Mar. Lug 5th, 2022

Inverno 2020. Napoli. Via San Domenico, quartiere Vomero. All’interno del Teatro Cilea, l’attore e cantante Peppe Barra, sta provando, insieme con il collega Patrizio Trampetti, una scena della farsa  in due atti: “I cavalli di Monsignor Perrelli”, prossima al debutto, quando, interrottosi d’un tratto, esclama a gran voce: “Eh,nooooo!…anche stamattina!…io lo sapevo!…e adesso, ne’ Patri’, come facciamo?…no, dimmelo tu!…arrivati a questo punto, la luce del faretto mi dovrebbe illuminare il viso…e dovrebbe partire la musica dell’intermezzo…eh!…ma se il tecnico non c’è, chi me la illumina la faccia a me?…E dire che è la seconda volta che succede!…e dire che a Ciro, glielo avevo pure detto: “Mi racconando, Ciru’…vedi di arrivare puntuale, altrimenti  la prova generale non riesce neppure questa volta!…Quello, secondo me, lo fa apposta!… è uno spirito di contraddizione!…Ah, ma mo’, appena arriva, gliela canto io la canzone!…Patri’, jamm bello,ja!,  riprendiamo da dopo l’intermezzo…”. Quindi, mentre Barra sta per ricominciare, viene interrottodal cigolio di una delle porte laterali del teatro, dalla quale, una volta apertasi, fa il suo ingresso il tecnico delle luci. “Ah… ah, Patri’…guarda, guarda chi si vede…alla buon’ora!…e noi qua stiamo provando dalle 9:00 e adesso sono le 11:00…Patri’, hai capito, sì?,il “signore delle luci” ci ha fatto la grazia…ha fatto l’apparizione pure stamattina!…”, commenta sarcastico, l’attore e regista, continuando: “Mo’ , giacché ti trovi qua, volessi pure lavorare, così riusciamo a finire le prove e a non debuttare con una schifezza di spettacolo!…”. “Scusate, signor Barra,ma il fatto è che ,in questo periodo, ho dei problemi in famiglia!…”, si giustifica il  tecnico, rivelando: “Io e mia moglie, dopo vent’anni, ci stiamo separando…”. “Uh, mamma mia, e quest’è!…e io chissà che mi credevo!…E tu stai così scumbinato da arrivare tardi tutte le mattine per questo?…”, domanda Barra, sorridendo compiaciuto, “No, aspe’, aspetta…non mi fraintendere io lo so che le separazioni , specie dopo tanti anni , fanno soffrire, però, figlio mio, tu devi pensare al lato positivo della faccenda…Qual è ?…Uh, mammà, tu ti sei liberatooo!…tu ,da adesso in poi, non avrai più scocciature!…e vogliamo parlare delle lagne?…le lagne  che fanno le donne, specialmente le mogli ,dentro le orecchie dalla mattina alla sera ?: “Caro, a che ora torni?”….”Caro, domani mi aiuti a fare la spesa?”…”Caro, domani mi accompagni a fare shoppìng?”….uh,mammà, e che scocciatura!…Tu, figlio mio, dovresti stappare una bottiglia  di champagna e brindare al pericolo scampato…e  invece te ne vieni qua , (quando ci  vieni),  mogio, mogio, co ‘sta faccia appesa che mi pari un morticino!…Sorridi caro, sorridi!…su, con la vita!…anche perché tu fai  uno dei mestieri più belli del mondo : il Teatro!…Il Teatro, figlio mio, ricordati:   è come la  vita, va vissuto con  allegria, con  leggerezza e  ironia, perchè , come dice il maestro Calvino?: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto e non avere macigni sul cuore!”…N’è, tu mi hai capito mo’?… e jamm, jà , jamm bell!, andiamo a  lavorare, …andiamoci a guadagnare la pagnotta, anzi, l’applauso del pubblico!…”.

“Ognuno vive il Teatro in maniera diversa. Gli spettatori lo “subiscono” attraverso le emozioni e le sensazioni che noi riusciamo a trasmettergli. Spesso riusciamo a farli commuovere. Per me è vita, è allegria. Senza non sarei la persona gioiosa che mi sento di essere. Nonostante sia finzione, il Teatro è lo specchio della vita e della società in cui viviamo. Il Teatro è come la vita , va vissuto e non va preso troppo seriamente”. Così, l’attore e cantante Peppe Barra, in un’intervista di qualche anno fa al quotidiano La Repubblica, a proposito del suo mestiere di attore. Nato a Roma, in piazza dei Crociferi, il 24 luglio 1944, dal fantasista Giulio e dalla cantante Concetta Grasso, cresce tra Procida, luogo di origine dei genitori,e Napoli , dove, sin da piccolo, frequenta scuole di teatro e dizione. Quindi, debuttato verso la fine degli anni Sessanta nella compagnia di Gennaro Vitiello, diventa “attore professonista” presso il Teatro Esse. Cimentatosi anche nel canto, nel 1967 entra a far parte della Nuova Compagnia di Canto Popolare, (fondata, tra gli altri, dal cantautore Eugenio Bennato e dal regista, compositore e musicologo, Roberto De Simone), con la quale porta in scena fra 1975 e 1976 “La Cantata dei pastori” “La gatta Cenerentola“, fiaba tratta da “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile e riadattata dallo stesso  De Simone. Nel 1978,congedatosi dal gruppo di musica popolare campana, partecipa alla trasmissione Rai “Serata d’onore con Eduardo De Filippo” , dedicata all’attore e drammaturgo partenopeo e condotta da Vittorio Gassmann, non trascurando però la recitazione. Nello stesso anno, infatti, viene scritturato dal regista Sergio Corbucci per il ruolo di “Giardino” nel film “Giallo napoletano“, per il quale si aggiudica nel 1980 i Premi Saint Vincent e Maschera d’Oro. Tornato sul set nel 1981 per girare la pellicola “La pelle” di Liliana Cavani, viene chiamato dal regista Maurizio Scaparro al Carnevale di Venezia, dove si esibisce in un assolo : “Peppe e Barra”, scherzo in musica in due tempi, al quale prende parte la madre Concetta che, da quel momento, parteciperà a tutti i suoi spettacoli. Fondata la Compagnia teatrale “Peppe & Barra“, con cui incide l’ omonimo disco prodotto dalla Fonoprint, è nuovamente protagonista a teatro, nel ruolo di “Sancho Panza”, interpretato nella pièce “Don Chisciotte“, testo riadattato in seguito per uno sceneggiato. Poi, dedicatosi alla musica e al canto, fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, incide i dischi: “Peppe e Concetta Barra n.1” e “Mo’Vene”, album, quest’ultimo, con cui vince la Targa Tenco come “migliore interprete”. Nel 1994, preso parte al concerto omaggio al chitarrista Eduardo Caliendo, presso il Teatro Mercadante, si riunisce per un breve periodo con la Nuova Compagnia di  Canto Popolare, per poi approdare sul piccolo schermo con il racconto di venti favole dal Pentamerone di Giambattista Basile, trasmesse sui canali Rai, esperienza poi tradotta in uno spettacolo teatrale  dal titolo: “Lengua Serpentina“, grazie al quale ottiene nel 2000 il Premio Dioniso al Festival delle Cinque Terre di Riomaggiore. In seguito, contattato da Fabrizio De André per l’adattamento e l’interpretazione in lingua napoletana  del suo brano “Bocca di rosa“, inserita poi nell’album “Canti Randagi”, nel 1999, a seguito della scomparsa del cantautore , partecipa  concerto “Tributo a De André“. Continuato anche negli anni Duemila ad alternare il teatro (è “Mister Peachum” ne “L’opera da tre soldi” di Brecht e porta in scena “Il borghese e gentiluomo” di Molière) alla musica (incide il suo secondo disco : “Guerra”), viene designato come dierettore artistico della “Rassegna Internazionale della musica etnica“. Nel 2002, “grillo parlante” nel film “Pinocchio” di Roberto Benigni, scrive con Massimo Andrei “Le vecchie vergini“, fiaba in lingua italo-napoletana, e mette in scena al Teatro Trianon  una nuova edizione de “La Cantata dei Pastori”. Partito per una tournèe negli Stati Uniti,ottiene la cittadinanza onoraria di New York e, rientrato nel 2006 in Italia, il premio Lunezia Etno-Music (conferito da Rai Trade)per “la qualità musical-letteraria della sua carriera”. Tornato in sala di registrazione per incidere il disco “N’attimo“, nel 2012 riceve il Premio Armando Gill alla carriera dal Comune di Grottolella, in provincia di Avellino. Impegnato nell’attività di formazione e in incontri con gli studenti universitari, nel 2014 gli viene conferito dall’Università Federico II° di Napoli,  il Master Honoris Causa in Letteratura, Scrittura e Critica Teatrale. Aderito alla mostra “La gente di Napoli-Humans of Naples” , patrocinata dai Comuni di Napoli e di San Giorgio a Cremano e dall’assessorato all’assistenza sociale della Regione Campania, presso il Palazzo delle Arti, nel 2016, ottiene il premio alla carriera DiscoDays, in occasione dell’edizione annuale della Fiera del Disco e della Musica. Di recente in scena con la farsa in due atti ed intermezzi canori, “I cavalli di Monsignor Perelli“,  scritta e diretta con Lamberto Lambertini e, interpretata al fianco di Patrizio Trampetti, di sé e del suo rapporto con Napoli, ha detto: “Io sono nato a Roma per caso. Napoli per me è tutto , è mia madre, sono i miei ricordi; Napoli è la mia adolescenza. Se non fossi stato napoletano, non avrei potuto essere quello che sono a teatro. E’ grazie alla mia città , con la sua cultura  che mi sono realizzato come attore e artista. Non riuscirei a vivere lontano da Napoli. Credo di essere l’unico attore che non è scappato da una città vittima di molti pregiudizi. Alcuni veri, altri falsi. Mi piace ricordare sempre ciò che diceva Eduardo: “‘O presepio è buono, ‘e pasture so malamente”. E aveva ragione. Napoli è quella descritta da Pino Daniele, piena di contraddizioni,ma ricca di fascino”.