Mar. Lug 5th, 2022

PARETE- Emerge un quadro alquanto disumano dopo il sequestro del centro di accoglienza avvenuto  ieri a Parete e posto ai sigilli da parte dei carabinieri della locale caserma guidata dal Maresciallo capo Vincenzo Pulicani. Gli immigrati che giungevano al centro dopo essere stati salvati dalle acque del mediterraneo, vivevano in condizioni disagiate. La struttura è sprovvista della prescritta agibilità ed inoltre è carente delle relative caratteristiche strutturali ed urbanistiche previste per l’attuale destinazione d’uso, per questo motivo è stata sottoposta a sequestro, e gli ospiti dirottati in altre strutture.

Gli immigrati, secondo quanto si apprende dalle indagini, erano ammassati  in due camere-dormitorio. Stanze molto sovraffollate dove mancava anche l’area. Gli immigrati hanno sopportato a lungo le condizioni di disagio, fino a quando, esausti,  hanno protestato contro quelle condizioni di vita impossibili, ottenendo l’apertura di una inchiesta. Dopo i vari controlli da parte dei carabinieri di Aversa, coadiuvati dai colleghi di Parete,  hanno scoperto fatti gravi dietro quel disagio degli ospiti della struttura. Quindi  è intervenuta la Procura di Napoli Nord, dove il pm Giovanni Corona ha chiesto e ottenuto dal gip il sequestro della struttura sulla strada provinciale Tre Ponti che, in realtà, è solo un fabbricato ad uso agricolo e non potrebbe ospitare nessuno.

Il sequestro di ieri è anche il nuovo capitolo di una inchiesta che va accorpandosi ad una più ampia che riguarda l’associazione “Un’ala di riserva” (sede legale a Pozzuoli), quella che lucrava sui finanziamenti pubblici dell’emergenza immigrazione emersi dall’inchiesta napoletana sulla onlus. Quindi il sequestro di ieri ruota intorno alla stessa associazione. Dopo la protesta da parte degli immigrati, erano partiti gli accertamenti dei carabinieri, e l’Ufficio tecnico del Comune di Parete aveva consegnato una relazione sul fabbricato della onlus che ospitava gli immigrati, il cui risultato era che il fabbricato, di proprietà di una anziana donna, non poteva avere l’abitabilità in quanto destinato ad uso agricolo, dove sono stati fatti anche lavori per la modifica dei luoghi. Intanto, però, in quel fabbricato, non avrebbe potuto essere ospitato proprio nessuno. Mentre si apprende che esiste una convenzione tra la onlus e la Prefettura di Caserta. È questo un probabile nuovo fronte che potrebbe aprirsi nelle indagine, quindi i magistrati di Napoli Nord potrebbero delegare infatti i carabinieri per l’accesso agli atti in Prefettura circa quella convenzione, per capire dove e chi ha commesso l’errore di mettere immigrati in un centro di prima accoglienza che non era abilitato alla destinazione in uso.