Mar. Ott 4th, 2022

È iniziata la seconda fase della guerra, che vede ora il gas come arma da taglio per l’Europa. Il conflitto prende una nuova piega e si allarga non solo nei confini, ma anche nelle modalità. Così ora Vladimir Putin porta l’affondo al cuore dell’Europa con la chiusura dei tubi. La prima alla quale ne possono seguire anche altre. Ieri Gazprom ha annunciato la cessazione dell’utilizzo del gasdotto Yamal-Europe che, dalla Russia, porta il metano in Europa passando per la Polonia. Una notizia negativa che aggiunge preoccupazione a quella del giorno prima. Quando lo stop ai flussi è stato dato al punto di ingresso di Sokhranivka, in Ucraina. Non per volere del Cremlino ma perché l’operatore della rete del gas naturale ucraino non ha più avuto accesso al gasdotto per l’occupazione del Donbass. La notizia a portato il prezzo del gas ad alzarsi notevolmente.

L’arrivo dell’estate non impensierisce più di tanto, ma per il prossimo inverno la situazione potrebbe precipitare notevolmente. L’Europa cerca di correre ai ripari, ma è chiaro che il costo del gas sarà alto una volta che Putin chiudesse tutti i rubinetti. La Ue ha raccomandato ai Paesi membri, in caso di chiusura definitiva del gas russo, di procedere con un «razionamento coordinato» sulla base del principio di solidarietà. Per ora l’unica strategia è quella di pensare al breve termine aumentando il più possibile gli stoccaggi in vista dell’inverno.