Gio. Set 29th, 2022

È tornata a casa, alle porte di Arezzo, dopo due anni, la 39enne che il 23 luglio del 2020, alla 30esima settimana di gravidanza, ebbe un prolungato arresto cardiaco che causò conseguenze gravissime sia a lei – che finì in coma – sia alla bambina, Caterina, nata con un parto cesareo urgente – scrive Tgcom 24.

Cristina, rimasta in coma per 11 mesi fu trasferita poi in un centro di eccellenza di Innsbruck dove ci fu il risveglio. Nel percorso è stata sempre assistita dal marito Gabriele Succi e dai tanti familiari e amici che anche attraverso una raccolta di fondi hanno aiutato madre e figlia ad affrontare la loro battaglia. Quattro medici, un ginecologo dell’ospedale di Arezzo e tre medici di quello fiorentino di Careggi, sono indagati per il caso di Cristina e della piccola Caterina. Lesioni personali gravissime è l’accusa che il pm Marco Dioni ha ipotizzato a carico dei dottori. Secondo le risultanze dei periti guidati da Marco De Paola la donna avrebbe dovuto partorire prima a causa delle gravi patologie cardiache di cui soffriva. In sostanza il pm ipotizza, in base alla perizia ricevuta, che il parto sarebbe potuto essere organizzato in sicurezza, o per lo meno non in condizioni di emergenza.