Lun. Dic 5th, 2022

ROMA-Giovedì 10 settembre, su Rai Due, in prima serata, con partenza alle 21.15, torna per la terza edizione “Virus-il contagio delle idee”, il programma di (e con) Nicola Porro. Giornalista, liberale, firma di punta del Giornale, Porro, che si porta dietro di questa educazione sentimentale al quotidiano di Via Negri, il gusto di essere “una stecca nel coro”, frase cara a Indro Montanelli, propone una battaglia giornalistica contro “il proprio tempo”, senza i buonismi, senza il politically correct di mezzo ad edulcolorare tutto, senza false ipocrisie.

La prima puntata, “Fare i soldi con i migranti”, partirà dalle inchieste sul business dell’immigrazione per raccontare, da un punto di vista controcorrente, un virus appunto, uno dei fenomeni epocali che il mondo sta vivendo, in particolare l’Europa, con migliaia e migliaia di profughi in movimento.

Ospiti in studio saranno due governatori, uno del nord, Roberto Maroni, leghista e presidente della Regione Lombardia, ed un altro del sud, Michele Emiliano, Pd, presidente della Puglia.

Tra le novità della nuova stagione: Retrovirus, un nuovo spazio senza filtri. Pochi minuti prima delle 21:00, Nicola Porro, Greta Mauro e alcuni dei blogger più famosi, dallo studio di Saxa, saranno in diretta streaming solo per il web per anticipare la puntata in rete con un occhio puntato ai social e agli argomenti divenuti virali. Altra novità, lo spazio finale del “Corpo a corpo”: due ospiti, due posizioni contrapposte e un fatto di cronaca che divide in due l’Italia.

“Lo sgarbo di Sgarbi” è il punto di Vittorio Sgarbi (e non solo) per riflettere sull’arte nell’attualità.

Confermati il Fact-checking di Pagella Politica, la Social room di Greta Mauro e l’intervista finale, il faccia a faccia di Porro con un italiano che “ce l’ha fatta”, riferimento del mondo dell’imprenditoria o della vita pubblica e culturale (una sorpresa il nome del protagonista di questa prima puntata).

Il tutto, restando sempre un virus, anticonformista, anche un po’ cattivo. Per non prendere mai quella malattia italiana che Montanelli scherzava riassumere in una frase: “Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante”.