Ven. Ago 19th, 2022

Primavera 2018. Roma, via Teulada. In una sala del Centro di produzione della Rai, è in corso la registrazione di un programma, cui prende parte, in qualità di ospite, il giornalista, divulgatore scientifico e pianista jazz, Piero Angela. Mentre attende dietro le quinte il suo turno di ingresso in scena, viene avvicinato da un tecnico per essere microfonato. “Salve, Dott. Angela!…è veramente un onore, conoscerla!…”, compita il giovane assistente di studio, continuando: “Lei, per me, è veramente un mito…non sa quante cose ho imparato guardando le sue trasmissioni…molte di più di quelle che ho imparato a scuola…Anzi, quando andavo al Liceo non capivo niente!…’Nfatti me bocciavano sempre!…tanto che i miei genitori  si erano convinti che avessi qualche ritardo…insomma, ha capito, no?…pensavano fossi un po’…un po’…stupido!…Io, mi vergognavo, però, non era colpa mia!…Io ce provavo, me sforzavo de’ capi’, mi applicavo… erano i professori che non se spiegavano chiaro!…Ma, il fatto è che, appena provavo a dirlo ai miei, erano botte!…Dicevano che i professori non si possono sbaja, mai!…che loro sapevano tutto, mentre io ero un asino che non sapeva niente di niente!…Così, me so scoraggiato e ho mollato dopo er diploma…ma fare l’Università, dottor Angela, me sarebbe piaciuto tanto, ma proprio tanto!…”. “Guardi, giovanotto, lei aveva perfettamente ragione ad insistere con i suoi genitori…”, principia il giornalista-divulgatore, prendendo la parola, “Ci sono casi in cui la responsabilità del mancato apprendimento non è da attribuire allo studente, ma al professore…al suo, diciamo così, “metodo didattico”, ovvero: al suo modo di insegnare, che, alle volte, è poco accattivante, inadeguato per dei ragazzi, se non addirittura sbagliato!…”, spiega  precisando: “Vede, ciò che ho appena detto sul conto dei professori, è valido anche per me: se un mio lettore o telespettatore non capisce ciò che  ho scritto in un mio libero o ciò che ho spiegato in una mia trasmissione, la colpa non è sua, ma mia, perché vuol dire che non ho saputo comunicare!…Così, tutte le volte in cui  registro una puntata, se ho dei dubbi riguardo la chiarezza di un passaggio delle mie spiegazioni, chiamo un montatore, un operatore o chiunque sia disponibile in quel momento per rivedere quanto girato e chiedere un parere. Se vedo la persona dubbiosa, cancello ciò che è stato registrato e ricomincio da capo, perché, allora, vuol dire che ho sbagliato io!…Inoltre, devo rivelarle un segreto : anch’io, a scuola, sono stato un pessimo studente…Chi insegna, dovrebbe ricordare continuamente l’antico motto latino : “Ludendo docere”, cioè : “insegnare divertendo”…” .

 

“Ho sempre cercato, nelle mie trasmissioni, di inserire elementi di “incontro” col pubblico : dal linguaggio alle “trovate”, dagli esempi alle “battute”, rifiutando quella finta “serietà” tanto cara all’ufficialità italiana in ogni campo. Io penso che la serietà debba essere nei contenuti, non nella forma. Io sono dalla parte degli scienziati per i contenuti e dalla parte del pubblico per il linguaggio” . Così, Piero Angela, giornalista, divulgatore scientifico e pianista jazz, qualche tempo fa, a proposito del metodo adoperato per spiegare con semplicità al pubblico televisivo, argomenti scientifici complessi. Nato a Torino il 22 dicembre del 1928, dallo  psichiatra antifascista Carlo, insignito della medaglia dei “Giusti tra le nazioni” per aver salvato numerosi ebrei durante le persecuzioni razziali, nascondendoli presso la clinica in cui lavorava, all’età di sette anni inizia a prendere lezioni di pianoforte e a coltivare l’interesse per la musica jazz. Quindi, diplomatosi al liceo Classico, nel 1948, a soli vent’anni, si esibisce con il nome di “Peter Angela” nei jazz-club torinesi. Poi, nei primi anni Cinquanta, notato dall’impresario Sergio Bernardini, che lo scrittura  per la serata inaugurale della Capannina di Forte dei Marmi, forma, insieme con il batterista Franco Mondini, un trio , cui si aggiungono vari contrabbassisti italiani e internazionali come: Nini Rosso, Franco Pisano, Duke Ellington, Rex Stewart e Nunzio Rotondo, musicista, quest’ultimo, con il  quale collabora anche successivamente. Nel 1952, però, interrotta la carriera musicale, decide di dedicarsi al Giornalismo; quindi, assunto in Rai, esordisce in radio come cronista del GR e nel 1954, con l’avvento della Televsione, sul piccolo schermo, curando fino al 1968, in veste di inviato,  i collegamenti da Parigi e da Bruxelles per il Telegiornale. Inviato e conduttore del primo Telegiornale Nazionale  e , in seguito, mezzobusto del neonato TG2, fra la fine degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta, ispiratosi allo stile dei documentari di Roberto Rossellini, dà vita a una serie di cortometraggi sul “Programma Apollo”, dal titolo : “Il futuro nello spazio”, incentrati sul viaggio degli astronauti nello spazio e sull’allunaggio, grazie al successo dei quali , determinato dall’uso di un linguaggio chiaro e semplice, alla portata di ogni telespettatore, intraprende l’ attività di divulgatore scientifico. Quindi, ideate diverse trasmissioni di informazione, ( “Destinazione uomo”, “Dove va il mondo?”, “Nel buio degli anni luce”, “Indagine critica sulla parapsicologia”, Nel cosmo alla ricerca della vita”), tutte in onda su Rai Uno, nella fascia pomeridiana di ascolto, raggiunge una più vasta popolarità soltanto nel 1981 con “Quark” , programma dalla formula eterogenea, in cui ,ai documentari della BBC, si alternano cartoni animati e interviste con gli esperti, seguito, nel 1984, dal ciclo delle Pillole di Quark,( minidocumentari su argomenti tecnici, scientifici, educativi, sociali, medici, trasmessi a orari variabili) e nel 1987, da  “Quark italiani”, reportage sulla natura, l’ambiente, l’esplorazione, il mondo animale, prodotti, scitti e girati da autori italiani.  Dal 1995, poi, forte del largo consenso di pubblico ottenuto, approda  alla prima serata con la serie di trasmissioni di “Superquark” e “Quark Atlante-Immagini dal pianeta”, in onda , con puntate speciali dedicate alla musica e alla natura, fino alla scorsa estate . Autore dal 2000, insieme con il figlio Alberto, che n’è anche il conduttore, di “Ulisse-Il piacere della scoperta”, programma a puntate monorafiche su scoperte storiche e scientifiche, trasmesso ogni sabato, su Rai3, ha scritto e pubblicato, dal 1971 ad oggi, numerosi saggi di carattere scientifico, antropologico, psicologico, storico e politico-economico, concedendosi nel 2017 la stesura dell’autobiografia, edita da Mondadori, “Il mio lungo viaggio. 90 di storie vissute”. Insignito della Medaglia d’oro ai benemeriti della Cultura e dell’Arte e tributato dell’onorificenza di Grande ufficiale Ordine al Merito della Repubblica italiana , della cittadinanza onoraria di Parma e Torino e, infine, di numerose lauree honoris causa, da parte di prestigiosi atenei italiani, in occasione dei  novant’anni, compiuti lo scorso 22 dicembre e , celebarti da tutti i Media (Social compresi) e dai suoi ammiratori, in un’intervista, ha detto: “Quando un lettore o ancor più un telespettatore non capisce, la colpa non è sua: ma di chi non ha saputo comunicare. Cioè dell’autore. E’ stato lui a cacciarlo via…Saper comunicare vuol dire : da un lato comprendere nel modo giusto le cose, interpretandole adeguatamente per trasferirle in un diverso linguaggio: dall’altro,  essere non solo chiari e concisi, ma non-noiosi, pur mantenendo integro il messaggio…Anzi, non bisogna avere paura di essere divertenti: l’umorismo è uno dei compagni di strada dell’intelligenza…Perciò, tutti coloro che si occupano di insegnamento dovrebbero ricordare continuamente l’antico motto latino: “ludendo docere”, cioè “insegnare divertendo” ” .