Dom. Feb 5th, 2023

AVERSA- Faccio una premessa che è un obbligo come le tasse: il personale infermieristico e quello medico non c’entra nulla per quello che succede all’interno del pronto soccorso di Aversa. Le mele marce ci sono, per carità, si trovano in ogni ambiente lavorativo, ma vi assicuro che sono poche. Ho avuto modo di conoscere personale eccezionale che fa il proprio dovere con passione, ma sono messi in condizioni di arrivare all’esasperazione per mancanza di risorse umane professionali.

La mia è una testimonianza diretta, portata più volte anche al cospetto dei “faccendieri” della politica, ma invano, fanno orecchie da mercanti. Intanto chi soffre sono i pazienti che si recano al Moscati in cerca di aiuto nel momento di bisogno. Il Moscati deve soddisfare un bacino di utenze di oltre 800mila persone, e non è certamente umano farlo con personale ridotto. Stiamo parlando di primo soccorso, e chi ci arriva sta soffrendo. Ma i “faccendieri” della politica continuano a tagliare sulla sanità pubblica.

Ripeto, la mia è una testimonianza diretta vissuta in prima persona, quindi si può trarre beneficio. L’ultima volta che ho fatto ricorso al pronto soccorso del Moscati e stato un paio di mesi fa: accompagnai mio nipote che accusava dolori sotto una costola. Arrivammo intorno le 22,30, e ne uscimmo alle 2. Credo che sia assurdo dover attendere tutte queste ore per essere visitato. Ma forse questo è il caso minore. Il più eclatante fu quando dovetti portare mio figlio al pronto soccorso con forti dolori allo stomaco. E qui entriamo nel vivo delle situazioni di incandescenza che si possono verificare. Mio figlio aveva dei dolori laceranti, e dopo due ore di attesa disse papà sto schiattando non ce la faccio più adesso muoio. È chiaro che un padre che sente il figlio che dice queste parole va in bestia, e capace di fare qualsiasi azione, ed comprensibile anche se non è giustificato. Non persi le staffe, mi rivolsi al personale dicendo che era ormai impossibile farlo attendere ancora perché il ragazzo non ce la faceva più. Mi fu risposto che c’erano casi più urgenti e molte probabilmente nel caso di mio figlio si trattava di un mal di stomaco dovuto ad una cattiva alimentazione, questo senza visitarlo. Io ribattei che qualsiasi cosa fosse doveva entrare perché non ce la faceva più. Al continuo rinnego avvisai che se entro dieci minuti mio figlio non sarebbe stato visitato avrei chiamato tutte le forze dell’ordine per denunciare quello che stava accadendo. Mio figlio fu fatto entrare, morale della favola, ricovero d’urgenza per una forte pancreatite in corso e fu necessario il ricovero con una degenza ospedaliera di più di quindici giorni. Significa che se mio figlio restava ancora altro tempo poteva avere conseguenze peggiori. Chiaramente all’interno c’erano medici bravi che con una diagnosi immediata riscontrarono la causa. Ma il problema era stato entrarci all’interno del reparto del pronto soccorso, ed è su questo che va combattuta la paralisi del pronto soccorso del Moscati.

Queste sono testimonianze che devono fare riflettere. Ho fatto ricorso al pronto soccorso del Moscati in più occasioni, specialmente quando dovevo portarci mio padre affetto da diverse patologie. E se all’inizio ho detto che il personale non c’entra nulla è perché ho vissuto sulle mia pelle le situazioni all’interno del pronto soccorso. Una volta mi sono sentito asfissiato nel vedere infermieri che entravano e uscivano dai box per assistere più pazienti contemporaneamente. Come sono rimasto scioccato dalla bravura di un medico, unico in quel momento, che diagnosticava le patologie ai pazienti e dettava cure. Insomma, dovetti uscire perché iniziò a mancarmi l’aria. Come ho trovato personale altamente preparato nei reparti dove per mia sfortuna ho dovuto assistere mio padre.

Concludo nel dire che la situazione del pronto soccorso del Moscati è così da diversi anni, anzi, molti anni. Lo stato continua a tagliare la sanità, la regione fa altrettanto, ma chi ci va di mezzo sono i pazienti e anche chi ci lavora. Al moscati di Aversa, perlomeno all’interno del pronto soccorso, servono più medici e più infermieri professionali. Non è più tollerabile assistere situazioni di incandescenza dettate dall’angoscia di vedere un familiare soffrire. Non credo che una persona arrivi al pronto soccorso per perdere tempo, ma ci va perché sta soffrendo e con esso soffre chi ci sta intorno. Quindi se si arriva all’esasperazione è perché si innesca quella preoccupazione per la vita di un familiare. Azioni che non sono giustificabili in nessun modo, ma che devono far riflettere, anche io mi sono trovato in quella situazione, e via assicuro che quando si vede un figlio forte e dinamico senza più forze, allora ci può essere una reazione negativa dettata sempre dall’angoscia. Bisogna intervenire al più presto, perché è una situazione che non si può più tollerare, lo devono capire il personale medico, la politica, e anche i cittadini. Il pronto soccorso del Moscati è una risorsa di cui nessuno di noi può fare a meno nel momento di bisogno, quindi occorre chiedere che sia potenziato in misura tale che possa assistere senza problemi il bacino di utenza che ogni giorno si riversa al Moscati per chiedere assistenza medica.