regista, “il tuo è un talento naturale…devi solo convincertene : Monica, tu fai ridere!…”.

“Mi sono accorta di avere un talento comico quando davanti ai compagni d’Accademia recitavo ruoli disperati e li facevo ridere. Ho capito solo dopo che era una straordinaria fortuna…”. Così, l’attrice Monica Vitti  raccontava dei suoi esordi, qualche tempo fa,  nel corso di un’intervista televisiva. Nata a Roma il 3 novembre del 1931 da madre bolognese e da padre romano, Maria Luisa Ceciarelli, questo il vero nome dell’artista, trascorre l’infanzia  insieme con i fratelli a Messina dove amici e conoscenti le attribuiscono il soprannome di “sette vistini” (“sette vestiti”), per via dell’eccessiva sensibilità al freddo che la induce a coprirsi con numerosi vestiti . Rivelata una certa propensione per il teatro, (sin dall’adolescenza intrattiene i familiari con spettacoli di marionette per distrarli dagli orrori e dagli stenti della seconda guerra mondiale) nel 1953, tornata nella Capitale per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, si diploma, esordendo in “La nemica” di Niccodemi e in drammi e commedie di Shakespeare e Molière. Poi, messe in evidenza doti comiche ,grazie al suo maestro Sergio Tofano, che la sceglie come interprete di testi comici dedicati al personaggio di “Bonaventura”, su consiglio di quest’ultimo, decide di adottare uno pseudonimo artistico,  utilizzando il nome “Monica” , desunto da un romanzo e il cognome “Vitti”, versione abbreviata di quello materno ,”Vittiglia”. Attratta anche dal cinema, dopo alcune apparizioni in pellicole brillanti, viene notata dal regista Michelangelo Antonioni al quale si lega sentimentalmente e che la scrittura come protagonista della  “tetralogia dell’incomunicabilità” (“L’avventura”, 1960, “La notte”, 1961, “L’eclisse”, 1962 e “Deserto rosso”, 1964). Raccolto un largo consenso presso la critica come attrice drammatica, nel 1968 si cimenta nella commedia , convinta dal regista Mario Monicelli e dal produttore Fausto Saraceni a vestire i panni de “La ragazza con la pistola”. Proseguito, quindi, con il genere comico, nel decennio Settanta diviene la principale interprete della “commedia all’italiana”, lavorando al fianco di attori come Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Giancarlo Giannini, Gigi Proietti e Ugo Tognazzi  in film sbanca botteghini  quali  : “Amore mio aiutami” e “Polvere di stelle” , entrambi diretti da Alberto Sordi,  “Dramma della gelosia-Tutti i particolari in cronaca” di Ettore Scola, “Teresa la ladra”di Carlo Di Palma, “Noi donne siamo fatte così”  di Dino Risi, “La Tosca” di Luigi Magni, “L’anatra all’arancia”, adattamento di Luciano Salce dell’omonimo lavoro teatrale di William Douglas-Home e Marc Gilbert Sauvajon ,“Basta che non si sappia in giro”  di Nanni Loy e Luigi Comencini e “Amori miei” di Steno.  Reduce dai successi televisivi (prende parte  come ospite d’onore al varietà “Milleluci”, condotto da Mina e Raffaella Carrà e recita accanto ad Eduardo De Filippo ne “Il cilindro”), ritrovato Michelangelo Antonioni sul set de “Il mistero di Oberwald” dopo la fine del loro rapporto dovuta all’incontro con il nuovo compagno, il direttore della fotografia Carlo Di Palma, negli anni Ottanta alterna al grande schermo ( “Non ti conosco più amore” di Sergio Corbucci, “Il tango della gelosia” di Steno, “Io so che tu sai che io so” di Alberto Sordi, “Flirt” e “Francesca è mia” di Roberto Russo) il palcoscenico (“La strana coppia”di Neil Simon  e “Prima pagina” di Ben Hecht e Charles MacArthur).  Divenuta anche  regista, nel 1990 presenta al Festival di Cannes la pellicola opera prima  “Scandalo segreto”, ottenendo il favore e il commento positivo dei critici . Affiancata a questa attività quella di scrittrice ,nel 1993 dà alle stampe l’autobiografia “Sette sottane”  e nel 1995 il romanzo “Il letto è una rosa”. Presenza fissa della trasmissione televisiva “Domenica in” nella stagione 1993-1994, in seguito alla scoperta di una malattia degenerativa,  si allontana gradatamente dalle scene, rilasciando nel 2002 la sua ultima intervista. Vincitrice di numerosi premi tra David di Donatello, Nastri d’Argento e Globi d’oro in qualità di  “migliore attrice”, tributata di riconoscimenti alla carriera ( Leone d’oro, Orso d’argento e Ciak d’oro) , attualmente , risiede tra la Svizzera e l’Italia , accudita dal marito, il fotografo di scena e regista Roberto Russo, sposato in Campidoglio il 28 settembre del 2000. “Scrivo non per ricordare, ma per reinventarmi tutto, per cancellare e ricostruire visi e fatti che mi girano intorno e ridono insieme a me , non di me”, rivelava la Vitti , ormai un ventennio fa  , raccontandosi  scrittrice in erba , presaga,forse,  di quella malattia che, come ha dichiarato l’amica Laura Delli Colli, le avrebbe “cancellato la memoria come una grande gomma”  e con essa il ricordo di quella ragazzina che “A quattordici anni e mezzo , in piena guerra, aveva capito che ce l’avrebbe fatta a vivere solo fingendo di essere un’altra e facendo ridere il più possibile”.