Mer. Ago 17th, 2022

Inverno 1988. Milano. Sul palcoscenico del Teatro alla Scala, il soprano Montserrat Caballé si accinge a iniziare le prove del recital “Vissi d’arte”, dedicato al compositore d’opera Giacomo Puccini e, messo in scena per una raccolta fondi a scopo benefico. Diretta dal maestro Riccardo Muti,la cantante  intona, non senza difficoltà, l’aria “Mi chiamano Mimì”, tratta da “La bohème”, costringendo  con un cenno della mano l’orchestra a interrompersi bruscamente, subito dopo non essere riuscita ad eseguire al meglio un acuto, presente nella prima strofa. “Scusate, maestri!…non so proprio  cosa sia preso questa mattina alle mie corde vocali!…Forse, sarà stato uno sbalzo di temperatura…eppure mi sembrava di aver fatto attenzione!…Non vorrei che, questo improvviso abbassamento di voce, fosse dovuto allo stress, a un eccessivo carico di lavoro!…Fino all’altro ieri ero a Londra, con Mercury per registrare un brano del suo  disco…devo aver ecceduto!…”, ipotizza mortificata la soprano. “Montserrat, non si preoccupi!…E’ capitato a tutti i più grandi della Lirica di essere ,almeno per un giorno, fuori forma!…Propongo, se lei è d’accordo, di posticipare la prova generale…Nel frattempo, le consiglio di consultare  il suo foniatra per accertare  le cause di questo brusco calo vocale, così  da poter intraprendere al più presto una terapia adeguata!…Non si dispiaccia, stia su!… e mi raccomando: nelle prossime ore, osservi un rigoroso silenzio!…”,cerca di tranquillizzarla il  maestro Muti. “Grazie, Muti!…lei è un grande maestro, un professionista e un uomo davvero comprensivo!…Vogliano scusarmi ancora gli orchestrali!…”, si congeda, schermendosi, l’artista, mentre, tra la prima fila di violini, disposta in buca, serpeggia il malcontento. “I critici, i loggionisti più accaniti la chiamano : “la diva”…ritengano sia il soprano più talentuoso in circolazione, secondo soltanto alla Callas…Mah, io ho i miei dubbi!, se fosse davvero così pensi che si sarebbe comporatata come una principiante, concedendosi un’incursione nellla musica pop, per poi affaticare le corde vocali con il rischio di compromettere seriamente, a pochi giorni dal debutto, il suo spettacolo alla Scala?…”, maligna sottovoce il primo violino,rivolgendosi al secondo. “Sì, hai proprio ragione!…Non è affatto un comportamento degno di un’interprete  del suo calibro…è sconcertante!…Comunque,guarda, che non è nè l’unico “soprano pop”  nè l’unica nell’ambiente della lirica  ad aver mostrato un certo interesse per la canzonetta!…Prendi ad esempio Luciano Pavarotti!…non è apparso anche lui  più di una volta in spettacoli televisivi e varietà, al fianco di Lucio Dalla, per cantare in duetto “Caruso”?…E non è stato ,forse, anche quello, un grave oltraggio alla nobile arte della lirica?…Prima d’oggi, non  si era mai visto niente di simile!…non si era mai visto un tenore fare da spalla a un interprete di musica “leggera”, prestando il fianco alla ridicola parodia di un leggendario tenore qual era Enrico Caruso!…”, risponde sdegnato il secondo violino. “Chissà ,di questo passo, dove andremo a finire!… “, rintuzza scettico il primo violino, chiosando : “…E chissà , soprattutto, dove andrà a finire l’opera lirica!” .

 

“Era necessario sottrarre la musica classica al suo ghetto, facendola incontrare con quella pop. Sono due mondi diversi, ma saldarli è stata un’evoluzione. Del resto, la musica può essere amata in tutti gli stili”. Così, il soprano Montserrat Caballé ribatteva alle critiche mossegli dai puristi della Lirica, all’indomani dell’uscita, nell’autunno del 1988, dell’album pop “Barcelona”, registrato in collaborazione con l’amico, leader dei Queen, Freddie Mercury. Nata a Barcellona il 12 aprile del 1933 in una famiglia di modeste condizioni,Marìa de Montserrat Viviana Concepciòn Caballé i Folch, questo il nome completo dell’artista, riceve la sua prima formazione musicale dalla madre, appasionata di musica classica e di opera. Quindi, mostrata una certa attitudine per il bel  canto, all’età di undici anni, superata una dura selezione, viene ammessa al Conservatorio Superiore di Musica del Liceo, presso cui si diploma nel 1954. Entrata nella compagnia dell’Opera di Basilea, nel 1957 debutta rivestendo il ruolo di  “Mimì” ne “La bohème” di Puccini, la cui felice rappresentazione le consente, in seguito, di ottenere numerose scritture (“Tosca”, “Aida”,“Arabella” e “Salomé”). Messasi in luce, dunque, come velente interprete del repertorio italiano dell’Ottocento, nel 1962, fa ritorno a Barcellona,  ingaggiata come soprano dal Teatro del Liceo. Poi, nel 1965,  sostituita l’indisposta Marilyn Horne, si guadagna la ribalta internazionale con la “Lucrezia Borgia” di Gaetano Donizetti, in forma di concerto, allestita alla Carnegie Hall di New York. Raccolto un largo consenso di pubblico, nello stesso anno, esordisce presso il Festival di Glyndebourne  e al Metropolitan Opera, nei cui cartelloni è presente con recital e opere fino al 1988. Approdata anche in Italia, in occasione del “Maggio fiorentino”, nel giugno del 1967 è a Firenze, presso il teatro del Maggio Musicale,  per interpretare “Imogene” ne “Il pirata” di Vincenzo Bellini e nel 1968  a Milano, per impersonare alla Scala “Luisa Miller”, nell’omonimo dramma verdiano, messainscena poi annullata per via di un infortunio. Tornata a calcare il palcoscenico scaligero  nel 1970, di nuovo nelle vesti di  “Lucrezia Borgia”, avvia con il teatro meneghino una lunga collaborazione ( “Maria Stuarda” di Donizetti, “Norma”di Bellini e “Salomè”  di Richard  Strauss ), interrottasi soltanto nel 1988. Divisasi tra i teatri più prestigiosi d’America e d’Europa, nel ventennio Settanta-Ottanta, è interprete superba dei drammi tra i più rilevanti dell’opera italiana( La traviata” “Un ballo in maschera”, “La forza del destino”di Giuseppe Verdi e “La Gioconda” di Amilcare Ponchielli). Nel 1988, invece, avvicinatasi inaspettatamente alla musica leggera, registra l’album “Barcelona”, accettando di duettare  con il cantante del gruppo rock “The Queen”, Freddie Mercury,  nel brano omonimo, divenuto l’inno dei Giochi Olimpici del 1992, disputatisi proprio nella città catalana. Concessasi, dunque, un’incursione nella musica pop e in quella tradizionale spagnola, scelta che le attira non poche critiche da parte degli inflessibili melomani, torna al repertorio lirico, dando vita in diverse  sale teatrali a recital interamente dedicati a compositori d’opera quali : Rossini, Verdi, Bizet, Puccini, Montsalvatage e Messenet, diretti da meaestri come: Herbert von Karajan, Leonard Bernstein, Zubin Mehta, Claudio Abbado e Riccardo Muti. Insignita di titoli e di  onorificenze( la più rilevante è la  Medalla d’Or la Generalitat de Catalunva), impegnata nella difesa di deboli e sofferenti, che sostiene sia attraverso la sua attività artistica( incide nel 1997 “Friends for life”, un disco di duetti pop) sia mediante il ruolo di ambasciatrice, svolto per l’Unesco, e quello di presidente di una fondazione per i bambini bisognosi di Barcellona, nel 2013, decide di ritirarsi definitivamente dalle scene a causa di gravi problemi di salute. Ricoverata da metà settembre presso l’ospedale Sant Pau di Barcellona, si è spenta lo scorso 6 ottobre, all’età di ottantacinque anni,  circondata dall’affetto dei figli Bernabé Martin Jr e Montserrat Martì Monsita, avuti dal marito, il tenore Bernabé Martì, sposato nel 1964. Ricordata da familiari, amici e colleghi, nel corso della cerimonia funebre tenutasi  presso l’obitorio di Les Corts, riguardo la sua figura di artista e la sua  prospera carriera  ha così scritto un cronista del quotidiano EL Paìs : “Montserrat Caballé è stata una delle  poche cantanti liriche all’altezza di miti come Maria Callas, Joan Sutherland o Renata Tebaldi. Era un’artista ma soprattutto una persona dotata di umanità e sentimento profondi. Basti ricordare le immagini che la ritraevano in lacrime davanti al Teatro del Liceo, sua seconda casa, ridotto in ceneri da un incendio nel 1994 e della cui ricostruzione volle occuparsi personalmente. Voce piena, potente e bella, dotata di limpidezza,  nitidezza, purezza e soavità, dal timbro iridescente e cangiante  , più che parlare di sé amava parlare dei suoi colleghi tenori: Placido Domingo, José Carreras e Luciano Pavarotti, cui la legava una “chimica speciale” e  più che a elogiarsi, teneva a sottolineare che non si reputava una leggenda dell’opera né l'”ultima diva”, come scrivevano, a volte, i giornalisti. “Ogni epoca”, precisava, “ha le sue stelle e, nel mio caso, l’unico merito è di aver fatto bene il mio lavoro, nel miglior modo possibile, al più alto livello”” .