Gio. Feb 29th, 2024

Il reddito di cittadinanza si sta rivelando imbarazzante, e lo sarà ancora di più quando lo stato dovrà trovare lavoro a chi ha presentato domanda. Un dato che emerge in queste ore, è quello della rinuncia all’ultimo minuto del reddito da parte di molti richiedenti. Infatti i paletti imposti dal reddito mettono le persone davanti ad un bivio che, all’ultimo minuto, rinunciano mettendo in difficoltà anche la stessa Inps che non ha strumenti per accettare la rinuncia.

Potrebbe essere un discorso che pone interrogativi sull’effettivo bisogno di alcuni richiedenti, che hanno dapprima presentato domanda, ma lavorando a nero e guadagnando di più, e visto che ci sono i rischi penali, ora stanno rinunciando. L’Inps non dà una spiegazione ufficiale ma suggerisce una chiave di lettura che può essere quella giusta. La norma che istituisce il reddito di cittadinanza prevede infatti, oltre al sussidio  alcuni obblighi per il sussidiato, tipo accettare delle proposte di lavoro magari non sotto casa, rendersi disponibili per lavori socialmente utili per qualche ora alla settimana. Del reddito grillino, circa il 56% dei beneficiari percepirà meno di 500 euro mensili, certifica Itinerari Previdenziali, quindi potrebbe essere questa la ragione che spinge a rinunciare all’ultimo minuto, per avere la possibilità di continuare a lavorare a nero guadagnando più di quanto previsto dal RC.

I numeri diffusi dall’Inps fotografano una richiesta di reddito soprattutto nelle regioni meridionali. Del milione e passa di domande arrivate al 30 aprile (1.017.900) è la Campania che guida la classifica con 172.175 domande (99mila solo a Napoli), seguono Sicilia (161.383), Lazio (93.048), poco più giù Puglia (90.008) e Calabria (70.300). Moltissimi dei beneficiari sono stranieri. Gli stranieri che hanno presentato domanda sono 116mila, e formano il numero maggiore dopo Campania e Sicilia.

Ora tutti i beneficiari dovranno recarsi nei centri per l’impiego e firmare il patto per il lavoro previsto dal reddito di cittadinanza. Insomma, una procedura molto complessa, che mette a rischio la sostenibilità dello stesso reddito di cittadinanza. Dopo la prima erogazione del RC, lo stato deve provvedere a trovare un lavoro a queste persone, altrimenti il reddito diventa a vita e non è certamente quello che lo stato può permettersi. Anche perché, così come è stato strutturato, lo scopo del reddito, oltre a dare un primo sostegno a chi vive in povertà, deve trovare lavoro a tutti. Anche il Rei prevedeva il lavoro per chi ne faceva richiesta, ma non ha prodotto occupazione per nessuno, lo stesso può accadere con il RC, perché in Italia le imprese continuano a chiudere e il lavoro non c’è.