Ven. Ago 19th, 2022

In questi mesi il PD tutto attacca la Lega e il M5S sul reddito di cittadinanza. Lo fanno anche con toni molti accessi e spesso fuori luogo. Primo, perché il reddito di cittadinanza è previsto nella costituzione italiana (leggi qui l’articolo), secondo, perché i primi a fare il reddito di cittadinanza, seppur regionale, sono stati proprio i comunisti di cui il PD si vanta di appartenere.

La regione Campania, la più comunista per un decennio, fu la prima a fare il reddito di cittadinanza per le persone meno ambienti. Fu un modo per dare sostegno, in una regione da sempre in difficoltà, una mano a chi non poteva nemmeno mangiare. Il provvedimento regionale fu approvato in consiglio regionale da  centrosinistra e di Alleanza Nazionale. L’importo era di 350 euro ed era valido per tre anni per tutti coloro che avevano un reddito inferiore ai 5000 euro. Potevano accedere al reddito di cittadinanza anche le famiglie di immigrati purché residenti in Campania da almeno cinque anni.

Esultarono comunisti come il governatore Bassolino, Bertinotti, Oliviero Diliberto, Maurizio Landini, Nichi Vendola, Pietro Ichino. Tra i sostenitori della misura sociale c’è stata anche il ministro Elsa Fornero che, nel difendere la sua riforma, spiegava: “Bisogna pensare a una riduzione del carico fiscale sui più deboli, o all’introduzione di un reddito di cittadinanza, presente in molti Paesi europei”.

Poi sono passati gli anni e i nuovi comunisti del PD hanno pensato solo alle banche e ai poteri forti scordandosi dei cittadini italiani. Ed ecco che Beppe Grillo ne fece un suo cavallo di battaglia che adesso diventa il braccio armato della sinistra fallita.