Lun. Mar 4th, 2024

Siamo giunti al capolinea di una telenovela che dura ormai da 40 anni. Se prima i roghi erano il problema principale, ora non si capisce più cos’è. Non voglio usare parole della nobile lingua italiana racchiuse nei più pregiati vocabolari, no, meglio essere diretti: “Si sente puzza di MERDA”.

Orami questa puzza di MERDA è durata tutta l’estate, a partire dal mese di maggio, un tempo lunghissimo per non intervenire. A nulla sono valsi i reclami, le manifestazioni, la puzza imperterrita ha preso il palcoscenico come velina scadente di un teatro di registi altrettanto maldestri. La puzza non è scomparsa. Anzi, più si va avanti e più diventa insistente.

Tutte le sere, qualche volta anche nelle prime ore del mattino, quando dovresti alzarti e respirare aria frizzantina, ti ritrovi la puzza di MERDA che entra prepotentemente nelle narici del naso e la gola diventa un vulcano pronto ad esplodere. Cos’è questa puzza. Ditecelo, abbiamo il diritto di sapere. Viviamo in un territorio devastato dall’inquinamento da rifiuti. Un territorio dove ormai i morti per tumore non si contano più. Un territorio che, ormai, la mascherina non serve per proteggersi dal covid, ma per non respirare la puzza di MERDA.

Centinaia e centinaia sono state le manifestazioni fatte, non sono servite a nulla, e non serviranno mai a nulla. Sono solo parate momentanee, per il resto, da oltre 30 anni, non hanno mai dato un risultato positivo: il problema c’era e c’è ugualmente. Ci vuole qualcosa di forte, che metta alla berlina ministero dell’ambiente e della salute. Non serve più protestare tra le mura domestiche. Serve un’azione incisiva che faccia sapere al mondo intero che l’agro aversano è terra di nessuno, dove si muore sotto gli occhi delle istituzioni regionali e governative. Accampiamoci fuori al ministero dell’ambiente e della salute, con le dovute autorizzazioni, e andare via solamente quando ci garantiscono, con carte firmate dal capo del governo e il capo dello stato, che l’enorme tragedia viene debellata definitivamente. È l’unica soluzione. Non serve più a noi, serve ai nostri figli e nipoti, affinché non continuino a vivere in un territorio dove non si può respirare. È un danno che gli abbiamo procurato noi, e dobbiamo essere noi a risolverlo.