Dom. Set 25th, 2022

Sono passati sei mesi da quando alla fine di febbraio la situazione si faceva sempre più delicata intorno all’epidemia covid-19. Sei mesi fa noi dalle colonne di questo giornale scrivevamo, esortando governo e regioni interessate, di chiudere solo la Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, zone più colpite dal coronavirus. Settimane e settimane a scrivere editoriali che invogliassero chi era al governo di prendere decisioni mirate e non come poi è successo.

Ieri, con la desecretazione dei verbali del Comitato Tecnico Scientifico, scopriamo che non eravamo solo noi a credere in una quarantena mirata e, che, interessasse l’intera nazione. Nel verbale del 7 marzo il Comitato suggerisse un lockdown totale solo per le regioni e le zone più colpite, concependo una sorta di doppio livello di chiusure. Però il nove marzo il premier Conte decide di chiudere tutta l’Italia, e sappiamo cos’è successo in quelle settimane. Il fatto che sia stato deciso così non è in sé criticabile, era tutto difficile quello che avvolgeva il paese, ma un punto deve essere chiaro: era stato nominato un comitato di tecnici scientifici per suggerire al governo cosa fare, quindi diventa oggi incomprensibile la scelta del premier Conte, quando c’era chi suggeriva diversamente ed era proprio chi era stato scelto dal governo. Crea notevoli sospetti anche il fatto che fra i verbali mancanti ci siano quelli che portarono a non fare delle zone di Alzano e Nembro “zone rosse”, che poi hanno creato enormi conseguenze quella mancata scelta.

Oggi dovremmo sentirci orgogliosi del lavoro fatto in quei mesi, con un’informazione corretta e trasparente, invece resta l’amarezza dei tanti errori che ci sono stati ed hanno messo sotto sopra un’intera nazione, anche in termini economici, di cui l’effetto si vedrà nei prossimi mesi. L’importante, si spera, che non ci siano più sbagli, poiché la nazione non può permettersi ulteriori errori.