Sab. Dic 3rd, 2022

ROMA- Sono stati dove il PD era diventato una forza incontrastabile, ma solo quando si facevano le cose senza interpellare il popolo. Quando, invece, si è chiesto al popolo di esprimersi, il PD ha perso. Lo stallo definitivo è arrivato alle ultime elezioni politiche, dove già prima del voto il sentore popolare era di disprezzo nei confronti non tanto del simbolo, ma quanto per il suo capo e tutti quelli che avevano creato una gerarchia intorno al capo.

Tutto ciò è stata una ripercussione anche nelle realtà locali. Si è visto subito, poiché la composizione delle liste hanno mostrato in pieno la natura del capo partito, quella di poter gestire il partito creando introno a se il cosiddetto gruppo di fedelissimi. Così è stato, tanto che la sconfitta è stata pesantissima, proprio perché gli elettori detestavano gli uomini e donne inseriti nelle liste elettorali.

Renzi ha fallito su tutta la linea. La sua colpa è stata quella di credersi al di sopra di Dio, e dall’altra parte non c’era un popolo con un cervello, ma soggetti che seguivano i capi gregge e avrebbero votato ad occhi chiusi lui e il partito. Così facendo ha perso quattro elezioni di seguito in cinque anni.

Il problema adesso è che il partito è a un punto di non ritorno, anche perché Renzi non sembra volersi fare da parte sul serio, anzi, sembra proprio che vuole gestire le sorti del partito e le decisioni come se fossi lui ancora il capo dei capi. La sua prepotenza politica e i suoi atteggiamenti arroganti e presuntuosi, fanno capire che sta aspettando in difesa per poi colpire in contropiede. Ma di arrendersi e prendere atto che non è un grande politico, non si percepisce quel segnale forte di cui ha bisogno ora il partito. Il PD rimane ostaggio di Renzi, e uscire fuori da questa situazione non sarà di sicuro facile, anche perché gli elettori che si trovano in quel 18% che hanno ancora dato fiducia al PD, stanno già facendo le valige.