Mar. Mag 24th, 2022

Sarebbe il caso che ogni tanto si insegnasse un po’ di storia, specialmente ai giovani, affinché i mali del passato non si ripetano. Il fascismo è stato il momento peggiore per l’Italia e l’intera Europa. Dopo il fascismo, il comunismo, haimè, ha continuato ad imperare in alcune aree del mondo, continuando a tenere sotto repressione interi popoli. Dove ci sono governi autoritari che si rifanno all’ideologia comunista, c’è dittatura e repressione. È la triste realtà di una umanità che non ha saputo donare democrazia a tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Detto ciò, sbirciando un po’ nella storia del fascismo, abbiamo scoperto che la tessera fascista, PNF ( tessera del partito fascista) venne soprannominata “Tessera del Pane” per l’importanza che assunse in uno degli aspetti più importanti della vita sociale del Paese: il lavoro. La cosa ha fatto rabbrividire confrontandola con il green pass che da domani va in onda sul territorio nazionale.

Si pensi che le iscrizioni al Partito aumentarono a dismisura quando, il 29 marzo 1928, si decise che gli iscritti al P.N.F. avrebbero avuto la precedenza nelle liste di collocamento. Nel 1930, il tesseramento da almeno 5 anni divenne requisito fondamentale per ricoprire incarichi scolastici di alto livello (presidi e rettori) e dal 1933 per il concorso a pubblici uffici. La tessera divenne poi obbligatoria nel 1937 per ricoprire qualsiasi incarico pubblico. Dal 1938, la mancanza di iscrizione al partito comportava l’impossibilità di accesso al lavoro e pesanti sanzioni per quegli imprenditori che decidessero di assumere un dipendente che ne era sprovvisto.

Abbiamo avuto sussulti di angoscia nel leggere aspetti incresciosi di un periodo che ha mortificato la libertà dei cittadini italiani. Una cosa da far rabbrividire se si pensa a come è stato impostato il green pass. Sembra quasi che sia stato preso spunto dalla tessera fascista. Poiché è un obbligo bello e buono affinché le persone si pieghino alle decisioni del governo: io ti tolgo la possibilità di fare quello che facevi, affinché tu non vai a vaccinarti o magari spendi tue risorse per i tamponi o, infine, sei tra i fortunati che hanno preso il covid e sei guarito. Sinergie che fanno rabbrividire. Il Green Pass è più una sintesi politica che una certezza scientifica. Crediamo che in questo momento la politica ha toppato di brutto mettendo in circolo una sistema che impedisce di lavorare se non hai il green pass, oltre ad esserti negato il diritto di ricevere lo stipendio come sostegno per se e per la famiglia. È una decisione azzardata che di sicuro si ripercuoterà sulla stessa politica nei prossimi anni.