Ven. Ago 19th, 2022

Oggi, 25 novembre, ricorre la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Una data che non fu scelta a caso, ma aveva una valenza fortemente simbolica e si prefiggeva come obiettivo quello di non dimenticare la drammatica esecuzione delle sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana, uccise il 25 novembre 1960.
La prima, è che malgrado i passi in avanti, troppo poco è stato fatto per arginare questo odioso crimine.
La violenza mutila nel corpo e nell’anima, ferisce e uccide. Agisce come un veleno. Anche a distanza di anni. La denuncia è il primo, doveroso, passo, ma non basta. Lo dobbiamo dire a gran voce. Non basta, se non si abbatte il muro di omertà e di ipocrisia della società.

Il primo messaggio che bisogna lanciare è quello destinato a chi commette violenza. È proprio agli uomini che deve essere lanciato l’appello ad amare e rispettare la donna. Essa non è più considerata il sesso debole, anzi, nel corso degli anni questo concetto è stato del tutto cancellato, ma per pochi uomini, e questo va sottolineato con forza, non è così. Non essere violenti è il primo passo. Ma servono anche ascolto, collaborazione, supporto verso tutte le donne che subiscono violenze, che possano essere fisiche e intime.

Dobbiamo fermarci a riflettere. Intorno alla violenza sembra che sia nato un altro business uguale a quello che ha interessa l’immigrazione. Le cose bisogna farle sul serio e non fare di un dramma una risorsa economica che fa gola. Nel 2013 in Italia c’erano 188 centri antiviolenza e 163 case rifugio. Oggi i primi arrivano a quota 296, le seconde a 258. Un boom che non può passare inosservato. Lo stato investe milioni di euro ogni anno per debellare la violenza di genere, ma questa invece di diminuire aumenta. La cosa puzza di bruciato, e di molto pure. Ormai è chiaro che è nato il cosiddetto “business della violenza” e tanti si improvvisano esperti pur di sedersi al tavolo dei fondi. Tutto ciò non giova a chi invece ha bisogno di essere aiutato. Ogni Regione lancia dei bandi per distribuire i finanziamenti e, purtroppo, vi partecipa chiunque. Le istituzioni non verificano la documentazione oppure si accontentano dell’autocertificazione. In questo modo ad aggiudicarsi i soldi sono anche strutture che si occupano di povertà o migranti, associazioni che non hanno mai ascoltato una donna in difficoltà. Enti validi, ma che non hanno esperienza in merito alla violenza. Non è sufficiente accogliere una vittima e aiutarla nella denuncia, bisogna stare al suo fianco per anni. La donna che subisce una violenza ha bisogno di essere ascoltata non per dieci minuti, come avviene in molti centri, ma per un tempo lungo che gli permettono di riconquistare la fiducia persa nei confronti della stessa società. Ottenere 50.000 euro, la cifra media per struttura, fa gola a molti, ma di questi soldi cosa si fa nel concreto per chi subisce una violenza. Una rendicontazione vera e propria non esiste. Ma non solo, il fatto che aumentano sistematicamente femminicidi e violenze, significa che i soldi che si stanno spendendo non stanno fruttando il giusto risultato a favore di chi subisce il danno. Si è creato un sistema burocratico anche intorno alla materia, si moltiplicano i corsi di formazione in merito, che hanno un costo, ma anche questo modo non aiuta. Strutture che si improvvisano, se questo è il quadro, anche l’aiuto alle vittime viene messo a rischio. Per l’Istat questi luoghi di aiuto e di rifugio accolgono solo il 4,9% delle donne maltrattate, la maggior parte chiede aiuto a parenti e amici, poliziotti, legali. Serve una rete territoriale capillare con la partecipazione di tutti gli operatori coinvolti e, soprattutto, anche degli uomini, che sarebbe un fatto straordinario da non sottovalutare. Infatti ci sono molti uomini che cercando di dare, tra mille difficoltà, voce alle donne. Tentano di far riconquistare alla donna la fiducia che hanno perso nei confronti degli uomini, perché non tutti gli uomini sono uguali, chi commette violenza sono una sporadica minoranza. Indirizzano verso gli uomini analisi giuste per convincerli a fargli capire che nessun atto di violenza è giustificato. I soldi che si spendono purtroppo ancora non hanno fatto cessare e portare all’eliminazione del problema. Lo stato e le istituzioni tutte devono interrogarsi, trovare soluzioni che diano vantaggi a chi subisce una violenza e non avvantaggiare chi sulla violenza vuole “lucrarci”.