Mar. Ago 9th, 2022

Sono stati due giorni di grandi emozioni quelle ruotate intorno all’inaugurazione del PAM (Parete Art Museum). Storie di Parete, borgo mio natal, questo il titolo dell’evento che ha portato all’interno del palazzo ducale tantissime persone entusiaste del punto di incontro tra arte e tradizioni del territorio.

L’ultima serata è stata la più emozionante di tutte, poiché si è ricordato chi ha donato al Pam opere e oggetti che rappresentano la storia del territorio. Il ricordo ha emozionato sia i familiari sia le persone comune che hanno partecipato. Ricordi bellissimi, che in molti hanno rievocato ricordi del passato attraverso quattro concittadini che non ci sono più ma hanno lasciato in eredità un pezzo di loro racchiuso, ora, all’interno del PAm.

Alfonso Misso: nasce a Parete nel 1923, primogenito di otto figli. Già in possesso del titolo di studio delle scuole di avviamento professionale, non smise mai di studiare; conseguì il diploma magistrale a Napoli nel dopoguerra (1940-45). Come incaricato di maestro di scuola elementare, insegnò a Corigliano e a Gallucci. Fu poi trasferito a Parete dove Lavorò anche come segretario presso la direzione didattica di Trentola-Ducenta. Sposato e già con figli si laureò in lettere presso l’Università degli studi di Salerno. Da questo momento occupò la cattedra nelle scuole superiori, ove concluse il suo lavoro di docente presso l’Istituto Magistrale “N. Jommelli” di Aversa. Da sempre innamorato della letteratura e della capacità della parola di imprimere l’emozione sulla pagina, ha dedicato la sua vita all’insegnamento e alla possibilità di trasferire nei suoi alunni l’importanza dei classici. Alfonso Misso ci ha lasciato all’età di 67 anni.

Pietro Orabona: è nato a Parete nel 1967, ha frequentato la facoltà di Psicologia e successivamente quella di giurisprudenza. Ha creato il giornale L’ECO, di cui è stato direttore per svariati anni, coinvolgendo molti giovani nel suo progetto, mettendo in evidenza problematiche locali, cercandone una concreta risoluzione. Impegnato costantemente nel sociale, si è spesso distinto per essere divenuto un punto di riferimento per iniziative di attività solidarietà. Amante della poesia, autore egli stesso di versi. Morì prematuramente in un incidente d’auto in piena giovinezza.

Raffaele Morello: nasce a Parete il 24 Agosto del 1934. Legato alla natura contadina del borgo nativo, viene avviato sin da piccolo al lavoro nei campi. Dedito fortemente alla famiglia come marito, padre e infine nonno, lavora in diversi settori, non disdegnando mai l’arte contadina e le proprie origini. Testimone della trasformazione di Parete da piccolo borgo a cittadina, giunto alla pensione coltiva la passione per il modellismo di legno, riproducendo manualmente oggetti, attrezzi e macchine utilizzati nella vita contadina dal primo novecento ad oggi. Ciascuna delle sue riproduzioni diventa un pretesto per riportare alla memoria momenti significativi della vita di allora: la durezza del lavoro nei campi testimoniato dall’aratro, il periodo della vendemmia che raccoglieva familiari ed amici intorno al torchio. Il suo lavoro si estende poi alla realizzazione dei altre macchine, non strettamente legate all’attività campestre del territorio ma che hanno lasciato comunque un segno nella storia, come locomotiva a vapore. Con molteplici esposizioni delle sue produzioni tra Caserta e Napoli, si è fatto promotore e diffusore verso le nuove generazioni dello stile di vita che ha caratterizzato il territorio di Parete fino alla prima metà del novecento. Raffaele Morello si spegne tra gli affetti dei suoi familiari nel novembre del 2018.

Michele D’aniello: è nato a Lipari (ME) nel 1915. A sei mesi si trasferisce a Parete, paese natale della madre, con tutta la famiglia. Appena adolescente inizia a sentir nascere in sé l’interesse per l’arte pittorica. Personalità eclettica, D’Aniello ha svolto nella sua vita innumerevoli mestieri, anche se “spesso s’incantava a guardare fuori, a fantasticare. Eccolo, allora, scarabocchiare sulle pareti della bottega, con i carboncini, o ricopiare qualcuno di quei paesaggetti napoletani che ornavano gli involucri delle cartine per sigarette”. Per tutta la vita Michele ha continuato a fare schizzi, con la matita, quella piatta dei falegnami, o con qualche pezzetto di carbone su qualunque foglio di carta bianca o meno gli capitasse fra le mani. Frequentò la scuola d’arte e mestieri a San Lorenzo d’Aversa, in cui il pittore iniziò a formarsi perché lì poteva esercitarsi nel disegno sotto la guida di valenti insegnanti, anche se i genitori erano ostinati ad avviarlo verso una carriera lavorativa. Nel 1936 fu chiamato alle armi e assegnato al 10° artiglieria di corpo d’armata di napoli. Il servizio militare lo portà a viaggiare dapprima in Africa, in Asia minore, poi in Egitto, vivendo un lungo periodo di prigionia nel deserto insieme ai suoi compagni. Paesaggistica e figurista eccellente, i suoi quadri sono d’una istintività davvero sorprendente, formatasi da sé nello studio dei multiformi aspetti della natura e nella rappresentazione di tipi umani. Per le sue esperienze di guerra è stato definitivo dalla critica come “il soldato della tavolozza” e “pittore sociale” per le numerose opere di concezione democratiche, in cui sembra denunciare aspetti deprecabili della società.

Questi quattro cittadini di Parete hanno ornato l’inizio del Pam curato dai ragazzi dell’associazione La Tenda, ai quali va il merito di avere messo in piedi un museo che rappresenta la storia di parete e del territorio attraverso opere d’arte uniche ed inimitabili.