Dom. Ago 14th, 2022

ROMA- Credo che per ricostruire la politica in Italia ma, soprattutto, i politici, è necessario evitare il linguaggio e i comportamenti che finora hanno tenuto banco in questo paese. La politica ha smesso di essere tale perché ha saputo solamente diffondere odio, o meglio, costruire quella macchina d’odio capace di creare disordine nelle menti dei cittadini, attraverso la non verità. Una macchina di bugie per nascondere l’inadeguatezza a governare.

Essi non hanno usato un linguaggio capace di costruire il benessere dei cittadini, ma hanno messo in piedi un esercito di portatori d’odio. La definizione non è scorretta, è il risultato dell’incapacità di saper fare politica.

Signore e signori che non hanno detto la verità ai cittadini, ma per evitare di perdere la poltrona, hanno fatto in modo che lo strumento da usare per fare politica era la discriminazione dell’altro. Mai nessuno si è assunto le responsabilità delle sue azioni, ha rigettato sugli altri la colpa della sua incompetenza. L’uno o l’altro, tutti hanno usato lo stesso meccanismo. Io governo e do la colpa a te che sei all’opposizione, sono all’opposizione e do la colpa a te che governavi. Uno schema di collusione tra le forze politiche che ha distratto i cittadini portandoli a odiarsi in nome di un ideale politico inesistente, che si prendeva gioco di loro per mantenere il posto in parlamento.

L’ultima generazione di politici ha fatto di peggio, tutti, nessuno escluso, ha portato l’odio politico al centro delle azioni della politica. No, così non va bene. I cittadini cercano risposte dalla politica e le vogliono per migliorare le loro condizioni di vita e per garantire ai figli e ai nipoti ciò che a essi è mancato. Sarebbe necessario cambiare questo modo di agire evitando di continuare su una scia contraria al vero nobile scopo della politica. La politica si fa per migliorare la vita dei cittadini, non si mettono i cittadini l’uno contro l’altro solo per costruire quel meccanismo perfetto di consensi attraverso la diffusione di odio. Bisogna fare i fatti, quelli che sono sempre mancati.