Mar. Ago 9th, 2022

La Corte di Assise di Appello di Napoli ha confermato i reati di disastro ambientale e avvelenamento delle falde acquifere a carico dell’imprenditore dei veleni Cipriano Chianese, condannato a 18 anni, e del faccendiere Gaetano Cerci, condannato a 15 anni. Una sentenza che da un po’ di respiro e trova dei colpevoli in uno scempio senza fine. La sentenza obbliga pure di risarcire i vari ministeri e il comune di Parete e Giugliano. Per anni hanno avvelenato le nostre terre, inquinato le nostre acque, sversato rifiuti tossici di ogni genere, trasformando una terra bellissima e feconda, tra Giugliano e Parete, in una bomba ecologica che sta seminando morte. Uomini senza scrupoli, affaristi incalliti, avidi ricercatori di ricchezza che, per fortuna, non godranno un euro di quello che hanno accumulato alle spalle di una popolazione ormai sfinita dalle troppe morti per tumore.

Ieri si è chiusa una pagina di giustizia che dona un po’ di sollievo. Una giustizia, però, che non ripaga i tanti morti per tumore. No, Non li ripaga, perché il danno c’è e quasi una volta a settimana si piange qualcuno che ci lascia dopo aver lottato contro il maledetto tumore, che riduce la persona a niente. Per rendere veramente giustizia a tutti i nostri cari colpiti dal cancro, dobbiamo solo pregare che questa pestilenza si fermi ma, sopratutto, chiedere che tutto sia rimesso al posto suo per il rispetto di chi dopo di noi deve usare questo territorio per vivere. A loro non possiamo lasciare una vita trascorsa con l’incubo quotidiano di essere colpiti da un tumore. No, loro non devono vivere con la nostra stessa angoscia, Non possiamo permetterlo.

Lo bonifiche così come vanno decantando i signori del potere politico, non sono praticabili. Purtroppo è la triste realtà. Li sotto c’è stato buttato di tutto, e impossibile bonificare qualcosa dove ci vorrebbe solamente una bomba atomica a distruggere tutto. Quello che c’è la sotto dovrebbe essere rimosso in sana pianta, scavare e rimuovere tutto, cosa del tutto impossibile. Quindi le bonifiche finora sono state usate per fare solamente propaganda politica.

Ma da oggi i due comuni risarciti da questa immane tragedia, somma irrisoria per il danno subito, devono pretendere e non più chiedere. Innanzitutto pretendere di sapere se le nostre falde acquifere, come recita la sentenza, sono del tutto danneggiate o è solo una parte che occorre sanare. Se è solo una parte, in quel punto va fatto un lavoro certosino e mettere al sicuro l’acqua che usiamo quotidianamente. Ci vuole certezza e non chiacchiere. Lo possono fare, insieme alle rispettive popolazioni, i sindaci dei due comuni tirati in ballo. Bisogna capire a che punto siamo arrivati, è urgente capire, perché in questi due comuni si piangono morti di tumore tutte le settimane. La sentenza di ieri in parte da un po’ di giustizia, ma per ottenere veramente la piena giustizia occorre far ritornare tutto com’era prima che questi criminali distruggessero la terra felix. Non serve una sentenza per mettere tutto a posto, no, non serve a nulla, serve ridare fiducia alle popolazioni terrorizzate dai tumori. Ormai non c’è famiglia che non ha dovuto misurarsi contro questo male terribile che ha consumato familiari ed amici riducendoli a larve da campi di concentramento. Consegniamo alle future generazioni una terra da vivere e amare, dobbiamo farlo noi che, con il nostro silenzio, abbiamo concesso di usarla per scopi economici distruggendo la nostra vita.