Gio. Lug 7th, 2022

Autunno 1977. Roma, Via Teulada. Nei teatri di posa della RAI, si registra, per il ciclo “Il Teatro di Eduardo”, la tragicommedia “Natale in casa Cupiello”, con protagonista Pupella Maggio. Tra un atto e l’altro della rappresentazione, l’attrice rientra nel suo camerino per l’applicazione del trucco ed è qui che , in un momento di pausa, trova ad attenderla, assieme alla truccatrice, un ragazzo di quattordici anni. ” ‘A Pupe’, scusame tanto, ma non sapevo proprio a chi lasciarlo!…Stamattina, a scuola sua, non ce poteva anna’, perché dice che i compagnucci suoi hanno organizzato ‘na manifestazione de protesta perché le finestre della palestra so’ rotte e devono fa’ ginnastica in mezzo alla corrente…Ma dico io : lo sanno questi, che all’età loro, noi, non c’avevamo manco la palestra?…Ah…c’avessi avuto io, all’epoca mia, la possibilità de studia’ che c’hanno  loro!…  Vabbe’, Pupe’, mo’ basta co’ le chiacchiere!…Mo’ te rifaccio er trucco, che fra poco se torna in scena e devi esse’ pronta!…Ah, mannaggiaaaaa!…Anvedi, me so’ scordata de prende er cerone nuovo dal magazzino…mo’ me tocca anna’ a pijarlo!…’A Riccardi’, bello de mamma, fa’ compagnia te , alla signora, che mamma deve anna’ a prende’ ‘na cosa, ma poi torna subito…Me raccomando, non me fa fa’ brutta figura!…sii educato, capito?…”, ammonisce il figlio adolescente, la truccatrice, allontanadosi. “Eh, mamma è severa , eh?…ha esagerato un poco ,è vero?…vabbe’, ma quella, tua madre, la devi capire…si preoccupa!…Del resto, lo deve fare, è il mestiere suo: la mamma!…”, esclama la Maggio, continuando: “Senti, Riccardi’, io lo so:tu adesso sei un ometto, c’hai quattordici anni…e vorresti la tua libertà!…Eh, bello mio!, alla tua età, anch’io ero come te…volevo andare, volevo fare…e, quante cose avrei fatto, se avessi potuto!…Pensa che proprio all’età che hai  tu adesso, io già lavorarvo in teatro da dodici anni…Eh… quello, mio padre, mi portò in palcoscenico che ne avevo due!… Mi fece fare il ruolo di una bambola, mi mise dentro una cesta e ,a un certo punto, mi fece rotolare sulla scena come fossi fatta di stoffa!…E pensare che io , questo mestiere, neppure lo volevo fare!…Ho fatto di tutto per evitarlo, per sottrarmi al volere dei miei genitori, che erano entrambi attori, figli di attori…Ho fatto la modista,  lavorato in acciaieria, a Terni…e poi, lo sai com’è andata a finire?…che organizzavo gli spettacoli del dopolavoro!…finché poi, tornata a Napoli, ebbi modo di conoscere Eduardo…E sai cosa capii allora?…che i  miei genitori avevano ragione: io ero una “figlia del Teatro”! e al Teatro dovevo appartenere…ed è quello che ho fatto fin qui, per tutta la mia vita!…Tu dirai : “la signora Pupella che mi vuole dire?”….Riccardi’, ti voglio dire che , anche se mamma sembra petulante tu la devi stare a sentire…perché nessuno ti  conosce meglio di lei…e quella, di sicuro, parla per il tuo bene!…Riccardi’, mi raccomando, ricordati sempre quello che sta per dirti la signora Maggio: “chi ti vuole bene più di mamma, t’inganna!…”.

” A due anni mi portarono in scena dentro uno scatolone legata proprio come una bambola perché non scivolassi fuori. E così,il mio destino fu segnato. Da “Pupatella”, attraverso la poupée francesce , divenni per tutti “Pupella”, nel teatro e nella vita. E’ un lavoro, questo dell’attrice, che non mi sono scelta. Me l’hanno imposto i miei genitori buttandomi in palcoscenico a cinque anni ,perché a casa mia eravamo sedici figli e ognuno doveva fare qualcosa”. Così, l’attrice Pupella Maggio, raccontava di sé  e degli esordi, in un’intervista del 1983 al programma Rai “Controluce”. Nata a Napoli il 24 aprile 1910, da Domenico, capocomico e fine dicitore e da Antonietta Gravante, erede dei gestori del circo equestre “Carro di Tespi”, Giustina Maria Maggio, questo il vero nome dell’artista, viene alla luce nel camerino del Teatro Orfeo , in via Carriera Grande , nei pressi della stazione. Cresciuta insieme a quindici fratelli, sei dei quali anch’essi attori, debutta in palcoscenico, all’età di due anni, nel ruolo di una bambola, nello spettacolo di Eduardo Scarpetta “La Pupa Movibile”, da cui il soprannome di “Pupella”, e a sette, già recita parti fisse nella compagnia di famiglia. Lasciata la scuola nei primi anni delle Elementari, alterna le partecipazioni alle sceneggiate dirette dal padre, ad esperienze lontano dalla compagnia di famiglia, come quella nella rivista “Le Rinie n°1”. Poi, negli anni Quaranta, scomparsi i genitori durante la Seconda Guerra Mondiale, decide di interrompere l’attività teatrale e di trasferirsi a Roma, dove intraprende il mestiere i di modista. Tuttavia, per scampare alle truppe delle SS, cui rischia di essere denunciata, avendo nascosto nella sua abitazione una famiglia ebrea ,  lascia la Capitale. Quindi, trovata una sistemazione a Terni, dove lavora come operaia in un’acciaieria, riprende l’attività teatrale, organizzando gli spettacoli del Dopolavoro. Sfuggita ancora ai nazisti, abbandonata anche l’Umbria, trova asilo  a Milano , per  poi fare ritorno a Napoli. Qui, ricongiuntasi con la sorella Rosalia, entra nella compagnia di rivista del Teatro Nuovo, recitando a fianco di Remigio Paone, Carlo Croccolo e Dolores Palumbo. Ed è proprio nel capoluogo partenopeo, che nel 1954, ha modo di conoscere il drammaturgo, regista e attore Eduardo De Filippo, nella cui compagnia, la “Scarpettiana”,entra  per interpretare ruoli secondari, fino alla scomparsa della “prima  attrice”,Titina De Filippo, (sorella di Eduardo), che sostituisce nel dramma “Filumena Marturano” e nella commedia “Natale in casa Cupiello”, sebbene la consacrazione a “primadonna” arrivi soltanto nel 1959 con il ruolo di “Rosa” in “Sabato, domenica e lunedì”, grazie al quale si aggiudica i premi: “Maschera d’oro”, “San Genesio” e “Nettuno”. L’idillo,però, si interrompe nel 1960 quando l’attrice si allontana da De Filippo e dalla sua compagnia per reciatare, diretta da Luchino Visconti, nella pièce teatrale di Giovanni Testori “L’Arialda”. Nello stesso anno poi, dopo una serie di piccoli ruoli in film diretti da Mario Amendola (“Il terrore dell’Oklahoma”), Camillo Mastrocinque (“Sperduti nel buio”) e Mauro Morassi, (“Marito in pericolo”),esordisce sul grande schermo in pellicole d’autore, quali : “La ciociara” di Vittorio De Sica, “Le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy, “La Bibbia” di John Huston, “Il medico della mutua”,con la quale ottiene il Nastro d’Argento come “miglior attrice non protagonista”e il “Il Prof.dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue”,entrambedi Luigi Zampa e “Amarcord” di Federico Fellini.Poi, nel decennio Settanta, tornata a farsi dirigere da Edurado , nella riedizione televisiva Rai di “Natale in  Casa Cupiello”,  viene scelta da altri registi come Giuseppe Patroni Griffi per recitare negli spettacoli: “Napoli notte e giorno”, ispirato ai testi di Raffaele Viviani“Persone naturali e strafottenti” e in “In memoria di una signora amica”. Nel 1979, però, in seguito all ‘incontro con il regista e autore Antonio Calenda, lascia definitivamente De Filippo , per interpretare  testi di Brecht come “La Madre”  e di Beckett ( “Aspettando Godot”) e opere ispirate da Shakeapeare (“Questa sera …Amleto”), cui, fra il 1981 e il 1983, alterna il teatro dialettale di Petito, recitando, sempre diretta da Calenda , in “Farsa” e in “‘…Na sera…’e maggio”, spettacolo, quest’ultimo, interpretato accanto ai fratelli Rosalia e Beniamino e con il quale si aggiudica il Premio della critica italiana per la Stagione di Prosa 1982/1983, come miglior opera dell’anno e per l’interpretazione. Separatasi dal marito, Luigi Dell’Isola, dal quale ebbe la figlia Maria, vittima di un incidente stradale, il 1 aprile del 1987, si ferma per qualche tempo, riprendendo poi l’attività nel 1989, con l’interpretazione della madre anziana del protagonista nel film premio Oscar di Giuseppe Tornatore, “Nuovo Cinema Paradiso” e, nel 1990,  con la partecipazione alla pellicola di Lina Wertmueller,adattamento dall’omonima commedia di De Filippo ,“Sabato, domenica e lunedì”. Cimentatasi anche con la scrittura, nel 1997 pubblica per Grassetti editore il suo primo e unico romanzo autobiografico “Poca luce in tanto spazio” . Apparsa per l’ultima volta nel film del giovane regista Francesco Apolloni, “Fate come noi”, scompare l’8 dicembre 1999, all’età di ottantanove anni,  all’Ospedale Sandro Pertini di Roma, per via di un’emorragia cerebrale. Di lei, un critico ha scritto: “Era arrivata ai vertici salendo ad uno ad uno i gradini dell’arte senza salti spericolati e voli rischiosi , bensì coniugando ansia di perfezionamento , rigore di metodo , intuizioni tempestive per trascorrere dalla farsa e dalla sceneggiata tragico-sentimentale della paterna compagnia itinerante alle tavole del fiorente varietà partenopeo , dalla commedia dialettale alla drammaturgia di respiro europeo, anzi internazionale, essendo stata capace di negarsi ad un certo punto perfino ad Eduardo pur di sottrarsi al maso chiuso della “napoletanità”. Non era l’urgenza di una spinta culturale a muoverla verso questo o quel traguardo, bensì l’istinto infallibile di un animale da palcoscenico consapevole di aver frequentato la scuola soltanto fino alla seconda elementare ma orgogliosa di capire subito dove erano gli autentici valori, quali dovevano essere le tappe della crescita artistica, dove, come, quando conveniva far imprimere una virata al suo vascello corsaro”.