Dom. Feb 5th, 2023

ROMA- Certo che le barzellette che si inventano ogni giorno i politici di nuova generazione sono veramente ridicole. Creano strumenti di legge che fanno “schifo” in tutti i sensi. Non è un’offesa contro lo stato, ma semplicemente un mirato senso di smarrimento nei confronti di una classe politica inutile e incapace di governare la nazione. Quelle che è il risultato della situazione attuale, non è altro che un passato politico che non ha pensato alla nazione. Ora le nuove leve dovrebbero guardare ai problemi del paese attraverso una ponderata ottica di soluzioni definitive e non marginali come hanno fatto gli ultimi tre governi.

Ora si sono inventati l’Ape, per fortuna che non ci hanno messo affianco car, così diventava apecar. Questo strumento offende chi ha lavorato una vita, perché decide di agevolare chi vuole andare in pensione prima, ma per farlo deve chiedere un prestito estinguibile in venti anni. Potranno accedere all’Ape agevolata i disoccupati, disabili e alcune categorie di lavoratori impegnati in attività faticose purchè abbiano un reddito inferiore ai 1.350 euro lordi. Per queste categorie il costo dell’anticipo pensionistico, attraverso un reddito ponte, sarà a carico dello stato. L’Ape partirà dal 1 maggio 2017. Per accedere all’Ape agevolata bisognerà avere almeno 30 anni di contributi se disoccupati e 35 se si è lavoratori attivi. Il governo inserirà nella platea dell’Ape agevolata, oltre ai disoccupati, i disabili e i parenti dei disabili, anche alcune categorie di attività faticose come le maestre, gli operai edili e alcune categorie di infermieri. Il governo quindi, scriverà ulteriori categorie oltre quelle previste già dalla normativa sui lavori usuranti.

Quello che tutti si chiedono è: chi ha lavorato 30 anni ha di sicuro versato i contributi previdenziali, perché deve chiedere un prestito, forse anche alle banche indicate dal governo, per andare in pensione? Chi ha versato i contributi di sicuro ha il suo reddito stabilito negli uffici Inps. Ora non si capisce perché bisogna entrare in un vortice che potrebbe creare non poche difficoltà a chi va in pensione. Mi spiego meglio: chi ha lavorato 30 anni, ed è entrato nel mondo del lavoro a 25 anni, avrà di sicuro 55 anni, quindi significa che può continuare a lavorare tranquillamente, salvo se non ci sono ragioni di salute che lo impediscono. In questo caso è lo stato che deve salvaguardare chi non è più nelle condizioni di lavorare. Poi ci sono i lavori usuranti, cioè persone che hanno fatto 30 anni di lavoro come muratori, operai sulle catene, minatori ecc. Tutti lavori che anche a 55 anni ti impediscono di lavorare poiché le energie sono state spese tutte e il fisico non regge più. Anche in questo caso lo stato deve salvaguardare chi non è più in grado di lavorare. Chi inizia a pagare il mutuo a 55 anni finirà a 75 anni, significa che una vita intera pagherà un mutuo sui suoi soldi.

Insomma, smettetela di creare sempre disordini. Bastava abbassare l’età pensionabile per tutti quei lavoratori che hanno fatto per 30 anni lavori usuranti e per tutti quelli che, certificati, non possono più garantire fisicamente un prestazione lavorativa di qualità. La logica nelle teste di questi politici non c’è più. Si crea sempre un modus operandi che mette a rischio la stabilità di chi ha lavorato una vita. Poi, per ultimo, e se muore questo lavoratore, chi paga il mutuo pensionistico?